TeLOS
02/06/2024
Il sottopassaggio pedonale di Piazza dei Mercanti (meglio conosciuta
come Piazza Rossa da chi la frequenta) è sempre stato un luogo di passaggio particolare per Saronno.
Un luogo abbastanza angusto, mai
particolarmente sotto i riflettori e raramente oggetto di reale interesse da parte delle istituzioni; interesse che, nel corso degli anni, si è di volta in volta riscoperto per fare da stampella a discorsi sulla riqualificazione, sul decoro urbano e sulla sicurezza.
Tutte parole d’ordine che tipicamente pagano bene nelle campagne elettorali e che permettono, inoltre, alle
associazioni addette ai lavori di “riqualificazione” di guadagnarsi qualche pacca sulla spalla (e chissà, magari anche due soldi, ma questo non ci è dato di saperlo) con pochi sforzi.
Ed è proprio quello che è avvenuto anche qui: nonostante il sottopasso sia da ormai più di vent’anni una pietra miliare del writing a Saronno, qualche mese fa è stato riportato
all’originale e tristissimo grigiore da una di queste associazioni.
Quello che ci fa storcere il naso non sono tanto le nuove tele per i writers (che ironicamente ringraziano per avergli regalato un nuovo spazio
d'espressione), quanto la smania delle istituzioni di mettere le mani su qualsiasi luogo e strumentalizzarlo in maniera demagogica senza poi
portare un reale miglioramento alle condizioni di vita della comunità.
I graffiti di Piazza Rossa e del sottopassaggio sono un patrimonio
culturale della città, iconico e legato alle memorie di tutti quelli che da anni attraversano questi spazi. Il mancato rispetto di questi luoghi fa rabbia, anche se non stupisce, vista la tendenza istituzionale degli ultimi tempi: tutto dev'essere sotto controllo, lo Stato deve espandere i suoi tentacoli su ogni minima parte della vita di tutti noi.
Questi posti vanno protetti da chi vuole metterci il naso per profitto, perché “decoro” non sono due mani di triste vernice grigia o bianca sopra delle opere d’arte colorate e significative, così come la sicurezza non è fatta da telecamere o polizia.
Pensiamo che i luoghi li facciano le persone che li attraversano e che li
vivono: Piazza Rossa, così come il suo sottopassaggio, sono punti fissi della scena underground saronnese e di chiunque non abbia voglia di
spendere il suo tempo libero nei circuiti di una macro-industria che
struttura rigidamente le forme di socialità e aggregazione.
Noi saremo sempre qui: questi muri li sentiamo anche un po’ nostri e ci
piacciono molto di più colorati che grigi come i loro decorosissimi
palazzoni.
VOI DECORO NOI DE CORE
20/04/2024
IL 25 APRILE IN PIAZZA A SARONNO!
CONTRO LA GUERRA
CHI LA ARMA
CHI LA SOSTIENE
CHI LA PROPAGANDA
PER LA LIBERTÀ DEI POPOLI
LOTTIAMO!
PACE E GUERRA
Ci abituano fin da piccoli a considerare una la nemesi dell’altra. Se c’è la pace, non c’è la guerra. Se c’è la guerra, non c’è la pace. La verità è naturalmente più sfaccettata di così.
Non ce la sentiamo proprio di tuonare che “dopo quasi 80 anni di pace sta tornando la guerra”.
Certo, la minaccia di una guerra mondiale è oggi più presente che mai. Ma possiamo chiamare pace gli 80 anni che ci separano dalla fine della seconda guerra mondiale? Pace, forse, per la popolazione dell’alleanza atlantica; guerra per tanti altri popoli del mondo.
Abbiamo sempre denunciato l’ingombrante presenza del discorso bellico, così come la presenza sul nostro territorio di fabbriche di armi e di basi NATO. Che il nostro sistema economico si basi anche sulla guerra permanente è un dato di fatto che solo le anime belle possono permettersi di ignorare. Lo testimoniano, una volta di più, le spedizioni ENI protette dall’esercito italiano.
Il punto di discontinuità che vediamo non è quindi l’arroganza imperialista della NATO, che ai nostri occhi è invece in perfetta continuità, ma la nuova escalation nella corsa agli armamenti. Armamenti per combattere le guerra, ma anche armamenti ideologici per governare un paese durante la guerra.
Dal punto di vista degli armamenti sono gli stessi governanti a parlare per noi in modo piuttosto eloquente: «Servono più armi, dobbiamo produrne come fatto con i vaccini». A parlare è Ursula von der Leyen, l’argomento è ovviamente il sostegno europeo a Zelensky nel conflitto russo-ucraino. Per non parlare della nuova base NATO in funzione prettamente anti-russa che sta per essere costruita in territorio romeno. E se l’UE non si è mai tirata indietro di fronte all’impegno bellico, lo stesso discorso possiamo riportarlo in Italia, che si appresta a spendere nel 2024 per esercito e armi, secondo la bozza di Legge di Bilancio presentata dal Governo, oltre 28 miliardi, con crescita annua del 5,5%.
Ma fare la guerra non è solo compito dei soldati, è anche uno sforzo propagandistico per condizionare la popolazione, per farle sentire la necessità della guerra, per rendere accettati i tagli sociali per finanziare lo sforzo bellico. In questo quadro si inserisce la campagna con cui la guerra sta entrando nelle aule scolastiche, sia direttamente con i soldati, come accaduto a Gallarate con Generali in cattedra o progetti ammiccanti all’aeronautica militare, sia con collaborazioni sempre più a doppio filo, storica a riguardo quella del Politecnico di Milano con Leonardo spa.
Fare la guerra ha sempre voluto dire per uno Stato impegnarsi su un fronte esterno verso cui convogliare gran parte della forza, e un fronte interno, caratterizzato dagli oppositori, dalle aree conflittuali e/o renitenti alla leva. Anche in questo tassello l’Italia si è portata avanti, rinverdendo il dispositivo repressivo verso le mobilitazioni contestatarie, e acuendo in maniera significativa la repressione con condanne e ammende esorbitanti verso chi decide di lottare.
La guerra ha pervaso a 360 gradi la quotidianità e la società.
Hanno armi, hanno strumenti, hanno le ultime tecnologie. In Palestina, che è la guerra asimmetrica per eccellenza, è stata utilizzata anche l’intelligenza artificiale.
Le numerose mobilitazioni – manifestazioni, scioperi, boicottaggi, danneggiamenti – contro il genocidio in corso in Palestina ci hanno rincuorato, perché ci hanno ricordato che di fronte al precipitare degli eventi c’è un altro soggetto in campo: l’antimilitarismo.
Noi oggi, giornata in cui ricordiamo la lotta partigiana combattuta da uomini e donne che hanno saputo schierarsi, organizzarsi, combattere e vincere, ricordiamo che la lotta e libertà sono forze capaci di cambiare il corso degli eventi.
CONTRO LA GUERRA
CHI LA ARMA
CHI LA SOSTIENE
CHI LA PROPAGANDA
PER LA LIBERTÀ DEI POPOLI - LOTTIAMO!
21/12/2023
SABATO 13 GENNAIO 2024
MILANO, PIAZZA DURANTE
ORE 15:00
💥 CORTEO NAZIONALE ANTIFASCISTA 💥
Solidarietà a arrestat e ricercat per i fatti di Budapest. Combattere i nazisti è giusto!
Libertà per Gabriele, Ilaria, Maja, Tobias
NO ESTRADIZIONE
FREE ALL ANTIFAS
https://www.instagram.com/p/C1Ezh26q-ae/?igshid=MTRhZmU1ODE2NA==
05/12/2023
GABRIELE LIBERO
5 dicembre h 12 – PRESIDIO AL TRIBUNALE DI MILANO
GIORNATA DI MOBILITAZIONE CONTRO L'ESTRADIZIONE
Tra il 20 e il 21 novembre a Milano il nostro compagno Gabriele è stato raggiunto da
un Mandato d'Arresto Europeo per i fatti accaduti a Budapest nel febbraio 2023.
In quel contesto nella capitale ungherese migliaia di neonazisti si sono ritrovati per la
commemorazione del "giorno dell'onore" e alcuni di loro sono stati attaccati da gruppi
antifascisti.
Oggi l'udienza in corte di appello deciderà per la sua estradizione in Ungheria.
Un momento delicato che vive di una
contraddittoria situazione legale fra gli ordinamenti penali dei due stati - per reati che in
Italia sono stati recentemente derubricati e al limite della perseguibilità, in Ungheria Gabriele rischia condanne fino a circa dieci anni di carcere– ma anche delle ottime relazioni politiche fra il governo di ultradestra di Orbán e quello Italiano.
Oggi è l'occasione per farci sentire e per far sentire la nostra solidarietà oltre alle mura e alle distanze che ci separano da Gabri. Un’occasione per
rivendicare l’azione antifascista in tutte le sue forme.
Durante l’udienza si terrà un presidio fuori dal tribunale di Milano, invitiamo inoltre in a mostrare striscioni, scritte, graffiti, scendere in strada o
utilizzare la propria fantasia per portargli solidarietà ed esprimersi contro la sua estradizione.
Gabri non deve essere estradato.
LIBERTÀ PER GLI ANTIFA // NO ESTRADIZIONE
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