Cinema Fulgor
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Viale Carpi, 18, Riccione
23/06/2026
𝐐𝐔𝐀𝐋𝐂𝐔𝐍𝐎 𝐕𝐎𝐋𝐎̀ 𝐒𝐔𝐋 𝐍𝐈𝐃𝐎 𝐃𝐄𝐋 𝐂𝐔𝐂𝐔𝐋𝐎
𝐎𝐧𝐞 𝐅𝐥𝐞𝐰 𝐎𝐯𝐞𝐫 𝐭𝐡𝐞 𝐂𝐮𝐜𝐤𝐨𝐨'𝐬 𝐍𝐞𝐬𝐭
𝑅𝑒𝑔𝑖𝑎 𝑑𝑖 𝑀𝑖𝑙𝑜𝑠 𝐹𝑜𝑟𝑚𝑎𝑛
Martedì 30 giugno | ore 21 | VO sub ita
𝑹.𝑷. 𝑴𝒄𝑴𝒖𝒓𝒑𝒉𝒚, 𝒅𝒆𝒕𝒆𝒏𝒖𝒕𝒐 𝒄𝒉𝒆 𝒇𝒊𝒏𝒈𝒆 𝒑𝒂𝒛𝒛𝒊𝒂 𝒑𝒆𝒓 𝒆𝒗𝒊𝒕𝒂𝒓𝒆 𝒊𝒍 𝒍𝒂𝒗𝒐𝒓𝒐 𝒇𝒐𝒓𝒛𝒂𝒕𝒐, 𝒗𝒊𝒆𝒏𝒆 𝒕𝒓𝒂𝒔𝒇𝒆𝒓𝒊𝒕𝒐 𝒊𝒏 𝒖𝒏 𝒓𝒆𝒑𝒂𝒓𝒕𝒐 𝒑𝒔𝒊𝒄𝒉𝒊𝒂𝒕𝒓𝒊𝒄𝒐. 𝑪𝒓𝒆𝒅𝒆 𝒅𝒊 𝒑𝒐𝒕𝒆𝒓 𝒑𝒊𝒆𝒈𝒂𝒓𝒆 𝒍𝒆 𝒓𝒆𝒈𝒐𝒍𝒆 𝒄𝒐𝒏 𝒍𝒂 𝒓𝒊𝒔𝒂𝒕𝒂. 𝑻𝒓𝒐𝒗𝒂 𝒊𝒏𝒗𝒆𝒄𝒆 𝒖𝒏 𝒔𝒊𝒔𝒕𝒆𝒎𝒂 𝒄𝒉𝒆 𝒏𝒐𝒏 𝒈𝒊𝒐𝒄𝒂: 𝑵𝒖𝒓𝒔𝒆 𝑹𝒂𝒕𝒄𝒉𝒆𝒅, 𝒍𝒂 𝒔𝒖𝒂 𝒅𝒐𝒍𝒄𝒆𝒛𝒛𝒂 𝒈𝒍𝒂𝒄𝒊𝒂𝒍𝒆, 𝒍𝒆 𝒔𝒆𝒅𝒖𝒕𝒆 𝒅𝒊 𝒕𝒆𝒓𝒂𝒑𝒊𝒂 𝒅𝒊 𝒈𝒓𝒖𝒑𝒑𝒐 𝒄𝒐𝒎𝒆 𝒔𝒕𝒓𝒖𝒎𝒆𝒏𝒕𝒐 𝒅𝒊 𝒄𝒐𝒏𝒕𝒓𝒐𝒍𝒍𝒐. 𝑻𝒓𝒂 𝒊 𝒄𝒐𝒎𝒑𝒂𝒈𝒏𝒊 𝒅𝒊 𝒔𝒕𝒂𝒏𝒛𝒂, 𝒊𝒍 𝒈𝒊𝒈𝒂𝒏𝒕𝒆 𝒎𝒖𝒕𝒐 𝑪𝒉𝒊𝒆𝒇, 𝒊𝒍 𝒈𝒊𝒐𝒗𝒂𝒏𝒆 𝑩𝒊𝒍𝒍𝒚, 𝒊𝒍 𝒕𝒊𝒎𝒊𝒅𝒐 𝑯𝒂𝒓𝒅𝒊𝒏𝒈, 𝑴𝒄𝑴𝒖𝒓𝒑𝒉𝒚 𝒂𝒄𝒄𝒆𝒏𝒅𝒆 𝒖𝒏𝒂 𝒓𝒊𝒃𝒆𝒍𝒍𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒄𝒉𝒆 𝒏𝒐𝒏 𝒑𝒖𝒐̀ 𝒗𝒊𝒏𝒄𝒆𝒓𝒆, 𝒎𝒂 𝒄𝒉𝒆 𝒒𝒖𝒂𝒍𝒄𝒖𝒏𝒐, 𝒂𝒍𝒍𝒂 𝒇𝒊𝒏𝒆, 𝒑𝒐𝒓𝒕𝒆𝒓𝒂̀ 𝒐𝒍𝒕𝒓𝒆 𝒍𝒆 𝒔𝒃𝒂𝒓𝒓𝒆.
Miloš Forman arriva a girare Qualcuno volò sul nido del cuculo nel 1975 con un bagaglio pesante. È fuggito dalla Cecoslovacchia dopo che i carri armati sovietici hanno spento la Primavera di Praga nel 1968. Quando si trova tra le mani il romanzo di Ken Kesey, non vede una semplice storia di medici e pazienti: vede il funzionamento di un regime.
Il film, girato in un vero manicomio dell'Oregon in pellicola 35mm, evita ogni spettacolarizzazione della follia. Forman lavora sui volti e sui dettagli concreti della reclusione. Lo scontro non è tra un matto e una sadica, ma tra due visioni del mondo. Da una parte c'è McMurphy, interpretato da un Jack Nicholson teso, fisico, che usa il corpo come un'arma di disturbo. Dall'altra c'è l'infermiera Ratched di Louise Fletcher. La sua forza non sta nella cattiveria, ma nella calma burocratica. Rappresenta l'autorità che ti distrugge parlandoti a bassa voce, convinta di fare il tuo bene mentre ti priva della dignità.
Martedì 30 giugno | ore 21 | VO sub ita
𝐁𝐢𝐠𝐥𝐢𝐞𝐭𝐭𝐢 →
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22/06/2026
𝐀𝐑𝐑𝐈𝐄 – 𝐋𝐎 𝐒𝐆𝐔𝐀𝐑𝐃𝐎 𝐃𝐈 𝐒𝐀𝐓𝐀𝐍𝐀
𝑪𝑨𝑹𝑹𝑰𝑬
𝐵𝑟𝑖𝑎𝑛 𝐷𝑒 𝑃𝑎𝑙𝑚𝑎
🔹️Sabato 27 giugno | ore 23 | VO sub ita
Sala Federico 🔹️
𝑪𝒂𝒓𝒓𝒊𝒆 𝑾𝒉𝒊𝒕𝒆 𝒉𝒂 𝒔𝒆𝒅𝒊𝒄𝒊 𝒂𝒏𝒏𝒊, 𝒗𝒊𝒗𝒆 𝒄𝒐𝒏 𝒍𝒂 𝒎𝒂𝒅𝒓𝒆 𝒊𝒏 𝒖𝒏𝒂 𝒄𝒂𝒔𝒂 𝒄𝒉𝒆 𝒑𝒖𝒛𝒛𝒂 𝒅𝒊 𝒄𝒂𝒏𝒅𝒆𝒍𝒆 𝒆 𝒑𝒓𝒆𝒈𝒉𝒊𝒆𝒓𝒆. 𝑵𝒐𝒏 𝒔𝒂 𝒄𝒐𝒔𝒂 𝒔𝒊𝒂𝒏𝒐 𝒍𝒆 𝒎𝒆𝒔𝒕𝒓𝒖𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒊. 𝑸𝒖𝒂𝒏𝒅𝒐 𝒍𝒆 𝒂𝒓𝒓𝒊𝒗𝒂𝒏𝒐 𝒔𝒐𝒕𝒕𝒐 𝒍𝒂 𝒅𝒐𝒄𝒄𝒊𝒂 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒑𝒂𝒍𝒆𝒔𝒕𝒓𝒂 𝒔𝒄𝒐𝒍𝒂𝒔𝒕𝒊𝒄𝒂, 𝒍𝒆 𝒄𝒐𝒎𝒑𝒂𝒈𝒏𝒆 𝒍𝒆 𝒕𝒊𝒓𝒂𝒏𝒐 𝒂𝒅𝒅𝒐𝒔𝒔𝒐 𝒂𝒔𝒔𝒐𝒓𝒃𝒆𝒏𝒕𝒊 𝒆 𝒕𝒂𝒎𝒑𝒐𝒏𝒊 𝒆 𝒍𝒂 𝒓𝒊𝒑𝒓𝒆𝒏𝒅𝒐𝒏𝒐 𝒄𝒐𝒏 𝒊𝒍 𝒄𝒆𝒍𝒍𝒖𝒍𝒂𝒓𝒆. 𝑪𝒂𝒓𝒓𝒊𝒆 𝒉𝒂 𝒖𝒏 𝒑𝒐𝒕𝒆𝒓𝒆 𝒄𝒉𝒆 𝒏𝒐𝒏 𝒄𝒂𝒑𝒊𝒔𝒄𝒆. 𝑳𝒂 𝒎𝒂𝒅𝒓𝒆 𝒑𝒆𝒏𝒔𝒂 𝒔𝒊𝒂 𝑺𝒂𝒕𝒂𝒏𝒂. 𝑰𝒍 𝒃𝒂𝒍𝒍𝒐 𝒅𝒊 𝒇𝒊𝒏𝒆 𝒂𝒏𝒏𝒐 𝒔𝒆𝒎𝒃𝒓𝒂 𝒖𝒏𝒂 𝒗𝒊𝒂 𝒅'𝒖𝒔𝒄𝒊𝒕𝒂. 𝑵𝒐𝒏 𝒍𝒐 𝒆̀.
Brian De Palma gira nel 1976 il primo romanzo di Stephen King, uscito due anni prima, quando King ancora insegnava inglese al liceo e scriveva nei fine settimana. De Palma non fa un film di paura: fa un film sulla vergogna, quella che non passa, quella che ti segna prima ancora di farti esplodere. La telecinesi di Carrie è una metafora troppo evidente per essere solo metafora: è il corpo che ribalta chi lo ha umiliato, senza distinzione tra colpevoli e innocenti.
Mario Tosi fotografa il tutto con una cinepresa che slitta, che si avvicina, che si perde nei riflessi del sangue sintetico, quello della doccia, quello del secchio, quello della madre. Pino Donaggio firma una colonna sonora che cita Psyco di Hitchcock e poi se ne distacca, costruendo una tensione barocca, quasi operistica. Sissy Spacek ha ventisei anni ma sembra quindici, e recita con un corpo che si rannicchia, che si ritrae, che alla fine non si riconosce più. Piper Laurie, come la madre, è così fuori scala che sembra venuta da un altro film, forse da un altro secolo. Entrambe nominate all'Oscar.
𝐁𝐢𝐠𝐥𝐢𝐞𝐭𝐭𝐢 →
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21/06/2026
𝐋𝐀 𝐍𝐎𝐓𝐓𝐄 𝐃𝐄𝐈 𝐌𝐎𝐑𝐓𝐈 𝐕𝐈𝐕𝐄𝐍𝐓𝐈
𝐺𝑒𝑜𝑟𝑔𝑒 𝐴. 𝑅𝑜𝑚𝑒𝑟𝑜
🔹️Sabato 27 giugno | ore 23 |
Sala Giulietta 🔹️
𝑩𝒂𝒓𝒃𝒂𝒓𝒂 𝒆 𝒔𝒖𝒐 𝒇𝒓𝒂𝒕𝒆𝒍𝒍𝒐 𝑱𝒐𝒉𝒏𝒏𝒚 𝒗𝒂𝒏𝒏𝒐 𝒂 𝒕𝒓𝒐𝒗𝒂𝒓𝒆 𝒍𝒂 𝒕𝒐𝒎𝒃𝒂 𝒅𝒆𝒍 𝒑𝒂𝒅𝒓𝒆 𝒊𝒏 𝒖𝒏 𝒄𝒊𝒎𝒊𝒕𝒆𝒓𝒐 𝒅𝒊 𝒑𝒆𝒓𝒊𝒇𝒆𝒓𝒊𝒂 𝒊𝒏 𝑷𝒆𝒏𝒏𝒔𝒚𝒍𝒗𝒂𝒏𝒊𝒂. 𝑱𝒐𝒉𝒏𝒏𝒚 𝒍𝒆 𝒑𝒓𝒆𝒏𝒅𝒆 𝒊𝒏 𝒈𝒊𝒓𝒐: «𝑻𝒊 𝒇𝒂𝒏𝒏𝒐 𝒑𝒂𝒖𝒓𝒂?» 𝑷𝒐𝒊 𝒖𝒏 𝒖𝒐𝒎𝒐 𝒃𝒂𝒓𝒄𝒐𝒍𝒍𝒂𝒏𝒕𝒆, 𝒄𝒐𝒏 𝒈𝒍𝒊 𝒐𝒄𝒄𝒉𝒊 𝒗𝒖𝒐𝒕𝒊, 𝒍𝒊 𝒂𝒈𝒈𝒓𝒆𝒅𝒊𝒔𝒄𝒆. 𝑱𝒐𝒉𝒏𝒏𝒚 𝒄𝒂𝒅𝒆 𝒆 𝒔𝒊 𝒇𝒓𝒂𝒄𝒂𝒔𝒔𝒂 𝒍𝒂 𝒕𝒆𝒔𝒕𝒂 𝒄𝒐𝒏𝒕𝒓𝒐 𝒖𝒏𝒂 𝒍𝒂𝒑𝒊𝒅𝒆. 𝑩𝒂𝒓𝒃𝒂𝒓𝒂 𝒔𝒄𝒂𝒑𝒑𝒂, 𝒕𝒓𝒐𝒗𝒂 𝒖𝒏𝒂 𝒄𝒂𝒔𝒂 𝒊𝒔𝒐𝒍𝒂𝒕𝒂, 𝒔𝒊 𝒃𝒂𝒓𝒓𝒊𝒄𝒂 𝒅𝒆𝒏𝒕𝒓𝒐. 𝑨𝒓𝒓𝒊𝒗𝒂 𝑩𝒆𝒏, 𝒖𝒏 𝒖𝒐𝒎𝒐 𝒏𝒆𝒓𝒐, 𝒆 𝒊𝒏𝒔𝒊𝒆𝒎𝒆 𝒔𝒄𝒐𝒑𝒓𝒐𝒏𝒐 𝒂𝒍𝒕𝒓𝒊 𝒒𝒖𝒂𝒕𝒕𝒓𝒐 𝒏𝒂𝒔𝒄𝒐𝒔𝒕𝒊 𝒊𝒏 𝒄𝒂𝒏𝒕𝒊𝒏𝒂: 𝒖𝒏𝒂 𝒄𝒐𝒑𝒑𝒊𝒂 𝒄𝒐𝒏 𝒖𝒏𝒂 𝒃𝒂𝒎𝒃𝒊𝒏𝒂, 𝒖𝒏𝒂 𝒓𝒂𝒈𝒂𝒛𝒛𝒂 𝒆 𝒊𝒍 𝒔𝒖𝒐 𝒓𝒂𝒈𝒂𝒛𝒛𝒐. 𝑭𝒖𝒐𝒓𝒊, 𝒊 𝒎𝒐𝒓𝒕𝒊 𝒔𝒊 𝒎𝒐𝒍𝒕𝒊𝒑𝒍𝒊𝒄𝒂𝒏𝒐. 𝑵𝒐𝒏 𝒔𝒐𝒏𝒐 𝒗𝒆𝒍𝒐𝒄𝒊, 𝒏𝒐𝒏 𝒔𝒐𝒏𝒐 𝒊𝒏𝒕𝒆𝒍𝒍𝒊𝒈𝒆𝒏𝒕𝒊. 𝑺𝒐𝒏𝒐 𝒔𝒐𝒍𝒐 𝒕𝒂𝒏𝒕𝒊, 𝒆 𝒏𝒐𝒏 𝒔𝒊 𝒇𝒆𝒓𝒎𝒂𝒏𝒐.
George Romero aveva ventotto anni, una società di pubblicità a Pittsburgh e un budget di centoquattordicimila dollari. Aveva girato spot per la televisione, segmenti per Mister Rogers' Neighborhood, film industriali. Con nove amici ha fondato Image Ten, ognuno ha messo seicento dollari. Hanno noleggiato una casa di campagna condannata alla demolizione, comprato cioccolata Bosco per il sangue, carne e frattaglie donate da una macelleria di un investitore. Hanno girato tra il luglio 1967 e il gennaio 1968, a giorni alterni, quando Romero non era impegnato con la pubblicità.
Romero ha scelto il bianco e nero non per risparmiare, anche se il budget lo avrebbe imposto. Ha scelto il bianco e nero perché il sangue nero e bianco sembra più vero. Perché nel 1968 i telegiornali erano ancora in bianco e nero, e il Vietnam arrivava nelle case americane con quella stessa luce piatta, quella stessa grana grezza. Perché Marlon Brando insanguinato in Fronte del porto gli era sembrato più brutale di qualsiasi effetto colorato.
𝐁𝐢𝐠𝐥𝐢𝐞𝐭𝐭𝐢 → https://9g6h.short.gy/mortiviventi
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