Pizza DIXIT

Pizza DIXIT

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22/04/2026

Quanto odio quando una buona viene rovinata da una pessima esperienza di sala.

L’altra sera eravamo in una pizzeria del centro di Napoli, marchio storico, orientata molto ai turisti anche per la location, cosa riscontrabile nei prezzi più alti della media (e in un arredo estremamente pacchiano e kitsch, ma sorvoliamo).

Ci chiede l’ordine un cameriere in tenuta elegante, bella la divisa scura. Oltre a pizze e bevande, ordiniamo delle frittatine come antipasto: la scelta è varia e interessante, e in sei di noi prendiamo quattro tipologie diverse.

Ci arrivano tutte assieme in una teglia. Indistinguibili l’una dall’altra. Il cameriere poggia il piatto a tavola e scappa come se la cucina gli stesse andando a fuoco.

Lo richiamiamo subito. “Scusa, ci diresti come possiamo distinguerle per distribuirle? Abbiamo anche due vegetariani nel gruppo”.

“E cosa possiamo metterci sopra per distinguerle l’una dall’altra?” ci risponde piccato, come se non fosse un problema suo, della cucina o dell’intero ristorante.

Be’, a me vengono in mente almeno tre soluzioni:
1) soluzione tamarra: ci metti delle bandierine sopra, come nei peggiori pub;
2) soluzione elegante: appoggi un piccolo ingrediente sulla frittatina, ad esempio una zucchina, se il ripieno è alle zucchine;
3) soluzione ideale: mi aspetto che lo chef ti dica quali sono, che tu sappia quali sono, e che ce le porti in piatti separati magari ricordandoti anche chi aveva ordinato cosa… non una richiesta eccessiva, visto che me le fai pagare anche 5€ l’una.

“Dovete aprirle per sapere cosa c’è dentro”.
Detto col tono di uno che dà per scontato che la caccia al tesoro faccia parte dell’esperienza.

Ci arrendiamo alla discussione, e provvediamo tra di noi. Nel frattempo, uno di noi attende da un po’ il chinotto che aveva ordinato con le bevande. Richiamiamo lo stesso cameriere.

“Certo, sta arrivando”, ancora una volta con l’atteggiamento di uno che rimane stranito da richieste di questo tipo, come se stessero spremendo i frutti e imbottigliando il succo proprio in quel momento e quindi la nostra impazienza fosse del tutto fuori luogo.

Ma dopo ulteriori dieci minuti chiediamo a un altro cameriere, che ci dice che il chinotto è finito. Cioè, stava arrivando una bevanda che non era disponibile manco in magazzino.

Per fortuna le pizze erano buone.

Ed è qui che rosico. Perché faccio fatica ad accettare che ci sia ancora chi investa sulla cucina e i pizzaioli, ma non sul personale di sala. Che, ricordiamocelo, se un cameriere è ignorante e arrogante, la responsabilità è di chi non gli ha fornito un training adeguato.

Forse perché nemmeno ci pensa che la sala debba riceverne uno, forse perché viene dalle trattorie, e pensa che una volta che hai i soldi per aprire un locale destinato ai crocieristi basti mettere lustrini e paillettes e tutto il resto non conta.

Ma una discriminazione così classista è semplicistica: la realtà è che nella mia Napoli ho visto tantissime persone provenire dalle strade dei quartieri più popolari e aprire locali dove il customer service è al pari della cucina. Dove il cameriere sa tutto di tutto, e serve le portate come fossero opera sua. Dove la bella esperienza non è solo quella del palato e dello stomaco.

Non tutti, evidentemente, sono improntati a quella mentalità.

In foto, alcune delle pizze mangiate. Come ho detto, buone, con ottimi topping. Purtroppo, non saranno quelle, che ricorderò.

17/04/2026

🇽🇰 Located in the heart of wonderful Prizren, Kosovo, .nostra offers a classic Neapolitan pizza with no pretenses.

The pizzeria is nice, located on two floors, with a fabulous view over the Sinan Pasha Mosque on one side, and the Prizren's fortress on the other.

Nice crunch on the chubby crust, light dough and simple flavors are the strong points of this pizza.

04/04/2026

La settimana scorsa ho fatto una riflessione sulla cultura dell'abbondanza a Napoli che si riflette molto sul modo di fare la di tante pizzerie, e su come questa sia comune oggigiorno a tutti quei popoli che hanno sofferto la fame in tempi recenti.
Ecco, ricordiamoci che fu proprio la fame a spingere tanti italiani, tra fine '800 e inizio '900, a emigrare verso le Americhe. Sì, parlo al plurale, perché la diaspora è avvenuta con due flussi migratori, tra l'altro incrociati: quelli del nord Italia se ne sono andati principalmente in Sud America in cerca di terre da coltivare, quelli del sud invece negli Stati Uniti a lavorare nelle fabbriche.
È stata proprio questa dispersione che ha portato anche tanti pizzaioli emigrati ad adattare il loro prodotto alla cultura e alle risorse della terra dove si sono stabiliti, generando tra il Nord e il Sud America una discreta quantità di generi di pizza differenti.
Ho scritto un approfondimento su questo argomento per il numero di marzo di Pizza e Pasta Italiana, il magazine di riferimento di settore nel nostro paese. Sì, ok, è uscito il mese scorso, ma io mi ricordo di dirvelo adesso. Sorry. 😄
Se non lo sapeste, la rivista è cartacea, ma se ne può leggere una copia digitale gratuita su Issuu: vi lascio il link nel primo commento, il mio articolo è a pagina 24.

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