Pasquale Quaranta
19/06/2026
Ogni tanto qualcuno sostiene che la parola non esista o sia inutile.
E invece serve a descrivere qualcosa di molto preciso.
Una donna uccisa durante una rapina è vittima di un omicidio. Una donna uccisa da chi non accetta la sua libertà, la sua autonomia, una separazione, un rifiuto o la fine di una relazione è vittima di un femminicidio.
La differenza non sta nel sesso della persona uccisa. Sta nel movente.
Come sosteneva Michela Murgia: “Dire omicidio ci dice solo che qualcuno è morto. Dire femminicidio ci dice anche il perché”.
Non era un funerale. Era un Pride di popolo.
Nella Basilica della Madonna della Neve, Ciro-Ciretta Cascina ci ha lasciato la sua ultima lezione: una chiesa piena, un popolo intero, un mondo capace di stare insieme.
C’erano i femminielli e le donne trans della sua storia.
C’erano persone anziane, giovani q***r, famiglie, vicinato, amicizie, volti di Torre Annunziata.
C’erano le tammorre, il putipù, i triccheballacche.
C’erano lacrime.
E c’era meraviglia, perché con Ciro non poteva essere solo dolore.
Fra Fedele Mattera, francescano e suo amico, ha detto la frase più bella:
«Masculille e femminelle, p’ ’a Maronna so’ tutte belle».
E la chiesa, per un momento, è sembrata più larga.
Perché le comunità non si costruiscono selezionando chi può entrare. Si costruiscono facendo posto.
Ciro-Ciretta era memoria dei femminielli, arte, popolo, sfacciata tenerezza.
Il suo funerale non poteva che diventare un Pride. E così Ciro-Ciretta è riuscita a fare quello che molti Pride faticano a fare: mettere insieme persone diverse senza chiedere loro di essere uguali 🧜♀️💔
Video di Pasquale Quaranta La Stampa
“Masculille e femminelle, p’ ’a Maronna so’ tutte belle”: l’omelia per Ciro-Ciretta Cascina
Maschi e femmine, per la Madonna, sono tutte creature belle. È il senso della frase pronunciata da Fra Fedele Mattera durante l’omelia per le esequie di Ciro-Ciretta Cascina, celebrate domenica 14 giugno 2026 nella Basilica della Madonna della Neve a Torre Annunziata. Il francescano, amico dell’artista e attivista, ha parlato della Madonna come «apripista del cielo» e ha ricordato il legame profondo di Ciro-Ciretta con Montevergine, Mamma Schiavona e le tammurriate, dove era sempre in prima fila come voce simbolo della spiritualità popolare campana.
La Stampa
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