Educatrice errante
05/10/2023
Penso al mio perché. Al perché che mi ha smosso a mettermi in cammino e al perché che mi spinge nella vita. Mi accorgo che alla radice di questa inquietudine vi è un unico desiderio di ricerca. E allora credo di essere già ad un buon inizio: se i tuoi perché coincidono c’è una qualche forma di Verità nella tua vita. Tutto scorre senza ristagnare, tutto converge ad un unico punto.
Qual è il mio perché? Perché lo faccio?
Perché sento che quando rallento, paradossalmente ogni fibra del mio corpo ringrazia, pur essendo lui a pagare le spese più alte: sotto sforzo continuo, in affaticamento quotidiano. Non c’è un muscolo che non sento contratto. Eppure il mio corpo gioisce. Non era mai stato così vivo!
Perché lo faccio?
Lo faccio perché rallentando mi do il permesso di pensare alla tripla velocità: idee, progetti, riflessioni, deduzioni, analisi impeccabili. Tutto fluisce. Tutto è così chiaro.
Lo faccio perché arrestare questa assurda frenesia nella quale siamo sommersi è l’unico modo che ho scoperto valido per sostare, per stare, per restare.
Da quando ho rallentato, le mie relazioni sono migliori, la mia alimentazione è migliore, i miei pensieri sono migliori, io mi sento una persona migliore.
Ecco, credo di aver capito: il mio perché è la lentezza.
Vita lenta. Vita piena. Vita vera.
30/01/2023
Siamo sognatrici irrecuperabili. Siamo donne in continua ricerca, che non hanno smesso di meravigliarsi. Innamorate della vita in ogni sua forma, anche quando fa male, anche quando ferisce, anche quando è deforme. Siamo delle equilibriste che riescono a ingarbugliarsi in idee un po’ utopistiche: la nostra specialità è inciampare nelle storie altrui, inciampare e rotolare in tutte le direzioni. Siamo indomabili lanciatrici di coltelli che non hanno paura della propria rabbia, perché sanno dominarla. Siamo le donne coraggiose che affrontano le affilate lame. Siamo danzatrici del ventre che sanno ammaliare e incantare, ricordandoci quanta bellezza c’è ancora da scoprire. Non siamo semplici donne di spettacolo da guardare, come fossimo in una vetrina: noi siamo lo spettacolo!
Siamo gente che con un po’ di incoscienza si lancia lontano dalle proprie certezze. Saltiamo. Corriamo. Ci guardano. Voliamo. Atterriamo. Ed eccoci arrivate fin qui, la f***e carovana non si è mai fermata, felice sosta e si prepara. Signore e signori accomodatevi, e concedetevi un po’ di stupore: è il momento di mo***re il sipario, accendere le luci e dare vita al nostro splendente spettacolo di meraviglia.
La carovana de Le Fuoriuscite
18/01/2023
“Le colpe delle donne, dei fanciulli, dei servi, dei deboli, dei poveri, degli ignoranti sono colpe dei mariti, dei padri, dei padroni, dei forti, dei ricchi, dei sapienti. […]
Se un’anima è piena d’ombra, peccherà. Ma il colpevole non è chi ha fatto il peccato, bensì chi ha fatto l’ombra”
Victor Hugo
I miserabili
13/01/2023
Ricordo una serata per me molto dolorosa in cui, uscendo a fare unità di strada, mi rifiutai di ascoltare il grido di dolore di Aia, Michele, Bruno, e tutti gli altri amici che vivono in strada. Mi chiusi in macchina arrabbiata. Quella notte non li guardai neanche in faccia. Non volli riconoscerli. Mi avevano sbattuto in faccia una verità che ancora oggi fatico ad accettare.
Tornata a casa piansi con tutta l’anima.
Era la notte del venerdì santo. Ma non mi importò che quella era la loro croce, e che in quel momento avrei potuto guardarla con compassione. Ero sfiancata dalla mia, di croce, specularmente uguale alla loro. Così uguale che mi fece paura. E me ne allontanai.
Da allora tornare in strada non fu più lo stesso. C’era sempre una parte di me che indietreggiava, o che voleva buttarsi disperatamente verso di loro.
Ecco perché abbiamo paura di entrare in contatto con l’altro da noi, soprattutto quando il suo mondo - apparentemente - è così lontano dal nostro: perché nel profondo, sappiamo che se ci fermassimo, soltanto una buona volta, e lasciassimo andare tutte le maschere, le convenzioni sociali, le regole di buona condotta, ci ritroveremmo semplicemente nudi, faccia a faccia con noi stessi, con i nostri dolori più reconditi. Ed il solo pensiero ci terrorizza.
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