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08/02/2021
Attorno alla metà del XIX secolo la richiesta della manodopera in Sud America, ed in particolar modo in Brasile, aumentò notevolmente e vi era una forte e pressante domanda lavorativa soprattutto nelle miniere e nelle coltivazioni di canna da zucchero o nei campi dello Stato del Rio Grande do Sul; è opportuno dire che la tratta di schiavi verso l’America del Sud ebbe inizio verso il 1540.
Le civiltà africane, principalmente Bantu e Yoruba, approdarono in Brasile portando con sé religione, credenze e tradizioni per meglio adattarsi al Brasile. Gli schiavi non rinunciarono alla loro religione e, per poterla professare, la nascosero e sincretizzarono le caratteristiche degli Orixás del Candomblé con i santi cattolici. Questo sincretismo fu essenziale per la sopravvivenza delle colture bantu e Yoruba in Brasile; gli schiavi risiedevano nelle cosiddette fazendas che, solitamente, erano composte da tre edifici: una zona per gli schiavi, la chiesa e la casa grande ovvero la casa padronale. Il padrone non risiedeva assieme agli schiavi e, per evitare rivolte o sommosse interne alle nuove comunità, vennero costruite chiese solo per gli africani in Brasile: famosa a Salvador de Bahia è infatti la Chiesa di Nossa Senhora dos pretos al Pelourinho.
Il Candomblé è una religione molto articolata di origine africana che si è sviluppata dapprima in madre patria e, intorno al XIX secolo, in Brasile nelle aree di Recife, Rio de Janeiro, Vitoria e la più famosa, per questo contesto, Salvador de Bahia. Fu proprio nell’ambiente religioso che nacquero le prime confraternite che aiutarono alla conservazione delle culture bantu e yoruba; questa religione ha mantenuto le sue originarie caratteristiche ed è stata adattata al territorio e alla cultura brasiliana la quale l’ha ulteriormente arricchita con i suoi suoni e colori; il Candomblé unisce le divinità del pantheon indigeno con quelle del Cristianesimo stesso: vi è un perfetto equilibrio tra il monoteismo cristiano e il politeismo delle culture africane (le due culture però non vanno confuse fra loro).
Non dimentichiamoci però che l equilibrio che noi oggi troviamo in questa moderna epoca rappresenterà sempre l impegno,il sangue,il sudore e la fede di tutti gli africani morti in nome della loro fede nella religione.
Il Candomblé e la cerchia di suoi fedeli si è ampliato grazie all’eterogeneità dei luoghi di provenienza degli schiavi la quale ha creato un vero e proprio caleidoscopio culturale. Il mondo, nel Candomblé, è diviso in due reami: il primo è l’Orun che è il mondo degli Orixàs e rappresenta il cielo, il secondo è l’Aiê che è il mondo terreno e simboleggia, appunto, la terra.
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