Scripta Manent
21/05/2026
MUSSOLINI, IN REALTA', VOLEVA O NO ENTRARE IN GUERRA?
Nel 1939–inizio 1940 Mussolini ha diversi motivi per non volere la guerra. Sa che l’Italia non è pronta: l’esercito è logorato dall’Etiopia e dalla Spagna, mancano mezzi moderni, carburanti, materie prime, perfino equipaggiamento di base.
L’economia è fragile, la bilancia dei pagamenti è in sofferenza, le scorte di carburante e di materie prime garantiscono pochi mesi di guerra vera. La popolazione non è affatto unanime ed entusiasta: dietro la retorica del regime c’è stanchezza, timore, e il ricordo ancora vivo del massacro della Grande Guerra.
Inoltre, Mussolini teme che un conflitto lungo possa travolgere proprio i regimi dittatoriali come il suo, esponendolo a un rischio interno enorme. Per questo sceglie la “non belligeranza”: non neutralità di principio, ma un attendismo calcolato, aspettando di vedere come evolve il conflitto.
Allo stesso tempo però Mussolini non rinuncia all’idea di una guerra “sua” in un secondo momento. Il Patto d’Acciaio lo lega politicamente e ideologicamente alla Germania hitleriana, che considera il partner indispensabile per ridisegnare l’ordine europeo.
Quando le offensive lampo tedesche travolgono la Polonia prima e la Francia poi, lui è convinto che la guerra sia ormai decisa e che l’Inghilterra sia a un passo dal crollo. A quel punto scatta un altro timore: restare escluso dal tavolo della pace, arrivare “a guerra finita” senza poter reclamare colonie, territori, prestigio imperiale.
L’idea è quella di una “guerra breve” e “a basso costo”: pochi mesi di operazioni, qualche migliaio di morti, e poi sedersi accanto a Hi**er tra i vincitori. In più, Mussolini sogna una “guerra parallela”, in cui l’Italia combatte sì al fianco della Germania, ma per obiettivi propri nel Mediterraneo e nei Balcani, per non essere solo un gregario del Reich.
La decisione del 10 giugno 1940 nasce proprio da questo intreccio: da una parte la consapevolezza iniziale che l’Italia non può reggere un conflitto totale, dall’altra la paura di perdere il treno della vittoria e la tentazione di un colpo di fortuna, convinto che tutto sia già deciso e che basti “gettare qualche morto sul tavolo della pace”.
Ed è qui che sta il punto della discussione: Mussolini voleva evitare la guerra e ne è stato travolto, oppure l’ha cercata nel momento che gli sembrava più conveniente, illudendosi di poter fare una guerra facile e breve?
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