Studio Baratello
02/12/2020
Il mio Studio cura gli interessi di persone che intendono effettuare degli investimenti importanti nei settori commerciale, turistico-alberghiero e finanziario.
Recentemente ha acquisito nuove specializzazioni nell'ambito delle procedure fallimentari con particolare riferimento alla crisi d'impresa da sovrindebitamento che si completeranno con i ruoli di Commissario Giudiziale, Liquidatore, Curatore Fallimentare e membro dell'OIC.
GOOGLE TRACCIA GLI SPOSTAMENTI ANCHE QUANDO CRONOLOGIA POSIZIONI È “OFF”
Disattivare la “cronologia delle posizioni” (o “location history”) di Google sarebbe pressoché inutile: l’account Google continuerebbe a registrare per vie traverse gli spostamenti dell’utente. E’ quanto rivela un approfondimento dell’agenzia Associated Press.
Nelle pagine di Supporto Google viene affermato che “si può disattivare la lation history in ogni momento” e che “quando è spenta, i posti dove vai non son son più immagazzinati”. Ma questo, “non è vero”, commenta l’Ap: “alcune app di Google memorizzano senza chiedere la localizzazione. Per esempio, Google memorizza il posto in cui ci si trova anche quando semplicemente si apre la app di Maps”. Ma le possibilità di essere tracciati sarebbero numerose.
“Se metti a disposizione degli utenti qualcosa chiamato ‘cronologia posizioni’, allora tutte funzioni che mantengono queste ultime dovrebbero essere disattivate”, ha detto lo scienziato informatico dell’università di Princeton, Johnathan Mayer, lamentando la scarsa trasparenza di questa funzionalità.
Un modo per chiudere davvero la porta alle localizzazioni, però, esiste. E’ necessario chiudere un’impostazione chiamata “web and app activity”, la quale di default raccoglie una varietà di informazioni dalle app dell’account Google. Quando tale funzione viene nuovamente riattivata, infatti, l’utente viene informato del fatto che essa “salva le cose che fai sui siti, le app e i servizi Google.. e le informazioni ad essi associate, come la posizione”. Il problema è che la ‘web and app activity’ è attiva come impostazione predefinita e bloccarla non disabilita solo il tracciamento sulla mappa ma anche tutte altre informazioni generate dalle ricerche e “ciò può limitare l’efficacia dell’assistente Google”.
TURCHIA, MOBIUS: C’È RISCHIO REALE DI CONTROLLI SUI CAPITALI
Dopo l’intervento della banca centrale turca ieri, la lira ha ridotto le perdite negli scambi europei, ed è rientrato momentameamente il pericolo che nel paese in crisi vengano imposti controlli di capitale.
Tuttavia, tuttora c’è “la possibilità reale” che in Turchia vengano introdotti controlli sui movimenti dei capitali. Questo è per lo meno il parere del noto guru dei mercati emergenti Mark Mobius, ex di Franklin Templeton Investments.
Il controllo sui capitali impedirebbe agli investitori esteri di recuperare, in via temporanea, i propri investimenti nel Paese: si tratterebbe di una misura d’emergenza per evitare che la crisi valutaria possa aggravarsi ulteriormente.
Allo stesso tempo, ha dichiarato sempre Mobius a Bloomberg, “se la Turchia fosse costretta a chiudere la finestra degli scambi con l’estero, in modo tale che gli investitori stranieri non passano uscire, sarebbe un brutto, brutto esempio per gli altri mercati emergenti”.
“Come sapete in passato, durante le crisi asiatiche la Malaysia l’ha fatto ed è stata una pessima notizia”, ha aggiunto Mobius.
L’istituto centrale turco ha annunciato una serie di nuove misure d’emergenza che dovrebbero incrementare la liquidità dei mercati valutari in piena crisi. La banca centrale andrà ad attingere dalle sue riserve valutarie per comprare lire o vendere oro. Così facendo sono state evitate le file agli sportelli bancari.
Allo stesso tempo la banca centrale non ha avuto il coraggio di alzare i tassi di interesse, una strategia che rischia di rivelarsi controproducente sul breve. La banca centrale è intervenuta promettendo che fornirà “tutta la liquidità necessaria alle banche” nella gestione della lira turca e – tra le alte cose – tornerà ad assumere il ruolo di intermediario come mercato di deposito dei tassi di cambio.
La banca centrale fornirà liquidità al sistema finanziario nell’ordine di 10 miliardi di lire turche, sei miliardi di dollari Usa e oro per un valore pari a 3 miliardi di dollari, ma la misura potrebbe non essere sufficiente a scoraggiare le speculazioni.
“Rialzando il costo del denaro in maniera consistente, si stroncherebbe la speculazione”, osserva Giovanni Cuniberti, Responsabile Consulenza finanziaria di Gamma Capital Markets. Infatti, se mantenere una posizione corta sulla lira turca costasse l’1% al giorno (all’incirca il 500% su base annua), si stroncherebbe la speculazione più agguerrita.
Per alimentare la crescita economica, le politiche economiche di Erdogan e quelle monetarie sono state improntate agli eccessi dei finanziamenti, in un contesto di denaro facile che ha alimentato investimenti e indebitamento dei privati. Dopo che si è aperta la crisi diplomatica con gli Usa che ha portato a sanzioni e dazi da parte di Donald Trump, l’economia sta pagando le conseguenze di una crisi valutaria senza precedenti in Turchia.
TRIA BALUARDO STABILITÀ, “UNICO INTERLOCUTORE CON BCE”
In vista di un 2019 in cui il sostegno della Bce sul debito verrà meno, il ministro dell’Economia Giovanni Tria avrebbe invitato tutta la squadra di governo alla cautela: prudenza negli annunci sui contenuti della prossima legge di bilancio. Il timore che Tria sia messo all’angolo dai vertici di Lega e M5s, tuttavia, avrebbe contribuito al rialzo dello spread: dal 9 agosto, in particolare, si è allargato i differenziale con i bonos spagnoli da quota 101 a 114. Dietro a questi sviluppi, oltre ai timori legati alla crisi turca, secondo il ministro ci sarebbe l’attacco politico nei suoi confronti: è quanto sostiene La Stampa citando le parole dello stesso Tria, è questa “la causa più vera”.
“A Francoforte fanno sapere che l’unico interlocutore in Italia è Tria e nessun altro”, scrive il quotidiano piemontese, “ma potrebbe non bastargli se alla fine dovesse scontentare i diarchi del governo che insistono sul «cambiamento e il coraggio»”.
Nel frattempo, per allettare una platea più ampia di possibili alleati in vista del collocamento dei 257 miliardi di nuovi titoli di debito in programma per l’anno prossimo il ministero dell’Economia avrebbe organizzato un viaggio a Pechino. Una visita ancora non ufficializzata, secondo quanto riporta il Corriere, ma confermata da due funzionari di Via XX Settembre a Federico Fubini.
“Insieme a Tria viaggerà una squadra di alti funzionari dalle competenze diverse: oltre al capo dei rapporti finanziari internazionali del Tesoro Gelsomina Vigliotti, anche un dirigente del dipartimento responsabile per l’ emissione e il finanziamento del debito pubblico”, scrive la firma economica del Corriere, sostenendo che la visita in Cina possa essere collegata alle condizioni finanziarie destinate a peggiorare con l’addio al Quantitative easing della Bce, previsto per il gennaio 2019.
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