LabArte Rita Campolo
23/03/2026
Le radici perdute delle parole
Penso spesso all’importanza delle parole.
Le usiamo ogni giorno a manciate come un uomo che semina a spaglio per la successiva stagione eppure raramente ci soffermiamo sulla loro voce antica.
Forse perché le parole ci sembrano familiari, domestiche, e proprio per questo smettiamo di ascoltarle davvero.
C’è una bellezza profonda nell’etimologia delle parole, la radice che permette ad ogni seme di divenire pianta.
E ogni volta qualcosa in me si chiarisce, il linguaggio torna ad essere una mappa per orientarsi nei significati.
Non è un esercizio intellettuale, ma un atto di discendenza e ogni volta scendo anche dentro di me. Scavo, rimuovo la terra secca, pulisco per lasciare che il seme possa mettere le sue radici nella terra morbida.
E allora posso liberare quella parola da ogni credenza, usanza, sovrastruttura.
Decostruire per lasciare che la parola torni a respirare.
L’etimologia diventa allora un modo per tornare alla sorgente, per “re-visionare”, guardare di nuovo, con gli occhi del cuore.
Ogni parola racconta.
Non è solo un suono, un oggetto, una cosa, un’emozione.
Crisi, per esempio, viene dal greco krino: separare, scegliere, valutare.
Non è più soltanto una rottura, qualcosa che oggi evoca subito nella nostra mente qualcosa di negativo, ma ci parla di discernimento.
Dietro la paura c’è una nuova possibilità.
Le parole allora smettono di essere etichette e tornano ad essere soglie.
Spesso le parole le usiamo addomesticate, tendiamo ad utilizzarle cosi come ci sono state consegnate, con le loro mutazioni, con le tante sovrastrutture e i mille travestimenti.
L’etimologia apre una porta e ci invita a guardare oltre la superficie del linguaggio.
Il modo in cui nominiamo le cose crea il nostro mondo, le nostre emozioni, il nostro stato d’animo e quello delle persone a cui ci rivolgiamo.
Conoscere le radici di un termine è un pò come ricostruire un albero genealogico del linguaggio.
Ogni parola ritrovata restituisce sacralità al dire, e forse anche al vivere.
Forse per questo amo lavorare con le parole, con i simboli e con le immagini.
Nell’arteterapia, come nell’astrologia archetipica, accade qualcosa di simile. Quando lavoriamo con le nostre immagini interiori o con i simboli, torniamo alla loro radice e qualcosa dentro di noi si illumina.. un ricordo, un significato, una possibilità nuova.
Qualcosa si muove, prende forma, chiede di essere visto..
Prova anche tu!
Prendi una parola che ricorre spesso nella tua vita in questo momento e domandati da dove viene. Cercane l’etimologia..
Quale radice porta con sé?
Quale storia?
Poi prendi un foglio e scrivi quella parola al centro.
Lascia che da lì nascano delle radici. Disegnale senza pensarci troppo.
Sottili, spesse, intrecciate o spezzate, profonde o appena accennate..
Non cercare una forma bella, lascia che sia vera
Chiediti:
Dove affondano?
Sono libere o incontrano ostacoli?
Poi osserva il tuo disegno.
C’è qualcosa che chiede di essere trasformato?
Forse una radice può allungarsi, forse una parte può trovare più spazio, forse la terra può diventare più morbida.
A volte cambiare un’immagine è già un modo per cambiare il nostro modo di stare dentro quella parola.
Se vuoi, puoi scrivere accanto ad alcune delle tue radici, la parola che senti essere per te più vicina ora.
A volte non sono le situazioni a cambiare la nostra vita, ma il nome che diamo alle cose.
Quando una parola cambia significato, cambia anche il paesaggio interiore in cui ci muoviamo.
E a volte basta questo per accendere una piccola luce sul nostro sentiero.
https://www.ritacampolo.com/post/le-radici-perdute-delle-parole
31/10/2025
Notte di soglia 🔥
Questo è il tempo della terra che si prepara al riposo, anche se li fuori c’è ancora un gran caldo..
La terra riposa, ma non dorme davvero.
Sotto, il seme si raccoglie in sé e respira piano.
Anch’io provo a farlo..
Dentro, una linfa invisibile scorre.
Dentro, si nutre del buio e del tempo necessario.
Dentro di me, qualcosa si arrende e si riposa.
Di un riposo sacro.
È tempo di lasciar andare.
Abitudini, dolori, i rancori, i ruoli e i nomi che non servono più.
Come gli alberi é tempo di alleggerirsi.
Questo buio non mi fa paura.. mi protegge, custodisce.
Mi dona radici.
Mi sta mostrando da dove vengo. Chi c’è stato prima di me, ciò che mi hanno insegnato, le gabbie che ho ricevuto..
Sento che questo silenzio non è vuoto.. è grembo, è attesa.
C’è la fine e c’è il nuovo inizio.
Osservo la fiamma di una candela che danza lenta.
Scrivo su un foglio ciò che voglio consegnare al fuoco..
paure, rancori, sensi di colpa, ciò che a volte pesa come una grande pietra..
La carta si arriccia, sfrigola, la fiamma l’avvolge e poi la consuma.
Così compio il mio rito del distacco..
Brucia e si dissolve. E in quel fumo che sale qualcosa si libera anche in me.
Sono grata a questo fuoco.
A chi c’è stato, a chi c’è, a chi ritorna.
A tutti i semi che attendono.
Il buio è un grembo..
Dal buio impari a riconoscere la luce.
E allora impari ad accogliere anche l’ombra.
Impari a non fuggirla.
Due metà dello stesso volto dove il confine non separa, piuttosto rivela.
Nel buio tutto tace.
Nel buio, tutto parla.
Sulla soglia tra il dire e il tacere si scopre la verità.
Forse questa è la soglia..
29/10/2025
L’astrologia umanistica ci parla attraverso i simboli, l’Arteterapia ci offre strumenti per ascoltarli e trasformarli.
♏ Scorpione
♇ e ♂ Archetipo: lo sciamano
Lo Scorpione è colui che attraversa la notte e genera l’alba.
È l’archetipo della trasformazione, custode della morte e della rinascita, trasforma le ferite in potere e la perdita in nuova vita.
Proprio come la Fenice, incarna la capacità di morire e rinascere dalle proprie ceneri, brucia nel fuoco della prova e ne riemerge trasformato.
La sua intuizione è profonda, la sua percezione sottile, il suo sguardo penetra oltre il velo delle apparenze. E’ attratto dal mistero e delle verità celate.
Poiché impara fin da piccolo a leggere oltre le parole, lui vede nell’ombra e coglie ogni incongruenza.
Lo Scorpione non teme l’ombra: la abita, la rende rivelazione.
La sua energia è magnetica e seduttiva. Riesce sempre ad entrare nelle ombre dell’altro con naturalezza.
Se incanalata, questa passione può diventare forza di guarigione e di evoluzione.
E’ un segno legato al potere, la sua meta è quella di contattare il proprio potere personale. Un contatto sempre molto al limite poiché Plutone in luce è il potere personale ma in ombra diventa potere sugli altri.
Lo scorpione è un’anima estremamente sensibile.
Ha paura di perdere e l’angoscia di essere abbandonato, per questo a volte può divenire dipendente o diffidente.
A volte trattiene, teme di lasciarsi andare, ma solo lasciando cadere il controllo può liberarsi delle sue scorie emotive: paura, rabbia, attaccamento.
Imparare ad accogliere la perdita è l’inizio della sua vera trasformazione.
Progetto solare
Compito dello scorpione è trasformare.
Mentre per la bilancia la relazione è basata sul riconoscimento dell’altro e dei suoi diritti, nello scorpione questo scende ad un piano molto più profondo. Il difficile compito é quello di portare la relazione dove si possa avere un confronto con le proprie parti irrisolte per divenire luogo di trasformazione autentica.
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