Davide Scanavino
22/12/2025
https://torinocronaca.it/news/torino/587452/faida-al-bar-assieme-all-aperitivo-il-video.html
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17/12/2025
Buongiorno,
io, come molti altri cittadini laureati, sono profondamente preoccupato e indignato dalla norma contenuta nella manovra che interviene sul riscatto degli anni di laurea e sulle finestre di accesso alla pensione.
In particolare, questa riforma colpisce chi ha agito correttamente e in buona fede, riscattando gli anni di laurea triennale o quinquennale versando contributi reali, spesso con sacrifici economici enormi.
È inaccettabile che, a posteriori, lo Stato cambi le regole del gioco: chi ha riscattato 3 anni di laurea si vedrà riconosciuti, dal 2035, solo 6 mesi effettivi, con una decurtazione di 2 anni e mezzo di contributi già pagati.
Questo provvedimento è ingiusto, iniquo e irrazionale.
Il riscatto degli anni di laurea perde completamente di significato: non è più uno strumento previdenziale, ma una sorta di prelievo forzoso mascherato, che penalizza proprio chi ha investito nella formazione e ha creduto nel sistema contributivo.
Se lo Stato decide unilateralmente di svalutare contributi già versati, allora una domanda è inevitabile:
perché non restituire i soldi a chi li ha pagati?
Parliamo di decine di migliaia di euro a persona, versati confidando in una normativa chiara e stabile.
A tutto questo si aggiunge un ulteriore elemento gravissimo:
l’allungamento delle finestre di attesa di 6 mesi per ricevere materialmente la pensione dopo aver maturato il diritto.
In quei sei mesi con cosa si vive?
Chi non ha risparmi, chi non ha un sostegno familiare, chi perde il lavoro prima del pensionamento, come dovrebbe sopravvivere?
La sensazione è che si voglia semplicemente rinviare il pagamento delle pensioni nella speranza che qualcuno non arrivi mai a incassarle.
Questo non è rigore finanziario, è cinismo sociale.
Chiediamo con forza:
• il rispetto dei contributi già versati;
• la tutela dell’affidamento dei cittadini;
• l’eliminazione di norme retroattive che minano la credibilità dello Stato;
• una riforma previdenziale equa, sostenibile, ma soprattutto giusta.
Chi ha studiato, lavorato e pagato non può essere trattato come un problema da scaricare sul futuro.
La previdenza non può diventare una lotteria: è un diritto, non una concessione.
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03/11/2025
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