Massimo Boresta
I CINQUE AUGURI DI KANO JIGORO PER GLI INSEGNANTI DI JUDO
COME INSEGNARE SECONDO LO SPIRITO DEL FONDATORE
INTRODUZIONE
Nell'ottobre 1919, Kanō Jigorō, fondatore di judo ed educatore visionario, pubblicò un testo intitolato "Desideri per gli insegnanti di judo" (J ūdō no kyōshi ni tai suru kibō).
Tradotto e commentato dal ricercatore Yves Cadot, questo eccezionale documento rivela il concetto educativo del Kanō in un momento in cui il judo era appena stato integrato nelle scuole giapponesi.
Più che una guida tecnica, è un vero e proprio manifesto pedagogico: Kanō definisce il ruolo dell'insegnante come educatore morale, intellettuale e sociale.
Un secolo dopo, le sue parole rimangono altrettanta forza e rilevanza.
1. NON TRASCURARE MAI LA PROPRIA ISTRUZIONE
Prima di insegnare, bisogna continuare ad educarsi.
L'insegnante non è un maestro finito, ma uno studente che non smette mai di imparare.
Kanō ricorda che questa formazione si sviluppa su diversi livelli: morale, tecnico e intellettuale.
Assume curiosità, rigore e gusto per il progresso interiore.
|. "Un insegnante che smette di imparare smette anche di saper insegnare.
2. COLTIVA IL TUO CARATTERE
La prima qualità di un insegnante non è né forza né tecnica, ma carattere.
Kanō ti invita a circondarti di persone giuste, evitare il basso spirito e nutrire la riflessione attraverso la lettura e la pratica della rettitudine.
L'esempio personale rimane la prima lezione impartita ad uno studente.
Il judo, prima di essere arte della proiezione, era una scuola di comportamento.
| "Quello che uno studente impara da un sensei non è solo ciò che fa sul tatami, ma ciò che è all'esterno. "
3. PRATICA CON INTELLIGENZA
Molti pensano che ci voglia un maestro per progredire.
Sfumatura Kanō: all'inizio sì, ma poi, l'auto-riflessione diventa essenziale.
Anche con partner meno esperti, possiamo progredire se rispettiamo i principi del judo:
• non forzare,
• rompere la postura (kuzushi) prima di agire,
• Cerca la massima efficienza con il minimo sforzo,
• non ferire mai te stesso o ferire gli altri.
Ecco come si forgia la vera maestria, quella che nasce dalla consapevolezza del giusto movimento.
| "La pratica vale solo se è consapevole. "
4. INSEGNANDO LA VIA
Essere un buon judoka non basta per essere un buon insegnante.
Kanō sottolinea l'importanza di riflettere sulla propria pedagogia.
Di fronte a un gruppo, bisogna saper organizzare le lezioni, scegliere una progressione chiara e mantenere l'attenzione degli studenti.
Anche nelle singole classi, la chiarezza delle spiegazioni e l'ordine di apprendimento determinano i risultati.
L'insegnante è soprattutto una guida che plasma l'esperienza dello studente.
| "La pedagogia è la tecnica del cuore e della chiarezza. "
5. APERTI ALLA SCIENZA E ALLA CULTURA
Il judo, integrato nell'educazione fisica scolastica, deve basarsi sulle conoscenze scientifiche: anatomia, fisiologia, igiene, ma anche cultura generale ed educazione morale.
L'insegnante di judo deve essere in grado di rispondere alle domande dei suoi studenti, aiutarli a capire il legame tra corpo, mente e società e guidarli verso una pratica illuminata.
Così il judo diventa un completo strumento di addestramento umano.
| "Il judo non educa solo i combattenti, ma i cittadini. "
IN CONCLUSIONE
Questi cinque desideri di Kanō Jigorō dipingono il ritratto ideale dell'insegnante di judo: un educatore completo, coltivato, riflessivo ed esemplare.
Per lui insegnare judo è insegnare la strada per essere nel mondo.
Più che uno sport o un'arte marziale, il judo sta diventando un percorso di miglioramento personale e collettivo.
| "Il judo è un modo per migliorare se stessi e la società. »
— Kanō Jigorō
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Fonte della traduzione originale :
Yves Cadot (4 aprile 2020), Auguri per gli insegnanti di Judo (2/4),
Dillo nel corpo, Hypothèses.org —
https://doi.org/10.58079/n65m
10/09/2025
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