david roccaro

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Photos from david roccaro's post 04/04/2026

Quand'ero piccolo,
di un'infanzia
che non richiede pensiero,
costruivo ponti di carta.

Con un ciuffetto biondo
e l'occhio blu, le mie
piccole mani univano così
le piante che la mamma,
ricordo, teneva in casa.

Era l'estate e il caldo
riempiva le mie narici
che, indispettite dal sudore,
annusavano senza volerlo
un gelsomino
che abitava il balcone.

Il mio gioco era per le formiche
e quei ponti lì mi rendevano felice
a ogni loro attraversare zampettando.

Forse così, mi dico, ho imparato
a temere gli abissi,
quei vuoti che tutto attirano giù.
Così forse ho sentito
che un sottile foglio di carta
e le mie formiche mentali
potessero colmarli
e tenermi per mano.

È, però, proprio così che
quelle pruriginose zampette
hanno contaminato
ogni spazio.

Oggi, invece, che il muscolo è forte
e non è ancora estate,
il mio viso, folto di pelo, diventa
finalmente meno serio.
E quell'occhio blu, bagnato d'azzurro,
che con compassione guarda e rimane,
prepara per i succhi gastrici
polpette di insetti.

Allora, da piccolo,
quei ponti lì mi rendevano felice
e scattavo di gioia nelle mie
stagioni, mentre minuscoli aeroplani
tagliavano delicati cieli senza nuvole.

Adesso, invece, sento che serenità arriva
dal lasciarle andar via
le formiche mentali,
ché senza ponti di carta
fa più paura il vuoto sì,
ma loro muovono libere e leggere.

Così, soprattutto,
senza più loro nella testa,
nel corpo sento
che gli abissi non uccidono,
sono spazi nuovi da abitare.
E collage di fogli colorati.

30x40 acrilici su tela
L'opera è disponibile. Per info contattare in privato.

Photos from david roccaro's post 24/11/2024

L’APPARENZA
Un’assemblea pubblica contiene un dibattito che va avanti da ore. Qualcuno allunga la mano. Estende il dito. Indica l’apparenza e osserva la posizione sulla sedia, l’aspetto e il modo di essere al mondo. Non corrisponde a realtà, urla. Qui la ferita e poche parole. Un’immagine resta impressa: sedie dalle alte gambe viste da giù. Poi torna il colore che inquina il ricordo. E la sveglia e il mattino.
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