Paolo Trande
12/07/2026
Quando un governo, come quello di Meloni, sceglie di investire negli armamenti invece che nella salute, nel welfare, nella scuola e nell’ambiente, compie una scelta politica precisa: aumenta le disuguaglianze e condanna il Paese a un futuro peggiore. In un mondo attraversato da guerre alimentate da vecchi amici, come Putin, e da nuovi, come Trump e Netanyahu, questa è una strada sbagliata.
In Emilia-Romagna abbiamo scelto un’altra direzione: difendere e rilanciare la sanità pubblica e universale, mettere in ordine i conti e investire sulle persone, con 5.000 operatori in più rispetto al 2019.
Ora siamo impegnati nella costruzione di un nuovo modello di organizzazione sanitaria, fondato soprattutto sul rafforzamento della medicina territoriale, per rispondere ai bisogni di oggi e di domani. Da una parte continuiamo a chiedere a Roma le risorse necessarie; dall’altra innoviamo e progettiamo il futuro.
I problemi non mancano nemmeno qui: dalla spesa sanitaria sostenuta direttamente dalle famiglie alle rinunce a visite ed esami, fino alla crescita di assicurazioni e fondi integrativi. Ma da una Regione seconda in Italia per i LEA e prima per la qualità delle reti oncologiche arriva un messaggio chiaro: la sanità pubblica si difende investendo, non privatizzando.
L’Emilia-Romagna ha nel proprio DNA lo sviluppo sostenibile, la giustizia sociale e il coraggio dell’innovazione. È da qui che passa la lotta alle disuguaglianze e la costruzione di un futuro più giusto e prospero.
01/07/2026
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