Studio Legale Contucci e Cacciotti
08/04/2020
Ho scoperto che - quando si cerca di contattare un numero che risulta occupato - l'Iphone registra al massimo 200 chiamate, non oltre.
L'ho sperimentato stamane tra le 08.00 e le 09.00 nell'inutile tentativo di poter contattare un detenuto di nuova nomina con il quale poter sperimentare il nuov servizio anti-Covid di chiamata via what's app video.
Porei quindi fissare il numero delle (vane) chiamate effettuate intorno alle 230.
Leggendo i commenti agli articoli on line su vari quotidiani, si comprende come molti commentatori - non conoscendo la legge - cambino opinione una volta che gliela si spiega oppure, messi di fronte alla realtà, semplicemente tacciano.
Per quanto riguarda la questione Coronavirus e detenuti, l'errore che si fa più comunemente ("e che gli diamo un premio? Devono pagare per le malefatte commesse!") è quello di non sapere che in Italia le misure alternative al carcere esistono da decenni e questo perché la nostra Costituzione, a differenza di altre meno evolute, prevede che la pena, oltre ad essere retributiva, debba tendere alla rieducazione del condannato, al fine di resinserirlo - ove possibile - nella società civile.
Altro errore consiste nel confondere la Legge 199/2010 (domiciliari sotto i 18 mesi) con l'indulto (che cancella la pena) e l'amnistia (che cancella il reato).
La legge 199/2010, varata dal governo Forza Italia/Lega, prevede che coloro che hanno una pena da scontare inferiore a diciotto mesi di reclusione e non abbiamo commesso reati ostativi (art. 4 bis O.P., quelli ritenuti più gravi) possano scontare il residuo della pena ai domiciliari, previa valutazione del Magistrato di Sorveglianza.
A casa, quindi, non in libertà come molti ritengono.
Ora, quanto stabiito dal Ministro Bonafede è persino peggiorativo della legge 199, visto che nella norma originaria non era previsto il "braccialetto elettronico" che oggi viene stabilito per chi ha pene superiori a 6 mesi.
E che, ovviamente, non è facilmente disponibile né di celere applicazione (è necessaria la sinergia tra Commissariato e compagnia telefonica per la perimetrazione dell'abitazione).
Quindi, se il motivo della sollecitazione a svuotare un pochino le carceri per via del loro indegno sovraffollamento, è la prevenzione, si va nella direzione sbagliata.
Prevenire, infatti, significa prevedere il futuro e non osservare il presente ("In carcere si sta più sicuri!" ha detto Gratteri: non credo si stia più sicuri in carcere che non a casa propria!): è evidente che nell'ottica di prevenire la diffusione del contagio, anche se per ora il virus non si è infiltato prepotentemente nelle carceri, è necessario creare le condizioni perché ciò non accada: anche in Italia, inizialmente, avevamo pochi contagi e poche vittime.
Il diritto alla salute, piaccia o non piaccia, appartiene a tutti: è quindi necessario restituire le carceri ad una vivibilità oggettiva, di cui il sovraffollamento è una evidente negazione.
Per risolvere la questione, quindi, oltre alle altre misure nei confronti dei semiliberi e via dicendo, si deve prevedere che tutte le persone con una pena definitiva da scontare inferiore (almeno) a diciotto mesi, possano andare in detenzione domiciliare, senza braccialetto elettronico, come è stato sinora.
Per coloro che sono, invece, in custodia cautelare, è necessario che i giudici, realisticamente, considerino quel principio, più astratto che reale nella pratica quotidiana, per il quale il carcere dovrebbe sempre essere la extrema ratio.
Vedremo cosa accadrà se ciò non verrà fatto.
Avv. Lorenzo Contucci
Ci voleva il coronavirus per farmi completare la pagina FB che creai nel 2013 del mio Studio professionale: lento come un processo 😂
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