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"Sulla riforma delle carriere un dibattito da asilo infantile. Gli slogan non fanno bene a nessuno" 08/11/2025

Pinelli: sulla riforma un dibattito da asilo infantile
(Huffington Post 01 Novembre 2025)

Professore Cesare Pinelli, ordinario di diritto costituzionale alla Sapienza di Roma, cosa pensa del clima che si è creato intorno alla riforma della separazione delle carriere?

Siamo in una situazione da asilo infantile: da una parte si dice che le toghe hanno invaso la sfera del potere politico, dall'altra si risponde che il governo attenta all'autonomia della magistratura. Nessuno parla del testo. Il tutto non diventa meno assurdo quando qualcuno aggiunge che la separazione delle carriere non è di destra. Posso essere anche d'accordo, ma cosa vuol dire? Che siccome non è di destra va bene? Si sta affrontando in modo sbagliato una questione molto delicata per la nostra democrazia.
L’estrema politicizzazione del referendum non rischia di svuotarlo di significato?
Vero, ma per non politicizzarlo bisogna entrare nel merito.

Da dove cominciare?

La prima cosa da dire è che da quando alcune parti politiche, anche a sinistra, erano a favore della separazione delle carriere a oggi le norme sono cambiate. Non si può ignorarlo. Oggi, con la separazione delle funzioni un magistrato può passare dalla carriera requirente alla carriera giudicante, e viceversa, solo una volta. Lo fa meno dell’1% delle toghe. La riforma, in realtà, vuole separare le decisioni che riguardano lo status dei pubblici ministeri da quelle che riguardano lo status dei giudici.
Attraverso la creazione di due Consigli superiori della magistratura.
Ciò che si dice sui due Csm dimostra l'assurdità delle affermazioni che si fanno nell'asilo infantile di cui sopra. Non c’è dubbio che la riforma non mette né i giudici né i pubblici ministeri sotto il controllo dell’esecutivo, perché entrambi i Csm saranno autonomi.

Cosa cambierà allora?

Che la categoria più criticata e criticabile quando si parla di usurpazione del potere, quella dei pm, diventerà ancora più potente, perché avrà un proprio Csm. Se ne rendono conto in pochi, ma l’eccessivo potere che sarà lasciato ai pm è il vero problema, non certamente la soggezione della magistratura all’esecutivo, che semplicemente non esiste nella riforma.
Potere dei pm già ampio, viene dato loro dalla Costituzione.
La riforma, infatti, mantiene l’obbligatorietà dell’azione penale, la disponibilità della polizia giudiziaria. Lascia intatti i poteri che già hanno per Costituzione e aggiunge un Csm tutto loro. Dove avranno le loro correnti. Tra i due Csm potranno sorgere conflitti, come farà il presidente della Repubblica, che li presiede entrambi, ad arbitrarli? Lo si mette in una posizione molto difficile.
Il governo dice che con il sorteggio per il Csm non ci saranno più correnti. Sarà così?
Anche questo non è vero. Nel momento in cui la grandissima parte dei magistrati è iscritto a correnti è evidente che il sorteggio non risolve il problema. I consiglieri non saranno indicati dai capi corrente, ma saranno da loro facilmente raggiungibili. D’altro canto, la libertà associativa, protetta dalla Costituzione, deve essere mantenuta. È giusto, ma non si dica che il sorteggio risolve il problema, è solo una misura punitiva.

Ma se c’è un problema di potere delle correnti, come si risolve?

In modo molto più semplice, con una modifica della legge sul Csm. L’attuale prevede che i nuovi membri siano eletti tutti insieme. Ciò rende più facile la formazione di cordate. La soluzione più adeguata è quella dell'elezione del singolo membro, come accade per la Corte costituzionale. Alla lunga, in questo modo, non ci sarebbero più cordate, perché i membri eletti contemporaneamente sarebbero al massimo 3 o 4. Tutto ciò si potrebbe fare senza cambiare una riga della Costituzione. La proposta era sul tavolo del governo, ma l’hanno scartata.

Cosa pensa dell’Alta corte per le sanzioni disciplinari delle toghe?

Di per sé è una buona idea, ma per come è immaginata presenta problemi dal punto di vista della conflittualità interna. Poi si occuperà solo dei magistrati ordinari, gli amministrativi e i contabili continueranno a gestire le sanzioni con il vecchio sistema. Inoltre, bisognerà cambiare anche i consigli giudiziari (organi disciplinari locali, che si trovano in ogni distretto di corte d’appello, ndr). Potrebbero volerci anni. Questa riforma non è a costo zero, da un punto di vista della funzionalità del sistema. C’è poi ancora una cosa che mi preme dire.

Quale?

Si dice addirittura che così avremo l'imparzialità dei giudici, ma di cosa stiamo parlando? L’imparzialità si esercita nello svolgimento delle funzioni.
Nel processo, quindi. Quando il giudice prende decisioni.
Esatto. I giudici sono soggetti soltanto alla legge, dice la Costituzione. Da lì deriva la loro imparzialità, non certo dai due Csm. Per concludere, auspico che si faccia chiarezza sul contenuto della riforma. Per mia tradizione culturale, non ho nulla contro l’idea di affrontare, finalmente, alcuni problemi che la magistratura ha da tempo. Alcuni, peraltro, così chiari e evidenti. Tuttavia bisogna fare conti con la realtà. E la realtà è che la riforma del governo Meloni dice altro. Solo se ragioniamo sul testo, saremo in grado di poter discutere. Ma bisogna parlare del merito, perché gli slogan non servono a nessuno.

"Sulla riforma delle carriere un dibattito da asilo infantile. Gli slogan non fanno bene a nessuno" Intervista a Cesare Pinelli, professore di diritto pubblico alla Sapienza: "Si sta trattando nel modo sbagliato un tema delicato. Giusto affrontare i…

05/06/2025

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