Anna Rollando

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06/04/2026

Mozart e il Miserere “proibito”: genio o leggenda?
Nel 1770, a soli 14 anni, Wolfgang Amadeus Mozart si trovava a Roma durante la Settimana Santa. Nella Ca****la Sistina ascoltò il celebre Miserere di Gregorio Allegri, un brano eseguito esclusivamente in quei giorni e custodito gelosamente dal Vaticano: copiarlo o divulgarlo era proibito, addirittura sotto pena di scomunica.
Eppure accadde qualcosa di straordinario.
Mozart ascoltò il brano una sola volta, il Mercoledì Santo. Tornato nella sua stanza, lo trascrisse interamente a memoria, nota per nota. Due giorni dopo, il Venerdì Santo, tornò ad ascoltarlo con lo spartito nascosto… ma solo per correggere qualche piccolo dettaglio.
Quando la trascrizione iniziò a circolare, il mondo musicale rimase senza parole. Si racconta persino che il Papa, invece di punirlo, fosse così colpito da conferirgli un’onorificenza. Verità o leggenda? Difficile dirlo. Ma una cosa è certa: la memoria di Mozart era fuori dal comune.
Ma qual era il suo “segreto”?
Innanzitutto Mozart possedeva il cosiddetto “orecchio assoluto”, cioè la capacità di riconoscere immediatamente ogni nota. Ma questo, da solo, non basta a spiegare tutto.
Aggiungiamo anche che Mozart spesso "scriveva" l'intera opera in testa prima di toccare la carta. La scrittura manuale era per lui quasi un compito amministrativo, una copia fisica di ciò che era già finito e rifinito nella sua mente.
Per Amadeus la musica era praticamente una lingua madre. Conosceva così bene le regole dell'armonia, del contrappunto e delle forme musicali che riusciva a prevedere dove la musica "doveva" andare. Se sentiva l'inizio di una frase, la sua mente completava automaticamente il resto secondo la logica musicale dell'epoca.
E utilizzava delle strategie efficaci, in maniera più o meno consapevole: ad esempio in psicologia il processo del Chunking (raggruppamento) permette di unire molte informazioni in un unico "blocco". Invece di ricordare 100 note, Mozart ricordava "una scala di Do maggiore", "un arpeggio di settima" o "una cadenza d'inganno": naturalmente questo riduceva drasticamente lo sforzo mnemonico.
In altre parole, Mozart non “fotografava” la musica: la capiva.
E questo talento emergeva ancora di più nelle sfide di improvvisazione, molto popolari nei salotti viennesi dell’epoca.
Davanti a un tema dato sul momento, Mozart lo analizzava all’istante e lo trasformava in variazioni, fughe o nuove composizioni. Nel celebre duello con Muzio Clementi nel 1781, non si limitò a eseguire: rielaborò in tempo reale le idee dell’avversario, quasi “dialogando” musicalmente con lui.
In un'altra occasione, si racconta che Mozart abbia scritto una parte per pianoforte che richiedeva di colpire una nota al centro della tastiera mentre le mani erano impegnate agli estremi. Quando l'avversario disse che era impossibile, Mozart si chinò e colpì la nota con il naso!
Aneddoto forse esagerato, ma possibile dato il personaggio, e che rende bene l’idea della sua incredibile padronanza e ironia.

In conclusione potremmo dire che la sua memoria era eccezionale perché semantica, basata cioè sul significato e sulla logica della musica, piuttosto che puramente visiva o uditiva: anche questo aspetto della sua personalità contribuisce a rendere ancora oggi il suo genio così affascinante.
🎵(Immagine creata appositamente con AI per dare forma al pensiero)😊

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