IO ABITO
12/06/2026
ABUSI EDILIZI. IL PARADOSSO DELLE DEMOLIZIONI DOPO 40 ANNI Osservando questa immagine mi viene spontanea una domanda. Se un’opera è abusiva, se è insanabile, se non esiste e non esisterà mai una legge capace di regolarizzarla, perché non viene demolita imm…
11/06/2026
IL PARADOSSO DELLE DEMOLIZIONI DOPO 40 ANNI
Osservando questa immagine mi viene spontanea una domanda.
Se un’opera è abusiva, se è insanabile, se non esiste e non esisterà mai una legge capace di regolarizzarla, perché non viene demolita immediatamente?
Da anni sosteniamo che la vera tutela del territorio si fa quando l’abuso nasce, non quando è ormai diventato una casa, un investimento di una vita o un intero piano realizzato sotto gli occhi di tutti.
Troppo spesso assistiamo a demolizioni eseguite dopo 30 o 40 anni. Ma la verità è che quelle demolizioni non avvengono perché il Comune si sveglia improvvisamente. Avvengono perché esiste una sentenza penale definitiva, passata in giudicato dopo anni di processi, che impone l’esecuzione.
A quel punto il giudice ordina la demolizione, ma non dispone di mezzi, fondi o strutture operative. Deve necessariamente rivolgersi al Comune, che esegue.
E allora la domanda è semplice:
Perché questa collaborazione tra istituzioni non avviene subito?
Se un immobile viene sequestrato e tutti sanno che non potrà mai essere sanato, perché si lascia trascorrere una generazione prima di arrivare allo stesso risultato?
Perché si spendono soldi pubblici e privati in indagini, processi, consulenze, appelli e ricorsi che durano decenni?
Perché si consente che famiglie investano tutti i loro risparmi in abitazioni che un giorno saranno comunque demolite?
Il risultato è sotto gli occhi di tutti.
Dopo quarant’anni arrivano le ruspe, si producono traumi sociali enormi e si ottiene esattamente ciò che si sarebbe potuto ottenere all’inizio.
La legalità non si misura dal numero di demolizioni eseguite dopo quarant’anni.
La legalità si misura dalla capacità di impedire gli abusi quando nascono.
Se un’opera è davvero insanabile, va fermata subito.
Se invece la si lascia esistere per decenni, allora il problema non è soltanto di chi ha costruito, ma anche delle istituzioni che non hanno avuto il coraggio o la capacità di interve**re quando era il momento.
Noi non chiediamo privilegi per nessuno.
Chiediamo una cosa molto semplice: coerenza.
Perché una legalità che arriva dopo una generazione non è efficienza.
È il fallimento di un sistema che scarica il problema da un ufficio all’altro fino a quando il conto viene presentato ai cittadini.
10/06/2026
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Come analisi politica di questo voto amministrativo in Campania bisogna avere il coraggio di fare una disamina realistica e onesta.
Il vero problema del centrodestra campano nasce da una classe dirigente che negli ultimi 15-20 anni ha trasformato i partiti in contenitori di correnti, personalismi e convenienze. Figure pronte a spostarsi da destra a sinistra in base a come tira il vento politico, mentre i territori venivano sempre più abbandonati.
La situazione di Forza Italia è emblematica: chi oggi gestisce il partito in Campania sta creando malumori enormi, perché manca totalmente inclusività. E quei malumori poi si trasformano in sostegni diretti o indiretti al centrosinistra. Se le gestioni precedenti non brillavano, bisogna dire con chiarezza che questa sta facendo persino peggio.
Ad Afragola si è arrivati addirittura al paradosso di vedere figure che fino a pochi mesi prima facevano parte del centrodestra con ruoli di responsabilità — persino nel coordinamento cittadino — diventare poi protagonisti del campo largo. Persone con un forte radicamento territoriale, riconosciute dalla cittadinanza, che spostandosi hanno finito per portare consenso e vittoria al centrosinistra. E pensare che fino al 2021 il PD ad Afragola praticamente non esisteva politicamente.
Questo dimostra che il problema non è solo elettorale, ma strutturale. Quando un partito non valorizza il territorio, non ascolta la base e non coinvolge chi porta consenso reale, è inevitabile che poi qualcuno scelga altre strade.
Dopo l’era Cosentino, piaccia o meno, il centrodestra campano non è più riuscito a costruire una guida forte. L’unico progetto realmente serio e competitivo è stato quello del Popolo della Libertà, finché c’è stata una figura autorevole come Francesco Nitto Palma. Dopo quella fase, il vuoto.
Nel frattempo il centrosinistra ha consolidato il proprio potere grazie anche a un sistema politico territoriale forte, soprattutto con De Luca in Campania, mentre il centrodestra continuava a dividersi.
Ma oltre agli equilibri politici, il punto vero è che sono stati completamente ignorati i temi popolari: demolizioni, diritto alla casa, insanabilità degli immobili con le leggi attuali, emergenze sociali che riguardano migliaia di famiglie. Problemi reali che la politica continua a lasciare senza risposta.
Oggi la Campania è diventata un feudo rosso come un tempo lo era la Toscana. E per invertire questa tendenza non bastano accordi di palazzo o candidature costruite a tavolino: serve una nuova classe dirigente, credibile, radicata nei territori e capace di rappresentare davvero il popolo e i suoi problemi.
E in conclusione, se proprio devono ve**re figure da fuori regione, allora serve meno Librandi e più Francesco Nitto Palma.
Raffaele Cardamuro
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