Burabacio
31/05/2026
Incontrai David Hockney a 10 anni, nella prefazione di un libro donatomi da una compagna di classe.
"Disegnare" è stato il primo libro tutto mio, un libro pensato per gli adulti ma perfetto per una bambina come me. Quando hai un solo libro, quello diventa oracolo e reliquia. È il tuo tutto, specie se vivi in un paese e in un mondo ancora analogico. Ma per chi ha voglia di disegnare basta poco, un gessetto e un marciapiede, una vecchia agenda, il palmo della mano.
Da 35 anni mi porto appresso Disegnare e torno a rileggerlo.
A 17 anni incontrai nuovamente David Hocney con i suoi grandi collage di fotografie e ne rimasi ossessionata.
Quel primo libro non fu solo un dono ma un seme, un seme che negli anni è diventato una pianta rigogliosa e poi un bosco in cui crescere e invecchiare.
Negli anni ho proseguito a seguire il percorso di David Hockney, la sua gioia e voglia di documentare il mondo e sperimentare ogni mezzo espressivo, dalle fotografie al collage, dall'ipad al fax. E ora che è anziano prosegue a donarci il suo meraviglioso punto di vista sul mondo. Non so se ci si può sentire legati a qualcuno che ci è del tutto sconosciuto, ma so che provo una profonda gratitudine verso questo artista che ho incontrato in momenti tanto importanti della mia vita. L'ho incontrato dentro un seme.
Oggi, mostrando il libro alle mie figlie e raccontando loro la storia del mio primo libro, una ha chiosato: "e vedi un po' ora quanti libri hai, mamma. Vedi un po'. Anzi, valli a contare che io non ci riesco".
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