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11/06/2026
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L'EDITORIALE DEL DIRETTORE ROBERTO BIANCHI
Quando la coerenza sindacale riscrive il futuro degli agenti
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♦ I lettori che frequentano queste colonne sanno che non sono solito fare sconti a coloro i quali, nel teatro della rappresentanza agenziale, recitano a mio avviso una parte incongruente con il ruolo che è stato attribuito loro dai colleghi. La sceneggiatura in realtà è sempre la stessa e vede le compagnie vestire i panni dell’autore, mentre alcuni Gaa - mi verrebbe da dire molti – si accontentano del ruolo di attori non protagonisti. Avviene così che, nel quadro delle relazioni industriali, questi stessi Gruppi agenti scelgano di barattare l’indipendenza imprenditoriale e professionale dei propri iscritti con la quiete aziendale, assumendo di conseguenza la funzione di veri e propri fiancheggiatori d’ordinanza.
Il recente Congresso del Gapc fa pertanto notizia due volte, una prima perché i temi affrontati nella introduzione politica del Presidente uscente/riconfermato Danilo Battaglia e negli interventi dei congressisti hanno soltanto sfiorato le solite tematiche legate alle procedure interne, al contenuto dei prodotti assicurativi e alla politica assuntiva o tariffaria adottata dalla mandante, per concentrarsi sulle prospettive collegate all’integrazione in Generali e alle sfide provenienti dal mercato.
Una seconda perché il Gapc si convalida come l’esempio di Gruppo agenti che rifiuta la sceneggiatura attribuita ai soliti appuntamenti rituali (tribali?) e, fedele a una solida tradizione di fermezza ideologica, dimostra ancora una volta cosa significhi possedere un elevato tasso di coerenza sindacale, tracciando una netta linea di demarcazione tra il confronto a schiena dritta "concreto e costruttivo” e la sudditanza che nuoce sempre agli iscritti perché favorisce unicamente gli interessi dell’impresa.
Allo scopo di evitare che questa mia riflessione venga presa come un elogio astratto suggerito dalla “simpatia” personale, eviterò di soffermarmi troppo a lungo sul piano dei principi generali, intendendo piuttosto entrare nel vivo dei motivi per i quali attribuisco al dibattito congressuale cui ho assistito a Roma l’importanza - non vorrei sembrare eccessivo - di una pietra di paragone, di un benchmark qualitativo.
Il primo pilastro su cui si fonda la base politica del Gapc, riguarda principalmente l’autonomia dalla mandante, un prerequisito di dignità professionale che costituisce il posizionamento di principio degli agenti ex Cattolica a guida Battaglia e insieme rappresenta la necessità pratica di una rete agenziale plurimandataria. Mentre cioè gli amici degli amici di cui sopra firmano accordi integrativi al ribasso trincerandosi dietro slogan usurati (”interesse condiviso”, “buone relazioni industriali”, “senso di responsabilità”), l’autonomia rimane l’unico strumento per sedersi al tavolo negoziale da pari a pari senza essere schiacciati dalle logiche verticali della compagnia e senza essere costretti a svendere pezzi di diritti acquisiti in oltre cento anni di battaglie sindacali per ottenere plus economici temporanei. Gli agenti sono imprenditori che investono e rischiano in proprio. Difenderne l'autonomia significa rifiutare che i costi e le inefficienze della burocrazia aziendale erodano la redditività delle agenzie e che le scelte strategiche di sviluppo della mandante rendano precaria la sostenibilità nel tempo dell’impresa agenzia.
La difesa del business agenziale si fonda e questo è il secondo pilastro riguardante la strategia economica tracciata dal congresso Gapc, sul plurimandato che non può essere fatto passare come un tradimento della bandiera aziendale, posto tra l’altro che essa cambia con una facilità tale da non giustificare alcuna fedeltà. È semplicemente lo scudo dell'agente per difendere il proprio portafoglio, quindi la propria azienda e per consolidare il rapporto fiduciario con il cliente attraverso l’erogazione di una consulenza indipendente e coerente con i suoi bisogni di sicurezza. Si tratta di un punto cruciale che ribalta la narrativa aziendale e spinge gli iscritti a considerarsi liberi imprenditori e consulenti del cliente, non già semplici intermediari della compagnia. Tanto è vero tutto questo, che dalla platea è giunto il suggerimento di eliminare dall’acronimo del Gaa il riferimento a Cattolica e di rinominarlo significativamente Gruppo Agenti Professionisti.
Laddove il plurimandato dovesse rivelarsi eccessivamente complesso o troppo costoso, ma perché no, insufficiente anch’esso a soddisfare i bisogni della clientela, il Gapc rinnova la propria convinzione che sia giunto il momento di sviluppare un sistema di collaborazioni orizzontali strutturate e quindi non relegate alle situazioni di marginalità rispetto al business dell’agenzia o di emergenza quando i marchi a disposizione non forniscono il prodotto coerente con le esigenze di sicurezza del proprio cliente. E qui sta il colpo di genio politico, l’avere messo a punto uno strumento pratico, il Consorzio/Cooperativa, dedicato a superare una volta per tutte la tendenza al lamento e all’autocommiserazione mediante la creazione di una infrastruttura evoluta che costituisce il terzo pilastro della strategia Gapc, quello della prassi quotidiana. Il Conap, così è denominato, fornisce il paracadute contro l’emarginazione e la cassetta degli attrezzi che consente di praticare le collaborazioni orizzontali A con A alla luce del sole, in modo sicuro ed efficiente, bypassando le difficoltà, le lungaggini, le farraginosità legate allo scambio occasionale di affari con agenti di altre compagnie. Qualunque agenzia e in particolare quelle medio-piccole, accedendo a mercati altrimenti preclusi soprattutto ai monomandatari, possono così moltiplicare le proprie opportunità e fare massa critica per difendere i propri ricavi, oltreché i propri diritti.
Il Consorzio è la dimostrazione che la coerenza sindacale si dimostra anche fornendo ai propri iscritti servizi di qualità, incentrati sulla solidarietà imprenditoriale interna, sul passaggio culturale dalla concorrenza alla cooperazione tra simili.
In un settore assicurativo dove l’appiattimento sulle strategie aziendali viene adottato passivamente in quanto dote principale per garantirsi la sopravvivenza, la linea tracciata dal Gapc suona quasi come un atto di insubordinazione intellettuale, la dimostrazione che il copione può essere riscritto ponendo l’agente al centro della distribuzione assicurativa presente e futura anche all’interno di un colosso come Generali che peraltro mostra i primi segnali di interesse verso le realtà cosiddette “multi brand”.
È per questo che, se avessi potuto farlo, avrei votato io stesso a favore della mozione conclusiva scaturita dal 55° Congresso Nazionale del Gruppo Agenti Professionisti (Cattolica) che, impegnando la Giunta a difendere a oltranza l’autonomia imprenditoriale e la dignità professionale degli iscritti, potrebbe essere adottata come il manifesto di una categoria lucida, coraggiosa e consapevole del proprio ruolo, anche sociale, nei disgraziati tempi contemporanei.
Roberto Bianchi
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