Buzz Blog

Buzz Blog

Condividi

20/03/2026

Prossimo step: la “green card” del manifestante.

Il nuovo decreto sicurezza si inserisce in una traiettoria sempre più evidente: quella di un rafforzamento degli strumenti repressivi a fronte di un indebolimento progressivo delle garanzie democratiche. Presentato come risposta a episodi di cronaca e tensioni sociali, il provvedimento agisce sul controllo del dissenso.

Significativa è la stretta sulle manifestazioni: si affermano strumenti preventivi che consentono alle forze dell’ordine di limitare la libertà personale sulla base di presunte condizioni di pericolosità, con margini ampi di discrezionalità. Il ricorso a misure come il Daspo urbano e l’estensione delle sanzioni amministrative ridefiniscono il confine tra sicurezza e libertà, spostandolo verso una gestione anticipata e preventiva del conflitto sociale.

Parallelamente, si amplia il perimetro delle condotte sanzionabili: organizzare o promuovere una manifestazione, anche attraverso canali privati, può comportare multe elevate; deviare dalle prescrizioni o semplicemente “disturbare” l’ordine pubblico diventa oggetto di punizione anche in assenza di reato. Il risultato è un sistema in cui la partecipazione civica rischia di essere disincentivata non tanto attraverso divieti espliciti, quanto tramite un complesso apparato di controlli e sanzioni.

Il modello che sembra delinearsi richiama sempre più da vicino logiche di accesso condizionato e lo spazio pubblico tende a trasformarsi in un luogo regolato da permessi, registrazioni e filtri preventivi. Una partecipazione selettiva, tracciata, potenzialmente escludente. Non più un diritto pieno, ma una concessione subordinata a criteri di affidabilità.

Questo decreto non è solo un intervento sulla sicurezza: è un passaggio politico preciso. Sposta in avanti la soglia della repressione, anticipa il controllo prima ancora del reato, svuota gli strumenti di tutela e riduce gli spazi del dissenso. In un contesto già segnato dall’accentramento dei poteri e dall’uso sistematico dei decreti d’urgenza, il rischio è quello di una normalizzazione progressiva: meno diritti, più discrezionalità, meno partecipazione, più controllo.

Contrastarlo significa riaffermare uno stato di diritto fondamentale: la libertà di criticare, dissentire e disobbedire.

Photos from Buzz Blog's post 16/03/2026

Il costo del carburante non è soltanto un numero su un tabellone luminoso.
Non è solo mercato, barili, grafici che salgono e scendono.
È un conteggio più silenzioso, più oscuro.
Ogni volta che aumenta porta con sé un’ombra: colonne armate che attraversano città lontane che bruciano sotto le bombe senza che qui se ne senta l’odore o il rumore.
Esseri umani che diventano statistiche prima ancora di diventare memoria.
Noi vediamo soltanto una cifra che lampeggia mentre riempiamo il serbatoio.
Ma sotto quel numero scorre la contabilità del potere.
L’avidità di pochi su tutti gli altri, che pesa i territori come merce e le vite come scarto e frattaglie.
Il costo del carburante misura quanto sangue serve ancora perché qualcuno continui a chiamare profitto ciò che è soltanto avidità e potere.

Vuoi che la tua figura pubblica sia il Figura Pubblica più quotato a Turin?
Clicca qui per richiedere la tua inserzione sponsorizzata.

Digitare

Indirizzo


Turin
10121