USB Scuola Modena
05/05/2026
In occasione della Festa dei Lavoratori, l’Unione Sindacale di Base è scesa in piazza a Ferrara con un presidio militante insieme al Fronte della Gioventù Comunista. Sotto lo slogan “Abbassate le armi, alzate i salari”, l’USB denuncia il paradosso di un governo che celebra il lavoro mentre lo impoverisce, dirottando miliardi verso le spese militari e garantendo stipendi e buonuscite milionarie ai vertici di ENI, ENEL e Terna (fino a 15 milioni annui), mentre la classe lavoratrice scivola verso la soglia della povertà alimentare.
Il decreto varato oggi è un attacco frontale ai salari. L’introduzione del TEC (Trattamento Economico Complessivo) come parametro di riferimento è una "sberla" ai lavoratori: permette alle aziende di adottare contratti pirata dove il welfare aziendale e i premi di produttività (variabili e incerti) mascherano paghe base da fame. È un'operazione subdola per bypassare i minimi tabellari (TEM) e legittimare il lavoro povero sotto l'occhio vigile del Patto di Stabilità europeo.
Il 7 maggio USB sciopera per fermare il progetto Valditara, che rappresenta lo smantellamento definitivo della scuola pubblica come luogo di formazione critica. In occasione dello sciopero, l'USB sarà in presidio a Bologna davanti all'Ufficio Scolastico Regionale dell'Emilia-Romagna. La riforma della filiera tecnico-professionale è il cuore di una scuola classista che rinuncia a istruire per limitarsi ad addestrare. Riducendo gli anni di studio e piegando i programmi alle necessità immediate delle imprese locali, il governo trasforma gli studenti in "forza lavoro disponibile" subito pronta per essere sfruttata, spesso proprio in quelle filiere industriali riconvertite alla produzione bellica. La distinzione netta tra tecnici e licei cristallizza le differenze sociali. Da un lato una scuola per le "élite", dall'altro percorsi formativi compressi che servono solo a produrre manodopera a basso costo, priva degli strumenti intellettuali per opporsi allo sfruttamento. Non è un caso che questa riforma cammini di pari passo con la narrazione della reintroduzione della leva. La scuola viene trasformata in un'anticamera della caserma: meno pensiero critico, più disciplina e gerarchia, preparando i giovani ad accettare l'escalation bellica come un destino ineluttabile invece che come una scelta politica criminale.
Insieme alla scuola, il 7 maggio incroceranno le braccia i lavoratori portuali. La lotta è la stessa: contro la privatizzazione e la militarizzazione dei nostri scali. Non permetteremo che i porti diventino ingranaggi della logistica di guerra mentre ai lavoratori vengono negati diritti e sicurezza.
La mobilitazione di Ferrara e lo sciopero del 7 maggio sono tappe fondamentali verso la Manifestazione Nazionale a Roma del 23 maggio. Le nostre rivendicazioni sono chiare e urgenti: salario minimo orario di 12 euro (2000 euro netti mensili), recupero automatico dell'inflazione (nuova scala mobile), azzeramento dell’IVA sui beni di prima necessità e stop alle spese militari: i soldi ci sono, basta smettere di usarli per massacrare popolazioni inermi.
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