Supersento
15/06/2021
Tempo di newsss: è sotto i ferri della tipografia «Spazio Calmo: musica architettura corpi», volume curato da noi, con le fotografie di Gabriele Daccardi, Antonio La Grotta, Ste Mattea e i testi di Claudia D'Alonzo, Elisabetta Donati de Conti, Valerio Mattioli ed Erberto Anca (in arte Enrico Petrilli).
Oggi su Not in anteprima il testo di Valerio Mattioli, leggete e godetene tutti prima che si torni a ballare 👹🦑👹
«Hype, mito, aura, groove: simili qualità, per definizione insondabili, sono l’ABC della più spietata economia reputazionale. L’eccezionalità del Berghain – e del modello Berlino nel suo complesso – sta anche nella limpidezza (o forse precisione teutonica?) con cui vengono dispiegati, legittimati e infine istituzionalizzati alcuni tra i più feroci e al contempo sottili meccanismi di esclusione che, inconsapevolmente o meno che sia, contaminano alla radice la cosmopolita ed emancipatrice cultura nata dalle ceneri dell’inclusività rave. Da rito trasformativo, lo spazio della festa, dell’evento, del party, precipita in una dimensione che nel migliore dei casi rimane circoscritta nello “spazio sicuro” del club, nel peggiore diventa puro rito performativo a uso e consumo degli happy few che il codice lo conoscono; una volta “Senza codice sei fregato“ era il mantra adottato dai technognostici della Silicon Valley nelle loro fantasie libertariane; adesso è il preoccupato mormorio che si diffonde nella fila fuori dalle porte di un club – e in entrambi i casi a essere ribadito, confermato e rilanciato è il mito escludente della soglia, del confine, del limite che netto separa “persone adatte“ e non.»
RIP Club Culture (finalmente) | Not | NERO Spazio per l’emancipazione dei corpi o vettore di gentrificazione e hype? Dai rave alle club commission, trionfi e cadute di un’industria che, dopo la pausa forzata della pandemia, scalpita per tornare in console
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