Dott. Pasquale Rescigno
Per troppe persone il proprio corpo è un mistero che riguarda solo i medici.
Ci si fida, si sopporta, si rimanda. E quando qualcosa fa male, ci si sente in balìa di qualcosa che non si capisce.
Ma capire cosa succede dentro di te non è un dettaglio: è parte della cura. Chi capisce il proprio dolore lo vive con meno paura — e sul dolore cronico la paura non è solo un’impressione, lo amplifica davvero. Chi capisce fa scelte migliori, fa domande migliori al medico, segue un percorso perché ne coglie il senso.
Non si tratta di sostituire il professionista. Si tratta di smettere di subire i sintomi senza capirli.
È esattamente per questo che ho scritto Anatomia del Benessere: per restituirti le chiavi del posto in cui vivi, il tuo corpo.
Lo trovi al link in bio.
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Contenuto divulgativo, non sostituisce una valutazione professionale individuale.
«Da seduto peggiora.»
È una delle prime cose che mi sento dire da chi convive con un dolore pelvico. E non è una sensazione vaga: dietro c’è un motivo molto fisico.
Quando ti siedi, soprattutto su una superficie dura, il peso del corpo si scarica proprio sulla zona del perineo. E lì, a pochi millimetri sotto la pelle, passa il nervo pudendo.
Qualche minuto non è un problema: i tessuti sopportano. È la cronicità a fare la differenza — ore di scrivania, sella rigida, lunghi viaggi in auto, giorno dopo giorno. Quella pressione continua riduce il flusso di sangue al nervo e lo mantiene irritato. Come premere sempre sullo stesso punto già sensibile.
Ed è anche il motivo per cui il gesto più semplice — alzarsi ogni venti, trenta minuti — può avere un peso così grande: scarichi la pressione prima che si accumuli.
A volte non serve un rimedio complicato. Serve togliere la causa che agisce tutto il giorno.
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Questo contenuto è divulgativo e non sostituisce una valutazione professionale individuale.
Se ti è utile, salvalo e tienilo a portata di mano. Per capire come funziona davvero il corpo, seguimi.
Quando qualcuno mi descrive un dolore in quella zona, la prima cosa che NON faccio è fermarmi al dolore.
Il dolore è la fine della storia. Io cerco l’inizio. E parto sempre da tre domande.
Dove fa male, esattamente. Perineo, zona genitale, ano, glutei: il punto preciso mi dice quale tratto del nervo può essere coinvolto.
Quando peggiora e quando dà tregua. Se peggiora da seduto e migliora in piedi, è un segnale tipico. Se invece ti sveglia di notte, lo stesso quadro mi fa pensare ad altro — e cambio strada.
Da quanto tempo va avanti, e cos’è successo all’inizio. Una caduta, un parto, un intervento, mesi di sella o di scrivania.
Solo dopo queste tre risposte guardo la postura, la mobilità del bacino, il tono dei muscoli. Perché lo stesso dolore può nascere da una compressione meccanica, da un ipertono legato allo stress o da un’irritazione che parte dalla colonna. E si affrontano in modo diverso.
Non esiste un protocollo uguale per tutti. Esiste la storia di quella singola persona.
Se ti riconosci in questo dolore, sono segnali che meritano una valutazione — non un’autodiagnosi. Salva il post per portare queste tre domande alla tua prossima visita, e seguimi se vuoi capire il tuo corpo un po’ meglio, una volta alla volta.
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