Psocoidea editing
13/04/2026
"... E poi c’è Rafilina: non una figura fragile, non una presenza da salvare, ma una donna che resiste, anche quando il mondo attorno a lei cerca di definirla, incasellarla, persino curarla” La sua forza non è urlata: è sottile, ostinata, quasi scomoda. E forse proprio per questo così reale..."
I tre esorcismi di Rafilina da Torresuso sul sito Dipassioniedisecoli
I tre esorcismi di Rafilina da Torrecuso. il coraggio di essere fraintesa Una storia tra fede e paura, in cui una donna diventa il simbolo più scomodo: quello della libertà di pensiero.
25/03/2026
Conflitto, cattivi e Diderot
Per non evaporare nel soliloquio, ogni romanzo necessita di un po' di fragore mondano: l'attrito di una sfida, di una partenza, di un fallimento... Un conflitto.
Eppure, se la luce del conflitto non attraversasse il vetro colorato della nostra memoria, non illuminerebbe che polvere sterile. L'evento esterno è solo il reagente chimico necessario a far affiorare i colori invisibili della nostra essenza.
La vera architettura di un'opera poggia sulle fragili e invisibili oscillazioni dell'anima.
Troppo spesso l’autore si affanna a erigere ostacoli pratici, naturali, sociali o strumentali, dimenticando che il vero dramma non è la tempesta che infuria fuori di casa, ma il tremore della mano che esita a scostare la tenda della finestra.
Un personaggio che non combatta contro i propri fantasmi è come un fiore di seta: anche se ricostruito in impeccabile, sarà sempre percepito come finto; privo di profumo e di vita.
In ogni scena che tracciate, non chiedetevi solo se il protagonista varcherà la soglia del desiderio. Chiedetevi quale frammento di sé stia sacrificando in quel passo.
In molta narrativa commerciale, il conflitto è binario. C'è un eroe buono che si oppone a un cattivo malvagio che vuole il potere, vuole distruggere il mondo o far soffrire la gente. Una scelta narrativa che crea intrattenimento, ma non empatia profonda.
Il paradosso di Diderot, noto pure come il principio dell'antagonista tridimensionale, suggerisce che il vero conflitto drammatico nasce solo quando due verità si scontrano. Quando non c'è un bene opposto al male ma uno scontro tra due ragioni morali. Chi è che ha torto? Entrambi e nessuno. Questo, inevitabilmente, è il conflitto che affascina di più il lettore. Il riferimento filosofico, legato al Nipote di Rameau, gioca sull'idea che non esiste una morale assoluta: ogni individuo agisce spinto dalle proprie necessità e dalla propria natura. In narrativa, questo significa che il "cattivo" è semplicemente qualcuno che ha delle priorità diverse da quella del protagonista.
In generale, non basta che succedano "cose brutte". Il vero conflitto sta nella sorpresa amara di scoprire che la realtà è più dura, complessa o ironica di quanto previsto. È in quel "vuoto" che il personaggio è costretto ad affrontare. Per evolvere o soccombere.
Se il vostro manoscritto attende quel soffio di vita che lo renda meno freddo e prevedibile, affidatelo alle nostre cure. Ci nutriremo delle vostre incertezze per restituirvi la vostra verità!
[Nell'immagine il quadro Ivan il Terribile e suo figlio Ivan il 16 novembre 1581, olio su tela di Il'ja Efimovič Repin databile al 1870]
19/03/2026
Talvolta, indugiando col dito sul dorso stanco di un volume riposto da anni nel silenzio della libreria, ci si imbatte in un fremito minuscolo... un'apparizione d’avorio che parrebbe scaturire dalla sostanza stessa del tempo: lo psocottero. Piccolo pidocchio della famiglia Psocoidea.
Questa creaturina è un umile custode delle nostre intermittenze letterarie, un bibliotecario infinitesimale che trae il proprio sostentamento dalle muffe segrete e dalle antiche colle. Un intellettuale: non si nutre di cuoio capelluto, polvere o foglie, ma dei legami fisici che tengono unite le pagine dei romanzi.
E chi lo sa... magari lo psocottero non è solo attratto dall'umidità nascosta tra le fibre, ma sta attento anche a quella "rugiada narrativa" che bagna le prime righe di un romanzo.
Un "buon romanzo" si rivela anche da quello... dall'incipit. Non è dittatura del gancio. Né meccanismo di ipnosi.
Un buon inizio è una necessaria esca per la memoria e il desiderio: un boccone di testo che ha il potere di schiudere l'universo di un'opera. Esso è la colla che ci avvince al volume, la promessa di un nutrimento spirituale che ci spinge a violare il candore dei fogli successivi.
Avete mai sorpreso questo minuscolo spettro tra le pagine, testimone silenzioso di ogni vostra lettura iniziata e mai dimenticata? Mica lo avete schiacciato? No, che mostruosità!
14/03/2026
Cagliosa di Giuseppe Franza su Il Leggilibri
Il Leggilibri - Il respiro del romanzo Oggi il Leggilibri vi porta a fare conoscenza di alcuni romanzi che da poco si sono accomodati in libreria, il respiro delle loro storie, i personaggi che ne ha fatto casa, l’eco della trama. Con noi, Michelangelo Iossa
07/03/2026
Presente e futuro della letteratura
Uno dei pilastri del dibattito contemporaneo sul futuro in previsione decadente della letteratura riguarda l'impatto della cultura digitale sulla plasticità neuronale.
Maryanne Wolf, che è la direttrice di un centro per la dislessia e l'inclusione sociale presso l'UCLA, denuncia da tempo come la transizione verso gli ambienti digitali stia di fatto distruggendo il circuito neurale della lettura.
Il punto è che, a differenza del linguaggio parlato, la lettura è un'acquisizione culturale più delicata. Una funzione che richiede una specifica riorganizzazione del cervello. Il circuito in questione non è geneticamente programmato. Quindi, deve essere costruito attraverso uno sforzo cognitivo prolungato.
Wolf non predica un rifiuto del digitale. Propone uno sviluppo di un cervello biliterate, capace di alternare la velocità dei media digitali con la profondità della stampa.
I social e l'AI hanno già comportato un calo spaventoso della capacità di "deep reading", che è l'attività integrata in grado di coinvolgere processi visivi, linguistici, semantici e affettivi. Chi ha studiato il fenomeno con test strutturati rileva una diminuzione della stamina e delle abilità interpretative di ordine superiore tra gli studenti. È il cosiddetto Google Effect. Quella condizione in cui la facilità di accesso all'informazione scoraggia la formazione di una base di conoscenze interna. Che è il dominio essenziale per la valutazione critica della verità e per lo sviluppo dell'empatia.
Diventiamo tutti più pigri, smemorati, svagati e incapaci di pensiero profondo. Disimpariamo anche a usare lo spirito critico. Ci accontentiamo della superficialità. Ci lasciamo ingannare e proviamo sempre più spesso ad autoingannarci.
La narrativa è un antidoto a questo depotenziamento?
Scrivere e fruire di letteratura sono esercizi fondamentali per lo sviluppo della Theory of Mind (ToM), ovvero per la crescita della capacità di comprendere e simulare gli stati mentali altrui. Ci sono tanti diversi studi di risonanza magnetica funzionale che dimostrano come la lettura di finzione attivi gli stessi circuiti neurali coinvolti nelle esperienze sociali reali. Questo fenomeno ribadisce che la letteratura non è più interpretabile come un vezzo o una fuga dalla realtà. Essa è una palestra per le abilità sociali e l'intelligenza emotiva.
Ora, però, anche chi scrive tende a farsi appiattire nel proprio sforzo creativo dai social e dall'AI. L'intelligenza artificiale, che riesce a produrre testi tecnicamente puliti e più o meno originali, è un modello anche per chi scrive. Anche se la natura di questi contenuti è intrinsecamente basata su associazioni probabilistiche piuttosto che su un'intenzione cosciente. Tanto i lettori quanto gli scrittori rischiano insomma di sviluppare una dipendenza passiva dall'AI, consegnandosi così a un impoverimento delle proprie capacità ideative.
Il filosofo Byung-Chul Han dice che viviamo in una crisi della narrazione: l'informazione ha preso il sopravvento sulla storia. L'informazione, che è puntiforme, accumulativa e priva di durata, piace di più rispetto alla narrazione, che si stabilizza invece nel tempo e crea un senso di appartenenza e continuità.
Secondo Han, la società contemporanea è dominata da un eccesso di positività. E, soprattutto, da un imperativo di trasparenza che confina con il pornografico. Un sistema che distrugge la segretezza e l'opacità necessarie per la vera relazione con l'altro.
La letteratura, che richiede silenzio, attesa e una passività originaria, rappresenta l'antitesi di questo modello.
Magari l'umanità ha capito che pensare le è faticoso e che l'esperienza contemplativa non porta mai alla felicità. Ma di certo il fare frenetico, la produttività neoliberista e la funzionalità delegata alle macchine non ci rendono così appagati e completi...
In Italia si ragiona sulla disarticolazione dei presupposti del pensiero moderno. Si studiano Gianni Celati e Italo Calvino come esempi da inseguire. Principalmente per la loro capacità di narrare lo spaesamento e la fragilità dell'identità contemporanea...
Filosoficamente, ciò che invece la letteratura dovrebbe subito riconsiderare e riscoprire è il suo potere attivo. La forza e l'incanto con cui offre al soggetto la capacità di indugiare e di narrare la propria esistenza, per sottrarla alla dittatura dell'istante e dell'informazione.
La letteratura è un esercizio di resistenza. Contro la pigrizia. Contro la superficialità dilagante. Contro l'indifferenza morale. E contro il pericolo di una vera e propria involuzione antropologica.
(Nell'immagine Biff Tannen, in Ritorno al Futuro II)
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