Cub Piemonte
22/05/2026
Tim licenzia delegato sindacale. La Cub: “Una ritorsione”
Diritti imbavagliati Immediato ricorso al giudice del lavoro contro la cacciata di Simone Vivoli, segretario nazionale Flmu-Cub con più di 30 anni di anzianità di servizio, per aver inviato in orario di lavoro otto e-mail in tre mesi. "E' solo un pretesto - replica il sindacato - lo stesso regolamento aziendale prevede `l'uso privato residuale´ della posta elettronica"
Riccardo Chiari
FIRENZE
Un attacco alla libertà sindacale. Non c’è altra chiave di lettura, agli occhi della Confederazione unitaria di base, che possa spiegare il licenziamento di Simone Vivoli, segretario nazionale Flmu-Cub e storico, apprezzato delegato in Tim con più di 30 anni di anzianità di servizio, cacciato di punto in bianco dall’azienda con la contestazione di aver inviato delle e-mail “per promuovere iniziative legali di ex-dipendenti” e di aver così sottratto tempo all’attività lavorativa. “Un dato che non ha bisogno di essere commentato – replica la Cub – visto che si tratta di otto brevissime e-mail in tre mesi per un tempo stimato di circa uno, due minuti a comunicazione, in totale 15 minuti circa in tre mesi. Tra l’altro senza alcun danno alla produzione, in quanto non è stato effettivamente sottratto tempo all’attività lavorativa”.
Il sindacato di base annuncia un immediato ricorso al giudice del lavoro: “Il licenziamento è arrivato nonostante il regolamento aziendale della Tim preveda `l’uso privato residuale´ della posta elettronica aziendale, e senza che la stessa azienda abbia mai contestato o eccepito alcunché in merito all’attività lavorativa svolta negli anni dal segretario nazionale della Federazione dei metalmeccanici della Cub, nell’esercizio delle sue attività lavorative”.
Il licenziamento di Vivoli, che ha subito ricevuto la solidarietà di tanti colleghi e colleghe che come lui lavorano nella sede fiorentina di Viuzzo dei Bruni, per il sindacato non è altro che una ritorsione: “Si tratta di un licenziamento strumentale ad impedire l’azione sindacale a tutela dei tanti lavoratori Tim e Fibercop che, sempre più in questi mesi, si stanno attivando per recuperare diritti lesi e quote consistenti di salario rivolgendosi al sindacato di base, colpendo uno dei massimi esponenti della Cub in azienda”.
Sul caso, una interrogazione urgente all’amministrazione fiorentina è già stata presentata dal consigliere comunale Dmitrji Palagi di Sinistra progetto comune, visto il rapporto continuativo che Palazzo Vecchio con ha Tim e con FiberCop per i servizi Ict: “La contestazione di otto e-mail in tre mesi per aiutare un ex dipendente a recuperare le proprie buste paga, nell’esercizio di funzioni sindacali regolate dallo stesso regolamento aziendale, è un pretesto”.
In realtà, continua Palagi, “il licenziamento avviene in un momento preciso, perché dal luglio 2024 la rete fissa italiana, infrastruttura pubblica costruita in decenni di investimento collettivo, è controllata da KKR, fondo statunitense di private equity con circa 400 miliardi di dollari di asset in gestione, che ha acquisito FiberCop per 22 miliardi di euro. La ristrutturazione che ne consegue prevede fino a 1.800 uscite in isopensione da FiberCop e 1.000 uscite volontarie da Tim entro novembre 2026. E in Toscana la crisi è già reale: Telco, appaltatrice con circa 400 addetti tra Campi Bisenzio, Siena, Arezzo e Grosseto che lavorano per conto di FiberCop, è in cassa integrazione a zero ore dal 2025. Colpire il segretario nazionale di un sindacato di base in questa fase non è un episodio isolato: è disciplinamento”.
Aggiornamenti
15/05/2026
14/05/2026
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Oggi TIM ha comunicato a Simone Vivoli, della Segreteria Nazionale FLMUniti-CUB, il licenziamento con effetto immediato.
Le contestazioni mosse al lavoratore-sindacalista riguardano l’uso della email aziendale, la presunta sottrazione di tempo all’attività lavorativa e una presunta rottura del rapporto fiduciario.
Accuse del tutto pretestuose.
I fatti contestati riguardano 8 comunicazioni email di poche parole, distribuite in un arco temporale di tre mesi, dall’8 gennaio 2026 al 7 aprile 2026: una sola comunicazione al giorno in otto giorni distinti, per un tempo stimato complessivo di circa 15 minuti in tre mesi.
Non risulta alcun danno alla produzione, né alcuna effettiva sottrazione di tempo al lavoro. Le comunicazioni non avevano rapporto con l’attività aziendale svolta da Vivoli, né costituivano esortazione ad azioni contro TIM.
Si trattava invece di attività di assistenza sindacale verso un ex dipendente TIM/FIBERCOP che aveva chiesto supporto per recuperare documentazione di lavoro, come le buste paga, presso il proprio ex datore di lavoro.
Per la FLMUniti-CUB siamo di fronte a un licenziamento strumentale, finalizzato a colpire l’azione sindacale e a intimidire lavoratrici e lavoratori TIM e FIBERCOP che in questi mesi si stanno attivando per recuperare diritti lesi e quote consistenti di salario.
Colpire Simone Vivoli significa colpire uno dei massimi esponenti della CUB in azienda e mandare un messaggio a chi prova a organizzarsi.
Chiediamo l’immediato reintegro al lavoro di Simone Vivoli.
La FLMUniti-CUB metterà in campo tutte le iniziative sindacali e legali possibili per ottenere il suo ritorno al lavoro e invita organizzazioni sindacali, delegati, lavoratrici e lavoratori a esprimere solidarietà concreta.
È in gioco la libertà di svolgere attività sindacale nei luoghi di lavoro a tutela dei diritti dei lavoratori.
👇 articolo completo nel primo commento
14/05/2026
Tim licenzia vigliaccamente Simone Vivoli, segretario nazionale della Federazione Lavoratori Metalmeccanici aderente alla Cub; alcuni mesi fa, stessa sorte è toccata a Delio fantasia, segretario provinciale di Frosinone e dipendente Fca. La repressione nel 2026 è in buona salute e i futili motivi addotti annunciano tempi duri ed un imminente appesantimento del clima sociale come dimostrano i licenziamenti richiesti da Elettrolux
GUERRA ESTERNA, GUERRA INTERNA E CRISI SOCIALE
C’è aria di crisi: i padroni licenziano i non allineati, chi sostiene il conflitto, chi difende i diritti dei più deboli contro larroganza del potere; nel contempo il Governo emana leggi per limitare il diritto di scioperare, lottare, manifestare che sono gli unici strumenti a disposizione dei lavoratori, degli studenti e dei ceti popolari per difendere e possibilmente migliorare le proprie condizioni di vita.
L’ideona di mettere in pratica strumenti necessari per riportare all’ordine tutte le realtà ed esperienze di lotta, per prevenire e stroncare sul nascere i futuri, inevitabili conflitti sociali la usano grandi aziende e anche il governo Meloni, che all’insediamento ha promesso ai padroni di non disturbare chi vuol fare.
Tali decisioni nascono dentro una pesante congiuntura politica costituita da una storica emergenza sociale fatta di bassi redditi, occupazione povera e precaria, distruzione della sanità, crisi abitativa, e da leggi di bilancio fatte con tanta austerità anche per effetto del rientro dal debito imposto dall’Unione Europeae dal clima di guerra che diventa ogni giorno più pesante, violento e pericoloso.
Grave la situazione in Medio Oriente dove sono decine di migliaia i morti e dove Israele punta a cancellare il popolo palestinese, attacca i paesi circostanti cosciente di godere di una sostanziale impunità, Grave la situazione in Ucraina dove è in atto uno scontro tra stati.
Questa sempre più marcata tendenza alla guerra sul fronte esterno, richiede sul fronte interno un contesto sociale pacificato, e a questo “lavorano i padroni e tutti gli apparati dello stato.
Simone paga con il licenziamento l’esigenza di dare segnali intimidatori a tutto il movimento: nelle fabbriche hanno agibilità solo le organizzazioni concertative e collaborative mentre è vietato anche solo parlare di conflitto. La legge provvede per quanto di sua competenza alzando l’asticella dei reati e delle pene per colpire le manifestazioni contro le guerre, le proteste contro le “grandi opere”, i picchetti e le forme di lotta come i blocchi stradali e le occupazioni di case sfitte.
Si punisce qualsiasi forma di protesta e di resistenza, si istituisce il reato per terrorismo della parola per colpire perfino gli scritti che inneggiano alla lotta, aumenta l’impunità delle forze di polizia punendo duramente ogni forma di resistenza al loro operato, e riconoscendo il diritto ad avere anche un’arma personale!
FlmUnitiCub contrasterà tale deriva e si attiverà per difendere Simone, il diritto a affermare la democrazia in fabbrica e quello di lavoratori, pensionati, studenti e ceti popolari ad usare il conflitto per regolare gli interessi contrapposti propri della società capitalistica e resterà una organizzazione fuori da ogni logica neocorporativa, conflittuale perché considera questa l’unica opzione possibile per difendere le classi subalterne.
I lavoratori quando lottano hanno valide e irrinunciabili motivazioni; la scelta di imporre nelle fabbriche, nelle scuole, nella società tutta una politica repressiva è una scelta autoritaria, destinata solo a far crescere lo scontro sociale, perché segna l’incapacità di chi governa le aziende e il paese ad affrontare e risolvere i problemi e le angosce che angustiano i lavoratori ed il paese. Per tutto questo ci schieriamo a fianco di Simone.
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