MAG Eventi

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10/08/2024

I social non danno quasi mai il tempo per riflettere.

Tra i pochi pensieri che ho letto sensati in questi giorni, c'è stato qualcosa di valoroso da ti**re fuori di interessante.

I social non danno quasi mai il tempo per riflettere.

Spingono le pulsioni a sovrastare i ragionamenti e inducono ad essere “sempre sul pezzo“, qualunque cosa accada, trasformandoci in commentatori a tutto tondo di qualunque cosa.

Nel caso conclamatissimo e dibattutissimo sui social, e oltre i social, dell’incontro di pugilato durato appena una quarantina di secondi tra l’italiana Angela Carini e l’algerina Imane Khelif, la scelta degli esponenti del governo è stata pelosamente patriottica per veicolare il messaggio che l’atleta partenopea andava incontro ai pugni, praticamente, di un uomo.

Questo, per alcuni standard stabiliti dai vari comitati sportivi, può o non può, a seconda dei casi,essere un discrimine e invalidare la sua partecipazione a competizioni in cui gareggiano le donne.

Fatto salvo tutto ciò, rimane la questione oggettiva: Khelif è una donna e non è un uomo.

Ma non è nemmeno una persona che sta facendo la transizione da un sesso all’altro.

Anche volendo, Khelif non avrebbe potuto in Algeria diventare un uomo.

I giornali e i politici di destra si sono scatenati in una campagna di condizionamento psicologico devastante, mescolano avversione nei confronti di una disquisizione moderna e necessaria sulle differenti manifestazioni della sessualità.

Se fosse anche vero che sono bastati meno di quaranta secondi per indurre la nostra atleta a ritirarsi dalla competizione, perché alla fine non stringere sportivamente la mano alla vincitrice?

Forse si è pure distratta nella concitazione del momento e ha dimenticato il gesto di solidarietà sportiva del darsi comunque la mano dopo un incontro. Forse.

Perché qualche dubbio viene.

Sono proprio sbagliati anche i concetti di maggioranza e minoranza, di normale e anormale: finché resteremo chiusi in questi preconcetti mentali, per cui ciò che è di più ha un plusvalore rispetto a ciò che è di meno, il cortocircuito mentale non sarà spezzabile.

Assoceremo sempre la normalità alla maggioranza e l’anormalità alla minoranza.

Varrà così la legge del più forte per numero che, quindi, sarà nel giusto; per il più debole quantitativamente il premio sarà il diritto alla tolleranza.

E la tolleranza, ripetiamolo ancora, è un pessimo concetto: essere tolleranti non è una virtù.

Significa che si sopporta ma che, in fondo, si biasima e che, quindi, in cuor proprio si preferirebbe non avere accanto ciò che invece si è costretti, per l’appunto, a tollerare.

Diviene necessario cambiare noi stessi nell’approccio a tutte queste dinamiche, anche e soprattutto comunicative: perché il linguaggio crea dei guasti enormi senza che ce ne accorgiamo.

L’unico lieto fino in questa piccola storia ignobile è la vittoria di Imane Khelif.

La storia di Imane Khelif è un esempio di resilienza e determinazione.

Nonostante le difficoltà e le critiche, ha continuato a lottare per i suoi sogni, diventando un simbolo di uguaglianza e giustizia nello sport.

Se l’è meritata davvero, per tutti gli attimi successivi che ha dovuto trascorrere sul ring prima che il suo braccio venisse alzato al cielo.

15/06/2024

𝐂𝐎𝐌𝐄 𝐅𝐀𝐑𝐄 𝐔𝐍𝐀 𝐃𝐈𝐒𝐈𝐍𝐓𝐎𝐒𝐒𝐈𝐂𝐀𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐃𝐈𝐆𝐈𝐓𝐀𝐋𝐄❓
𝐄 𝐒𝐎𝐏𝐑𝐀𝐓𝐓𝐔𝐓𝐓𝐎..𝐏𝐄𝐑𝐂𝐇𝐄́ 𝐅𝐀𝐑𝐋𝐀❓

Ogni anno approfitto di un breve periodo di vacanza per fare un detox digitale.

𝐈𝐥 "𝐝𝐢𝐠𝐢𝐭𝐚𝐥 𝐝𝐞𝐭𝐨𝐱" 𝐫𝐚𝐩𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐮𝐧 𝐩𝐞𝐫𝐢𝐨𝐝𝐨 𝐯𝐨𝐥𝐨𝐧𝐭𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐝𝐢𝐬𝐭𝐚𝐜𝐜𝐨 𝐝𝐚𝐢 𝐝𝐢𝐬𝐩𝐨𝐬𝐢𝐭𝐢𝐯𝐢 𝐝𝐢𝐠𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐬𝐦𝐚𝐫𝐭𝐩𝐡𝐨𝐧𝐞, 𝐏𝐂 𝐞 𝐭𝐚𝐛𝐥𝐞𝐭, 𝐞 𝐝𝐚𝐢 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐚.

Esistono due approcci principali: quello americano, che predilige una disconnessione totale e temporanea, e quello mediterraneo, più incentrato su una riflessione sull'uso appropriato del digitale.

Alla fine del post vi dirò la metodologia che, testandola negli anni, mi ha permesso di recuperare al meglio le energie mentali che vanno a disperdersi nei mesi successivi.

Non mi sto inventando nulla.

Infatti anche la letteratura scientifica si è occupata di questo e sottolinea come l'uso intensivo dei dispositivi digitali e delle applicazioni digitali influenzi il tempo libero e il benessere degli individui, portando a fenomeni al limite della patologia chiamati tecnostress.

Quest'ultimo è definito come 𝐥'𝐢𝐦𝐩𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐧𝐞𝐠𝐚𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐭𝐞𝐜𝐧𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐚 𝐬𝐮 𝐚𝐭𝐭𝐞𝐠𝐠𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢, 𝐩𝐞𝐧𝐬𝐢𝐞𝐫𝐢, 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐞 𝐟𝐢𝐬𝐢𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐚𝐥𝐮𝐭𝐞 𝐮𝐦𝐚𝐧𝐚.

Durante la pandemia di COVID-19, il tecnostress è diventato un problema sociale significativo.

Per affrontare queste sfide, il concetto di "digital detox", che prevede la disconnessione più o meno totale e l'adozione di strategie per ridurre l'interazione con la tecnologia, è emerso e diventato una vera e propria terapia.

Gli ultimi 6 mesi per me, per esempio, sono stati un vero e proprio full immersion tra l’uscita del libro e la tesi magistrale di laurea.

In tutto questo 𝐥𝐚 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐬𝐩𝐢𝐫𝐢𝐭𝐮𝐚𝐥𝐞, 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐠𝐡𝐢𝐞𝐫𝐚 𝐞 𝐥𝐚 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐯𝐞𝐫𝐞 𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐞 𝐚𝐧𝐜𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐬𝐚𝐥𝐯𝐞𝐳𝐳𝐚.

La necessità di un digital detox nasce dalle cattive abitudini digitali, evidenziate da comportamenti come il controllo ossessivo dello smartphone, con un giovane su due che arriva a controllare il dispositivo durante la notte.

Tali abitudini sono spesso sintomatiche di una dipendenza o di condizioni psicologiche come la nomofobia o il FOMO (paura di perdere qualcosa).

Che sia o no legato ad una motivazione lavorativa o di svago, ben poco importa.

𝐋'𝐞𝐜𝐜𝐞𝐬𝐬𝐢𝐯𝐚 𝐞𝐬𝐩𝐨𝐬𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐚𝐢 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐚 𝐝𝐢𝐠𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢 𝐩𝐮𝐨̀ 𝐜𝐚𝐮𝐬𝐚𝐫𝐞 𝐞𝐟𝐟𝐞𝐭𝐭𝐢 𝐧𝐞𝐠𝐚𝐭𝐢𝐯𝐢 𝐬𝐮𝐥 𝐛𝐞𝐧𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐞 𝐞 𝐟𝐢𝐬𝐢𝐜𝐨, 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐝𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢, 𝐝𝐢𝐦𝐢𝐧𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐝𝐮𝐭𝐭𝐢𝐯𝐢𝐭𝐚̀ 𝐞 𝐬𝐭𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐜𝐫𝐨𝐧𝐢𝐜𝐚.

Inoltre, disturbi legati all'uso eccessivo di schermi includono affaticamento degli occhi, emicranie e alterazioni del ciclo sonno-veglia.

Periodi di detox digitale hanno permesso, con regole ben precise, a persone che seguo da anni un miglioramento della qualità di vita e del sonno notevole.

Ricordo ancora una volta come il riposo sia la chiave principale per una longevità sana e splendente.

Sebbene il digital detox sia spesso visto come una moda, sottolineato da celebrità e figure pubbliche, l'obiettivo è di moderare l'uso del digitale piuttosto che eliminarlo completamente anche durante la propria vita quotidiana.

Le regole che mi sono imposto mi hanno aiutato a trovare un equilibrio, ma questo non basta.

C’è la possibilità di gestire meglio l'esposizione digitale tramite app e strumenti di controllo dell'uso dei dispositivi che spesso consiglio nelle forme più “gravi”.

Nel mio caso l’obiettivo principale del periodo di detox digitale è 𝐠𝐨𝐝𝐞𝐫𝐦𝐢 𝐥𝐚 𝐯𝐢𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐫𝐞𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞, 𝐝𝐨𝐯𝐞 𝐭𝐫𝐨𝐯𝐨 𝐥’𝐞𝐬𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐯𝐢𝐭𝐚 𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐢𝐞𝐧𝐨 𝐀𝐦𝐨𝐫𝐞.

Per un efficace digital detox, è essenziale avere motivazioni chiare e stabilire un periodo definito di disconnessione.

Dopo il periodo, è consigliato reintegrare l'uso dei dispositivi digitali gradualmente, monitorando e limitando l'interazione per prevenire ricadute.

Quest’anno ho ristretto ancora di più l’azione, limitandomi giornalmente all’utilizzo dello smartphone per soli 20 minuti, da distribuire durante la giornata.

Inoltre mi sono “autovietato” la pubblicazione sui social di foto del mare e della vacanza.

Ritengo sia utile un 𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐧𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐨𝐫𝐢𝐠𝐢𝐧𝐢, quei posti dentro di sé dove 𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐢 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐫𝐝𝐢 𝐝𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐚𝐥 𝐜𝐮𝐨𝐫𝐞 𝐞 𝐜𝐮𝐬𝐭𝐨𝐝𝐢𝐫𝐥𝐢 𝐧𝐞𝐥 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐨 𝐜𝐚𝐬𝐬𝐞𝐭𝐭𝐨.

Essendo un lettore verace, mi sono imposto anche un divieto del lettore in formato ebook digitale, rispolverando la lettura del buon vecchio libro cartaceo.

Per quanto riguarda la mia attività sui social quella continuerà, con qualche post e video già programmato da tempo.

𝐇𝐚𝐢 𝐦𝐚𝐢 𝐩𝐞𝐧𝐬𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐟𝐚𝐫𝐥𝐨 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐭𝐮 𝐢𝐥 𝐝𝐞𝐭𝐨𝐱 𝐝𝐢𝐠𝐢𝐭𝐚𝐥𝐞? 𝐇𝐚𝐢 𝐞𝐬𝐩𝐞𝐫𝐢𝐞𝐧𝐳𝐞 𝐚 𝐫𝐢𝐠𝐮𝐚𝐫𝐝𝐨?

Scrivilo nei commenti. Buona settimana a tutti voi!☺️ più attivi

22/04/2024

🟡𝐋'𝐈𝐌𝐏𝐎𝐑𝐓𝐀𝐍𝐙𝐀 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐀 𝐕𝐈𝐓𝐀𝐌𝐈𝐍𝐀 𝐂 𝐍𝐄𝐋𝐋𝐀 𝐏𝐑𝐄𝐕𝐄𝐍𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐀𝐋𝐋'𝐎𝐒𝐓𝐄𝐎𝐏𝐎𝐑𝐎𝐒𝐈🟡𝐔𝐍𝐀 𝐌𝐄𝐓𝐀 𝐀𝐍𝐀𝐋𝐈𝐒𝐈 𝐃𝐄𝐓𝐓𝐀𝐆𝐋𝐈𝐀𝐓𝐀

Leggi tutto il post fino in fondo perchè al termine conoscerai tutte le informazioni scientifiche necessarie per sapere davvero come integrarla nella tua vita.

La vitamina C, o acido ascorbico, è un nutriente essenziale con un ruolo ben noto nella prevenzione di scorbuto, nel supporto del sistema immunitario e nella funzione di antiossidante. Recentemente, la ricerca si è estesa anche all'analisi del suo impatto sulla salute ossea, particolarmente nel contesto dell'osteoporosi. Questa condizione metabolica caratterizzata da una diminuzione della densità minerale ossea (BMD) e un aumento della fragilità ossea.

𝐔𝐧 𝐩𝐨’ 𝐝𝐢 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚..

Le carenze di vitamina C hanno storicamente causato una varietà di condizioni mediche, come documentato già nel 1500 a.C. nel papiro Ebers da un erborista egiziano.

Lo scorbuto, un disturbo diretto risultante dalla carenza di acido ascorbico (AA), è caratterizzato da molteplici complicazioni tra cui letargia, dolore osseo, gengivite, ritardo nella guarigione delle ferite, mialgia, compromissione della crescita ossea e pseudoparalisi.

Nel XVIII secolo, in uno dei primi studi clinici documentati, il dottor James Lind, un medico della marina britannica, scoprì che lo scorbuto poteva essere efficacemente trattato mediante l'ingestione di agrumi, quali limoni e arance, evidenziando così una significativa riduzione dei sintomi della malattia.

Uno studio più recente ha analizzato 970 scheletri umani recuperati da fosse comuni del periodo della grande carestia di patate in Irlanda (1845-1852), scoprendo che la principale causa di morte era legata a infezioni dovute alla ridotta immunità, influenzata dallo scorbuto.

Questo stato di malnutrizione era attribuito alla dieta basata quasi esclusivamente su patate, l'unico alimento accessibile per la popolazione irlandese impoverita di quel tempo.

La scoperta scientifica cruciale avvenne nel 1931, quando Albert Szent-Györgyi isolò una molecola dagli agrumi, inizialmente chiamata acido esuronico, che si rivelò essere una forma di vitamina C, successivamente ribattezzata acido ascorbico.

Oggi, lo scorbuto è una condizione rara nei paesi sviluppati, prevalentemente osservata tra individui affetti da malnutrizione, come i senzatetto o persone isolate, o in coloro che hanno allergie agli alimenti ricchi di vitamina C.

Questa trasformazione del panorama della malattia riflette sia i progressi nella comprensione biochimica sia i miglioramenti nelle condizioni di vita e nell'accesso agli alimenti.

L'attuale dose giornaliera raccomandata (RDA) di vitamina C per gli individui sani è di 90 mg/giorno per i maschi adulti e 75 mg/giorno per le donne adulte, con dosaggi ridotti per bambini e neonati, variando da 15 a 65 mg/giorno a seconda dell'età e del sesso, e 40-50 mg/giorno per i neonati.

Negli adulti, si consiglia un incremento dell'RDA durante la gravidanza, l'allattamento e per i fumatori, rispettivamente di 15, 50 e 35 mg/giorno.

𝐐𝐮𝐞𝐬𝐭𝐢 𝐝𝐨𝐬𝐚𝐠𝐠𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐪𝐮𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐢 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐨𝐧𝐨 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐞𝐯𝐢𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐦𝐚𝐥𝐚𝐭𝐭𝐢𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐞𝐬𝐞𝐦𝐩𝐢𝐨 𝐥𝐨 𝐬𝐜𝐨𝐫𝐛𝐮𝐭𝐨.

Le differenze nei risultati suggeriscono che gli effetti della vitamina C possono essere influenzati da numerosi fattori, come eventuali altre carenze nutrizionali oppure la supplementazioni sinergica di altri micronutrienti essenziali.

𝐄𝐟𝐟𝐞𝐭𝐭𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐯𝐢𝐭𝐚𝐦𝐢𝐧𝐚 𝐂 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐞 𝐜𝐞𝐥𝐥𝐮𝐥𝐞 𝐨𝐬𝐬𝐞𝐞 𝐞 𝐜𝐚𝐫𝐭𝐢𝐥𝐚𝐠𝐢𝐧𝐞𝐞

La vitamina C (acido ascorbico, AA) esercita effetti significativi sia in vitro che in vivo su vari tipi di cellule ossee. Numerosi studi in vitro hanno evidenziato il ruolo fondamentale della vitamina C nel promuovere l'espressione dei geni coinvolti nella differenziazione degli osteociti.

In particolare, l'AA induce la differenziazione dei condrociti attraverso la segnalazione ERK; trattamenti con AA hanno stimolato l'attivazione di ERK, mentre l'inibizione di ERK ha attenuato questo effetto.

Parallelamente, l'AA regola anche la determinazione e la proliferazione degli osteoblasti.

Studi hanno dimostrato che l'aggiunta di AA a culture di cellule simili agli osteoblasti promuove la deposizione iniziale di matrice extracellulare di collagene, seguita dall'induzione di geni specifici legati al fenotipo degli osteoblasti, come fosfatasi alcalina (ALP), osteocalcina e osteopontina, oltre a fattori di trascrizione come Runx2.

L'effetto della vitamina C si estende anche alla differenziazione delle colture di cellule staminali embrionali di topo in osteoblasti, con la presenza di desametasone e β-glicerofosfato che amplifica questo effetto.

Per quanto riguarda gli osteoclasti, l'AA mostra sia effetti stimolanti che inibitori sull'osteoclastogenesi in vitro. Ricerche hanno dimostrato che il trattamento con AA può aumentare il numero e la dimensione degli osteoclasti, ma può anche indurre la morte cellulare nelle fasi avanzate.

Questo doppio ruolo dell'AA potrebbe spiegare l'attenuazione del riassorbimento osseo osservato negli studi in vivo su animali ovariectomizzati.

𝐕𝐢𝐞 𝐦𝐨𝐥𝐞𝐜𝐨𝐥𝐚𝐫𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐥'𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐯𝐢𝐭𝐚𝐦𝐢𝐧𝐚 𝐂 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐞 𝐜𝐞𝐥𝐥𝐮𝐥𝐞 𝐨𝐬𝐬𝐞𝐞

La vitamina C è riconosciuta come un potente antiossidante e cofattore essenziale in molte reazioni biochimiche.

Studi su animali ovariectomizzati hanno mostrato che l'AA può ridurre gli effetti deleteri dei radicali liberi sulla densità minerale ossea aumentando gli antiossidanti tiolici come il glutatione.

Tuttavia, mentre gli antiossidanti possono minimizzare la perdita ossea prevenendo la differenziazione osteoclastica, non promuovono direttamente la rigenerazione ossea.

Ulteriori studi hanno esplorato i meccanismi tramite i quali la vitamina C stimola la differenziazione degli osteoblasti oltre ai suoi effetti antiossidanti.

È emerso che l'AA può regolare positivamente l'espressione di fattori critici come il fattore di crescita trasformante (TGF)-β e il recettore degli estrogeni (ER)-α negli osteoblasti.

Inoltre, trattamenti con AA hanno mostrato di aumentare la segnalazione di vie molecolari importanti.

Questi risultati suggeriscono che l'AA gioca un ruolo complesso e multiforme nella biologia delle cellule ossee e cartilaginee, influenzando vari aspetti della loro funzione e della loro differenziazione tramite diverse vie molecolari.

𝐄̀ 𝐧𝐨𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐢 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐝𝐢𝐞𝐭𝐞𝐭𝐢𝐜𝐢 𝐞 𝐧𝐮𝐭𝐫𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐢 𝐬𝐯𝐨𝐥𝐠𝐨𝐧𝐨 𝐮𝐧 𝐫𝐮𝐨𝐥𝐨 𝐜𝐫𝐮𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐯𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐢𝐧𝐜𝐢𝐝𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥'𝐨𝐬𝐭𝐞𝐨𝐩𝐨𝐫𝐨𝐬𝐢 𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐟𝐫𝐚𝐭𝐭𝐮𝐫𝐞.

Studi precedenti hanno dimostrato che un basso apporto di elementi come calcio, fosforo, magnesio, zinco, boro, ferro, fluoro, rame, vitamine A, K e D, e un elevato apporto di sodio, proteine animali e bevande analcoliche possono influenzare negativamente la salute delle ossa.

In particolare, la vitamina C è stata studiata per il suo ruolo nella sintesi del collagene e nella genesi degli osteoblasti, con studi che hanno dimostrato una correlazione inversa tra l'assunzione di vitamina C e il rischio di fratture o di osteoporosi.

Un incremento dell'assunzione di vitamina C è stato associato ad un aumento della densità minerale ossea in diversi siti, secondo quanto riportato da Kim, Cho e Park. Nonostante ciò, altri studi, come quelli citati da Casale, von Hurst e Beck, non hanno trovato correlazioni significative tra l'assunzione di vitamina C e la BMD.

𝐔𝐧𝐚 𝐦𝐞𝐭𝐚 𝐚𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐢 𝐡𝐚 𝐯𝐨𝐥𝐮𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐢𝐚𝐫𝐢𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐟𝐢𝐧𝐢𝐭𝐢𝐯𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐬𝐞 𝐥’𝐮𝐭𝐢𝐥𝐢𝐳𝐳𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐯𝐢𝐭𝐚𝐦𝐢𝐧𝐚 𝐂 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐠𝐫𝐚𝐭𝐚 𝐚𝐝 𝐮𝐧𝐚 𝐝𝐢𝐞𝐭𝐚 𝐞𝐪𝐮𝐢𝐥𝐢𝐛𝐫𝐚𝐭𝐚 𝐩𝐨𝐫𝐭𝐢 𝐛𝐞𝐧𝐞𝐟𝐢𝐜𝐢𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐚𝐥𝐮𝐭𝐞 𝐨𝐬𝐬𝐞𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐞 𝐚𝐟𝐟𝐞𝐭𝐭𝐞 𝐝𝐚 𝐨𝐬𝐭𝐞𝐨𝐩𝐨𝐫𝐨𝐬𝐢.

Su 24 studi analizzati, 20 sono stati esclusi per vari motivi. 4 studi che analizzavano la correlazione tra l'assunzione alimentare di vitamina C e la densità minerale ossea a livello del collo del femore e della colonna lombare sono stati inclusi nella meta-analisi, coinvolgendo complessivamente 3529 individui.

I risultati di quest'ultima hanno indicato un'associazione significativa tra un maggiore apporto di vitamina C e un incremento della BMD.

𝐀𝐬𝐬𝐮𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐯𝐢𝐭𝐚𝐦𝐢𝐧𝐚 𝐂 𝐞 𝐫𝐢𝐬𝐜𝐡𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐟𝐫𝐚𝐭𝐭𝐮𝐫𝐚

Tra i 13 studi considerati per il rischio di frattura, 7 sono stati esclusi dalla meta-analisi per vari motivi, tra cui la misurazione di fratture totali o specifiche esposizioni a vitamina C supplementare.

6 studi focalizzati sulla frattura dell'anca sono stati inclusi, coprendo un campione di 10.810 individui con 2.898 casi di fratture dell'anca.

La meta-analisi ha rivelato che alti livelli di assunzione di vitamina C non erano significativamente associati al rischio di fratture dell'anca.

𝐀𝐬𝐬𝐮𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐯𝐢𝐭𝐚𝐦𝐢𝐧𝐚 𝐂 𝐞 𝐫𝐢𝐬𝐜𝐡𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐨𝐬𝐭𝐞𝐨𝐩𝐨𝐫𝐨𝐬𝐢

Nella revisione di 4 studi focalizzati sull'osteoporosi, 1 è stato escluso. I rimanenti 3 studi hanno esplorato il rischio di osteoporosi nelle categorie di assunzione di vitamina C e hanno coinvolto 3.378 individui con 1.301 casi di osteoporosi. La meta-analisi ha mostrato un'associazione inversa tra un maggiore apporto di vitamina C e il rischio di osteoporosi.

𝐂𝐨𝐧𝐜𝐥𝐮𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐞 𝐫𝐢𝐟𝐥𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢

Questa meta-analisi rappresenta uno dei più grandi documenti mai creati per correlare l'assunzione alimentare di vitamina C con la densità minerale ossea, il rischio di fratture e di osteoporosi.

Gli autori hanno sancito come un maggiore apporto di vitamina C è associato a una maggiore massa ossea e a un ridotto rischio di fratture dell'anca e osteoporosi, particolarmente nelle persone over 60.

Come sottolineano anche loro, servirebbero altri studi per considerare il ruolo di altri nutrienti e il loro effetto sinergico con la vitamina C sulla salute delle ossa.

𝐀𝐬𝐬𝐮𝐦𝐢 𝐠𝐢𝐚̀ 𝐯𝐢𝐭𝐚𝐦𝐢𝐧𝐚 𝐂 𝐚𝐭𝐭𝐫𝐚𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨 𝐮𝐧 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐠𝐫𝐚𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐬𝐩𝐞𝐜𝐢𝐟𝐢𝐜𝐨?

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𝐒𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐩𝐨𝐬𝐭 𝐯𝐢𝐞𝐧𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐢𝐯𝐢𝐬𝐨 𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐨 𝟓𝟎 𝐯𝐨𝐥𝐭𝐞 𝐞 𝐫𝐢𝐜𝐞𝐯𝐞 𝐭𝐚𝐧𝐭𝐢 𝐦𝐢 𝐩𝐢𝐚𝐜𝐞 𝐭𝐞 𝐧𝐞 𝐜𝐫𝐞𝐨 𝐮𝐧𝐨 𝐬𝐢𝐦𝐢𝐥𝐢 𝐝𝐢 𝐚𝐩𝐩𝐫𝐨𝐟𝐨𝐧𝐝𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐯𝐢𝐭𝐚𝐦𝐢𝐧𝐚 𝐃.

Conoscere è fondamentale e se post come questi possono aiutare e dare speranza, sono molto felice di dare il mio contributo.

Se vuoi approfondire tutti gli argomenti dei quali parlo ti rimando al mio libro ‘Allenamento Con Osteoporosi’, 362 pagine dove spiego come iniziare a cambiare la propria vita senza affidarsi solo ai farmaci.

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