Fedele al suo Padrone Roma

Fedele al suo Padrone Roma

Condividi

17/06/2026

La dea fortuna (2019)

La dea fortuna è uno di quei film che non raccontano l’amore come una favola perfetta, ma come qualcosa di vivo, fragile, stanco e ancora profondamente necessario. Diretto da Ferzan Özpetek, il film mette al centro Arturo e Alessandro, una coppia che sta insieme da molti anni ma che ormai sembra consumata dalla routine, dai tradimenti, dalle ferite non dette e da una distanza emotiva sempre più difficile da colmare.

All’inizio, il loro rapporto appare quasi arrivato al capolinea. Si conoscono troppo bene, forse troppo. Ogni sguardo contiene una vecchia delusione, ogni discussione sembra nascondere qualcosa che non è mai stato davvero risolto. Arturo è più sensibile, malinconico, spesso bloccato dentro ciò che prova. Alessandro, invece, sembra più istintivo, più fisico, ma anche incapace di affrontare fino in fondo il vuoto che si è creato tra loro. Sono due uomini che si sono amati molto, ma che ora non sanno più se quell’amore basti ancora.

La svolta arriva quando Annamaria, una loro cara amica, affida temporaneamente ai due i suoi figli. Questo evento improvviso cambia completamente l’equilibrio della storia. Arturo e Alessandro, che non riescono più a prendersi cura del proprio amore, si ritrovano costretti a prendersi cura di due bambini. Ed è proprio attraverso questa responsabilità inattesa che il film mostra la parte più bella e dolorosa del loro legame: dietro le crisi, dietro la rabbia, dietro la stanchezza, esiste ancora una possibilità di tenerezza.

Uno degli aspetti più forti di La dea fortuna è il modo in cui parla di famiglia. Non una famiglia tradizionale, rigida o definita solo dal sangue, ma una famiglia scelta, costruita giorno dopo giorno attraverso l’affetto, la presenza e il coraggio di restare. Özpetek racconta ancora una volta un universo fatto di amici, case piene, cene rumorose, segreti, abbracci e silenzi pesanti. In questo mondo, l’amore non è mai semplice, ma è sempre qualcosa che lascia un segno.

Il film è anche una riflessione profonda sulla paura del tempo. La paura che una relazione cambi, che il desiderio si spenga, che la persona amata diventi improvvisamente un estraneo. Arturo e Alessandro rappresentano una coppia adulta, lontana dall’idealizzazione romantica dei primi incontri. Il loro amore non è giovane, non è ingenuo, non è pulito da cicatrici. Ma proprio per questo risulta credibile. Perché a volte amare significa anche guardare in faccia il dolore che ci siamo fatti e chiedersi se esista ancora un motivo per non lasciarsi andare.

Dal punto di vista LGBT, La dea fortuna è importante perché non riduce i suoi protagonisti alla loro identità sessuale. Arturo e Alessandro sono una coppia gay, ma il film li racconta prima di tutto come due esseri umani complessi, pieni di contraddizioni, desideri, paure e bisogno d’amore. La loro relazione viene mostrata con naturalezza, senza trasformarla in uno scandalo o in una lezione morale. È semplicemente una storia d’amore, con tutta la bellezza e tutta la fatica che questo comporta.

Le interpretazioni sono intense e sincere. Stefano Accorsi e Edoardo Leo riescono a dare corpo a una coppia imperfetta ma vera, mentre Jasmine Trinca porta nel film una presenza fragile e luminosa. La musica, l’atmosfera romana, i colori caldi e quella malinconia tipica del cinema di Özpetek rendono la storia ancora più emotiva, quasi come se ogni scena fosse attraversata dal desiderio di trattenere qualcosa che sta per sfuggire.

In conclusione, La dea fortuna è un film dolce, doloroso e profondamente umano. Non parla solo di una coppia in crisi, ma di ciò che resta dell’amore quando la passione si incrina, quando la vita entra senza chiedere permesso e quando bisogna decidere se scappare o restare. È una storia sulla fragilità dei legami, sulla famiglia che scegliamo e sulla possibilità, forse rara ma preziosa, di ritrovarsi proprio quando tutto sembra perduto.

14/06/2026

CASO CHIARA POGGI – IMPRONTA 33! I CARABINIERI SCOPRONO QUALCOSA DI AGGHIACCIANTE…

Nel caso Chiara Poggi, un dettaglio rimasto per anni nell’ombra torna improvvisamente al centro dell’attenzione: la misteriosa impronta 33. Per molto tempo sembrava solo uno dei tanti elementi tecnici nascosti tra le carte dell’inchiesta, ma oggi quella traccia potrebbe assumere un significato completamente diverso. Chi l’ha lasciata? Perché non è stata interpretata prima nel modo giusto? E soprattutto, cosa hanno visto ora gli investigatori di così inquietante da riaprire domande che sembravano ormai sepolte? Dietro quell’impronta potrebbe nascondersi un frammento decisivo di una verità ancora piena di ombre.

Vuoi che la tua organizzazione sia il Organizzazione Senza Scopo Di Lucro più quotato a Montecelio?
Clicca qui per richiedere la tua inserzione sponsorizzata.

Telefono

Sito Web

Indirizzo


Via Lago Di Como 22 Laghetto
Montecelio
00012

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 20:00
Sabato 09:00 - 18:30