La Feluca

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Photos 10/02/2019

10 Febbraio 2019
Anche la redazione della Feluca si stringe nel ricordo dei
nostri fratelli Italiani di Istria e Dalmazia, che hanno patito gli orrori delle Foibe e dell'esodo dalla propria terra.
Non dimentichiamo!

Oltre 10'000 morti e 350'000 esuli,
questi i numeri di una tragedia resa ancora più vergognosa dall'omertà di chi volle rendersi complice degli assassini comunisti, impedendo per anni la memoria di queste persone, colpevoli solo di essere Italiani.

Azione Universitaria non dimentica!

08/02/2019

LA FINE DI UN TRATTATO STORICO:
RITORNO ALLA GUERRA FREDDA?

La scorsa settimana il governo degli Stati Uniti ha deciso di dare seguito alle minacce che già da diversi mesi venivano esercitate nei difficili rapporti con i loro alter ego moscoviti: il Presidente americano Trump ha infatti reso noto al mondo che il proprio paese ha iniziato la procedura per il ritiro dal trattato INF, più comunemente noto come il trattato sugli armamenti nucleari a raggio intermedio.
Nonostante la notizia non abbia destato molto scalpore a livello mediatico, l’importanza di questo trattato è notevole, tanto che molti studiosi lo ritengono il primo passo verso la fine della guerra fredda; di conseguenza la sua fine potrebbe essere il preludio a una nuova epoca di scontro, nel quale l’arma nucleare tornerebbe a rivestire purtroppo un ruolo fondamentale.
Per fare un po’ di chiarezza in merito dobbiamo innanzitutto concentrarci su cosa questo trattato vietava: i due paesi firmatari, USA e URSS (a cui poi subentrò la Russia), s’impegnavano a non produrre, detenere e dispiegare sistemi missilistici aventi una gittata definita intermedia, quindi compresa tra 500 e 5500 km.
Negli anni precedenti la firma, il dispiegamento di questi missili nella vecchia Europa rappresentava di continuo una delle cause delle periodiche crisi tra il blocco NATO e quello dei paesi del Patto di Varsavia, nonché il principale timore dei governi della regione.
Ma perché, potremmo chiederci, in fondo cosa hanno di speciale questi missili rispetto a tutte le altre armi nucleari?
Purtroppo parliamo di missili particolarmente infidi, caratterizzati dal fatto che dal momento del lancio impiegano solo dai 5 ai 12 minuti per colpire il loro obiettivo, lasciando alla parte aggredita solo qualche minuto per rispondere.

Immaginate adesso di essere il comandante di una installazione che monitora il lancio dei missili nemici, vi do anche un po’ di contesto: 1983, i rapporti tra i due blocchi sono più tesi che mai, entrambe le superpotenze organizzano esercitazioni sempre più realistiche di guerra su vasta scala, rapporti dei servizi segreti avvertono che le stesse esercitazioni potrebbero mascherare un intervento reale, un colpo a sorpresa.
E così mentre ve ne state nel vostro bunker in tutta tranquillità, il radarista vi avverte che è stato registrato il lancio di decine di missili dall’altra parte della cortina di ferro.
Dovete dare l’allarme al Comando, per attivare le contromisure e iniziare il contrattacco.
Ma un dubbio vi assale: se fosse un errore degli strumenti? In fondo è già successo, non posso assumermi la responsabilità di scatenare una guerra nucleare, sarebbe da pazzi!
Ma i secondi passano, per controllare la strumentazione occorre tempo, molto tempo, e dentro di voi lo sapete, non avete che tre minuti.
Dopodichè chissà, quanto potrebbe costare al Paese il vostro indugiare? Migliaia o milioni di morti?
La scelta è vostra, tutto dipende da voi.

Perdonate il romanzare, ma mi sembra utile per capire la mentalità dell’epoca, frutto proprio della presenza di quel tipo di missili. Tra l’altro, non ho inventato nulla, alla stessa identica scelta è stato sottoposto il comandante Petrov, ufficiale sovietico il quale fortunatamente decise di comunicare al Comando un problema tecnico, quale effettivamente era, piuttosto che un attacco atomico.
Il crollo del trattato INF, e il sicuro ridispiegamento dei cosiddetti “Euromissili” rischia di provocare il ritorno di tale clima, e in caso di errore questa volta potrebbe non esserci un comandante Petrov a fare la scelta giusta.
Purtroppo come si dice, non c’è mai limite al peggio, infatti molti esperti ritengono che l’abbandono dell’INF potrebbe portare, erodendo ulteriormente i rapporti diplomatici, al rifiuto delle due parti di rinnovare un altro trattato in scadenza nel 2021, il New START, che limita il numero di armi e vettori nucleari che i due paesi possono mantenere operativi.
In conclusione si prospettano tempi bui, una sorta di ritorno al passato che nessuno avrebbe voluto,
ma un barlume di speranza c’è ancora: il trattato INF sopravviverà infatti ancora per tre mesi, in cui si spera che i governi delle due potenze trovino un accordo per rinegoziarlo.
Nel frattempo, non possiamo che augurarci facciano tutto il possibile per raggiungere un punto d’incontro.

Di Alessandro Baraldi, Il Granata Monarchico

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