Under16: Amatori Napoli Rugby
02/10/2025
È finita nell’unico modo possibile.
La Global Sumud Flotilla è stata fermata a 75 miglia da Gaza in modo illegale, criminale e terroristico da Israele in acque internazionali, in violazione di ogni diritto internazionale.
Ma, se qualcuno pensa che si tratti di una resa o di una sconfitta, non ha capito NULLA di cos’è e cosa è sempre stata la Flotilla: la più grande missione umanitaria della storia per Gaza.
Quella che si è spinta più avanti di tutte.
Quella che più di qualunque altra ha messo in difficoltà Israele, costringendola a mostrare il suo unico e vero volto: quello di uno Stato fuorilegge.
Ma questi uomini e queste donne straordinarie hanno fatto pure molto di più: hanno spostato la linea dell’orizzonte del possibile più in là non di qualche miglio marino ma di decine di anni nella consapevolezza del nostro potere, convincendoci, anzi dimostrandoci nei fatti, che non è vero che non possiamo fare nulla, che “Tanto non serve”, “Che cosa lo fai a fare?”, “Ma stai a casa tua!”, come ci ripetono quelli che non hanno abbastanza coraggio né fantasia per immaginare un destino diverso.
Queste mille persone, questi 51 italiani, tra attivisti, marinai, giornalisti, parlamentari, insegnanti, artisti, studenti, pensionati, semplici cittadini ci hanno detto che tutti insieme si può mettere a n**o la mostruosità di uno Stato genocida e, al tempo stesso, la complicità, l’ipocrisia, il silenzio assordante di governi - primo tra tutti quello italiano - che hanno fatto da scorta politica e mediatica al genocidio.
Il Re è n**o, ora lo sappiamo. Ce l’hanno detto loro.
Per oltre un mese li hanno sottovalutati, derisi, offesi, attaccati, li hanno accusati di tutto, fino all’ultimo istante disponibile.
Addirittura la Presidente del Consiglio Meloni è arrivata a dar loro la colpa preventivamente di far saltare il cosiddetto “piano di pace” di Trump. Che indecenza, dio mio, che indecenza!
Loro sono sempre andati avanti, nell’esercizio delle loro funzioni di esseri umani e forti del diritto internazionale e delle leggi del mare, che hanno messo sempre davanti a tutto, a schiena dritta, con una dignità infinita.
E io, oggi che è finita, voglio dire loro che è solo l’inizio, che siamo orgogliosi di loro, voglio dirgli GRAZIE, fargli sapere che non sono soli su quelle navi ma siamo in milioni qui, il loro equipaggio di terra, e scenderemo in piazza per urlarlo.
Che mi hanno commosso alle lacrime, e non mi succedeva non so nemmeno io da quanto.
Questi uomini e queste donne in questi 30 giorni ci hanno detto che “La Storia siamo noi, nessuno si senta escluso”.
Hanno letteralmente retto da soli sulle proprie spalle la dignità dell’intera Europa e dell’Italia.
Hanno fatto più loro per Gaza in quattro settimane, a bordo di navi da 12 metri, che l’Italia e l’Europa in due anni e nei due decenni precedenti.
E non li ringrazieremo mai abbastanza per questo.
tosa
04/11/2024
Si è spenta ieri Mirta Acuña de Baravalle. Aveva 99 anni.
L'ultima sopravvissuta del gruppo fondatore di Abuelas de Plaza de Mayo (Nonne di Plaza de Mayo).
Per 48 anni ha lottato per conoscere il destino di sua figlia Ana Maria, incinta di cinque mesi, e quello di suo genero Julio Cesar Galizzi, rapiti nel 1976.
Se n'è andato senza trovare sua nipote o nipote.
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