Giulia Franco
27/10/2025
Vi aspetto in provincia di Bergamo per raccontare attraverso la mia nuova vita che guarda la disabilità con un altro sguardo chi è ancora per me mio fratello Giacomo.
Grazie e per l’invito ❤️
13/10/2025
È raro che io percorra il corridoio delle celle dove loro vivono.
C’è un’unica ragione per cui può succedere: un’emergenza.
Sento molta tensione nell’aria.
Uno degli agenti mi indica la cella. Gli altri poliziotti restano intorno. I detenuti mi guardano dalle loro celle semibuie ed è chiaro a tutti che non è una serata tranquilla.
C’è più disperazione del solito oggi.
Lui è a petto n**o, magro, pieno di vecchie cicatrici. Ha le braccia appoggiate alle sbarre, la sigaretta in mano, gli occhi sbarrati. Non saprei dire quanti anni ha.
È arrabbiato, molto arrabbiato.
Mi posiziono di fronte a lui e gli chiedo come sta. Malissimo mi risponde. Adesso mi taglio la gola di fronte a te.
Mi appoggio più che posso al muro perché mentre parla sputa tantissimo senza nemmeno rendersene conto e due metri di distanza non mi bastano, ma non ho spazio per indietreggiare ancora.
Mentre grida mi chiedo cosa mi fa essere di fronte a lui ad ascoltarlo di fatto impotente, circondata dalla stanchezza degli agenti penitenziari e da altra disperazione di persone recluse.
Sono minuti lunghissimi in cui mi chiedo che cosa sia la psicoterapia, cosa significhi esserci per gli ultimi, per i disperati, per chi crede di non avere più nulla in cui sperare, per chi ha gettato via mille opportunità, per chi pensa che la propria vita non abbia più nessun valore.
Mi è arrivata contro come un camion tutta la sua rabbia e sofferenza insieme.
Alla fine mentre si accendeva l’ennesima sigaretta mi ha ringraziato e mi ha detto che sono gentile.
Non so cosa deciderà di se stesso questa persona.
In carcere non faccio magie, non regalo soluzioni miracolose.
Accolgo disperazione.
02/02/2025
Lo bacio sulla fronte e gli dico che ora deve pensare solo a lui.
I nostri sguardi si intercettano per l’ultima volta.
Sottovoce gli sussurro decine di volte la parola grazie.
Non riesco a trattenere le lacrime, ma gli dico di non preoccuparsi se piango e di lasciarsi andare perché noi saremo insieme sempre.
Lo ringrazio per avermi insegnato lo stare accanto, per avermi fatto scoprire l’amore incondizionato, per avermi amata per come sono.
Quella notte ero molto angosciata. Pensavo che non ce l’avrei fatta ad affrontare un altro giorno vicino al letto della sofferenza di mio fratello Giacomo.
Era mattina presto. Suona il telefono.
La mamma mi comunica così la notizia che ho immaginato per una vita intera.
Un anno esatto, lontano finalmente da quella carrozzina, da quel letto, da quella sofferenza.
Sì, mi mancano i suoi sorrisi d’amore, i suoi occhi verdi traballanti che intercettavano i miei, il suo sapermi far ritrovare la via solo con il suo essere, ma la gioia di saperlo libero è più grande del mio dolore.
Lui è parte di me. È con me sempre, con i suoi insegnamenti inconsapevoli, con l’eredità della sua forza e determinazione.
Lui mi ha vista con gli occhi dell’amore e ha scelto solo di volermi bene per come sono.
Lui mi ricorda di continuo l’amore autentico, quello che sa indirizzarmi su chi voglio essere e su quello di cui ho bisogno, anche quando sono nel pozzo più buio.
Quel suo amore tutt’ora vive dentro me ed è la bussola che mi fa ritrovare la strada anche quando credo di averla persa, anche quando il senso di vuoto mi fa sentire la disperazione più profonda.
Lui so con certezza mi vuole felice.
Lo devo a me e lo devo a lui.
Per questo lotto con tutte le forze.
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