Confagricoltura Modena

Confagricoltura Modena

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15/07/2026

Temperature oltre i 37-38 gradi, raccolte concentrate nelle ore più fresche della giornata, consumi idrici in aumento e frutti esposti al rischio di scottature. Ma per la frutticoltura modenese la sfida non è rappresentata soltanto dal caldo record di queste settimane. A preoccupare maggiormente gli agricoltori è l’alternanza sempre più frequente tra lunghi periodi di siccità ed eventi atmosferici estremi.

“Oggi l’agricoltura non deve più confrontarsi con un’estate semplicemente più calda – afferma Francesco Schiavi, presidente di Confagricoltura Modena –. Alla siccità si alternano ondate di calore, temporali violenti, grandinate e raffiche di vento che possono compromettere mesi di lavoro. La vera criticità è l’imprevedibilità del clima.”

Secondo Confagricoltura Modena, i cambiamenti climatici stanno modificando profondamente la gestione dei frutteti. Le elevate temperature accelerano infatti la maturazione dei frutti e aumentano lo stress idrico delle piante, rendendo necessaria una programmazione sempre più accurata dell’irrigazione. A questo si aggiungono gli effetti di nubifragi e grandinate improvvise, che possono compromettere sia la qualità sia la quantità delle produzioni.

“Il caldo accelera la maturazione dei frutti, aumenta lo stress idrico delle piante e rende indispensabile una gestione sempre più precisa dell’irrigazione. Se poi arrivano piogge intense o grandinate improvvise, aumentano i rischi di danni diretti alle produzioni e di problemi fitosanitari. È questa alternanza di eventi estremi che oggi mette realmente sotto pressione il comparto.”

Particolarmente delicata – sottolinea Confagricoltura - è la situazione della pericoltura, una delle produzioni simbolo della pianura modenese. La provincia riveste infatti un ruolo centrale nella filiera della Pera dell’Emilia-Romagna IGP e partecipa al Distretto della Pera regionale, nato per rafforzare competitività, innovazione e sostenibilità del settore. Accanto alle pere, il territorio vanta eccellenze come la Ciliegia di Vignola IGP, le susine e altre produzioni frutticole di pregio.

Negli ultimi anni, però, il comparto ha dovuto fare i conti con gelate tardive, grandinate, maculatura bruna, c

14/07/2026

La Commissione Politiche Economiche ha approvato oggi all'unanimità una risoluzione che ho presentato come primo firmatario, a tutela degli aceti dop e igp del territorio modenese e reggiano: l'Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP, l’Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia DOP e l'Aceto Balsamico di Modena IGP.
Sono prodotti che, ciascuno nella propria specificità, riflettono e tramandano eccellenze storiche e identitarie, trainano economia e turismo, portano occupazione.
La risoluzione impegna la Giunta regionale a sostenere la ripresa dell’iter per la candidatura Unesco della tradizione dell’aceto balsamico, anche favorendo il dialogo tra i Ministeri competenti ed i Consorzi di tutela.
Tra il diffuso fenomeno dell’’“italian sounding” con troppi prodotti che usurpano la denominazione emiliana, e un’inopportuna apertura da parte della Commissione Europea all’utilizzo improprio del termine “aceto balsamico”, non mancano ragioni che richiedono grande attenzione: per questo la risoluzione impegna la Giunta anche a rafforzare il coordinamento con il Governo e con le altre Regioni italiane per tutelare in sede europea le Indicazioni Geografiche e impedire l’approvazione di denominazioni ingannevoli che ledano le produzioni certificate italiane.
Il nostro food è garanzia di qualità, sicurezza, sapore e sapere. Va tutelato come merita.

Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia Dop Consorzio Tutela Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP Aceto Balsamico di Modena

14/07/2026
07/07/2026

🐖 PSA: accelerare gli abbattimenti per difendere la suinicoltura

Si è svolto oggi, nella sede di Confagricoltura Piacenza, l’incontro della Sezione Suinicola regionale di Confagricoltura Emilia-Romagna, dedicato all’emergenza Peste Suina Africana e alle misure di contenimento del virus.

Al centro del confronto il rafforzamento delle attività di controllo della popolazione di cinghiali, considerato oggi uno degli strumenti più efficaci per limitare la diffusione della PSA e proteggere gli allevamenti. Un tema sul quale la Regione Emilia-Romagna ha recentemente compiuto un importante passo in avanti, destinando 1,6 milioni di euro per intensificare gli interventi di depopolamento, gli abbattimenti e la ricerca attiva delle carcasse infette. (Notizie Emilia-Romagna⁠)

«I nostri allevatori stanno facendo la loro parte con investimenti in biosicurezza e con il rispetto di regole sempre più stringenti. Ora è indispensabile che tutte le istituzioni continuino a operare con la stessa determinazione, mettendo in campo strumenti efficaci per contenere la diffusione del virus e salvaguardare un comparto strategico per l’economia dell’Emilia-Romagna», ha dichiarato Marcello Bonvicini, presidente di Confagricoltura Emilia-Romagna.

«La gestione della fauna selvatica non è più rinviabile. Ridurre in modo efficace la presenza dei cinghiali nelle aree interessate significa agire sulla principale causa di diffusione della PSA. Accogliamo quindi con favore il rafforzamento delle attività deciso dalla Regione: ora è fondamentale che gli interventi siano tempestivi, coordinati e continui, perché ogni ritardo aumenta i rischi per gli allevamenti e per l’intera filiera suinicola», ha sottolineato Rudy Milani, presidente nazionale della Federazione Allevamenti Suini di Confagricoltura.

Confagricoltura Emilia-Romagna continuerà a seguire con attenzione l’attuazione delle misure previste, mantenendo il confronto con istituzioni e imprese affinché la tutela sanitaria proceda insieme alla salvaguardia della produzione suinicola regionale.

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