Ex-lavatoio
16/07/2020
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Esiste per alcuni un richiamo sottile e ostinato che per giorni, mesi e anni fa procedere su una rotta invisibile che ad un tratto si manifesta in tutta la sua chiarezza.
Complici una serie di variabili, fortuite e imprevedibili, il disegno del destino si cala così in una storia che ha il sapore di un sogno che si realizza.
Il sogno di Alessandra Rabitti e Emanuele La Barbera si chiama Fattoria Il Secondo Altopiano.
Un terreno seminativo di circa 15 ettari, ad un altitudine di quasi 500 metri, a pochi chilometri da Orvieto, sull’altipiano dell’Alfina al confine tra Umbria, Toscana e Lazio, incontaminato e lontanissimo da rumori, abitazioni e strade. Lei romana, esperta di management culturale, lui palermitano veterinario e allevatore, insieme hanno saputo seguire il richiamo del loro destino costruendo con sapienza e cura il loro progetto, dando vita a un sistema di agricoltura modello, protettivo nei confronti dell’ambiente, dove poter allevare, produrre e vivere.
Trascorsi quindici anni da quando con le loro mani hanno realizzato -all’epoca- un rifugio bicamere, oggi nell’allevamento semi-estensivo vivono circa 60 capre alpine, iscritte al libro genealogico di razza, allevate in selezione e alimentate con legumi, cereali e fieno autoprodotti, senza utilizzo alcuno di mangimi industriali in linea con la vocazione biologica dell’azienda.
Attraverso un percorso di filiera completa, Il latte crudo delle capre viene poi trasformato per la produzione artigianale di formaggi caprini a pasta molle, semimolle e di yogurt, le cui ricette sono tutte frutto dell’istinto e della creatività di Emanuele.
Durante il lockdown, ci racconta Alessandra, la produzione non si è interrotta e l’home delivery è diventato un ulteriore canale di vendita diretta, facendo nascere una nuova comunità solidale e attenta alle loro proposte etiche e culinarie.
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