Avv. Luca Castelli

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20/07/2021

𝗙𝗲𝗿𝗼𝗰𝗲. 𝗘' 𝗹'𝘂𝗻𝗶𝗰𝗼 𝗮𝗴𝗴𝗲𝘁𝘁𝗶𝘃𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝘃𝗶𝗲𝗻𝗲 𝗶𝗻 𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗹𝗲𝗴𝗴𝗲𝗻𝗱𝗼 𝗹𝗮 𝘀𝗲𝗻𝘁𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗰𝗼𝗻 𝗹𝗮 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗲 𝗹𝗮 𝗖𝗼𝗿𝘁𝗲 𝗱𝗶 𝗔𝘀𝘀𝗶𝘀𝗲 𝗱𝗶 𝗥𝗼𝗺𝗮 𝗵𝗮 𝗰𝗼𝗻𝗱𝗮𝗻𝗻𝗮𝘁𝗼 𝗮𝗹𝗹'𝗲𝗿𝗴𝗮𝘀𝘁𝗼𝗹𝗼 𝗱𝘂𝗲 𝗴𝗶𝗼𝘃𝗮𝗻𝗶𝘀𝘀𝗶𝗺𝗶 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮𝗱𝗶𝗻𝗶 𝘀𝘁𝗮𝘁𝘂𝗻𝗶𝘁𝗲𝗻𝘀𝗶 𝗽𝗲𝗿 𝗹'𝗼𝗺𝗶𝗰𝗶𝗱𝗶𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗖𝗮𝗿𝗮𝗯𝗶𝗻𝗶𝗲𝗿𝗲 𝗖𝗲𝗿𝗰𝗶𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗥𝗲𝗴𝗮.

E’ feroce nel dispositivo poiché - fermo restando l’oggettiva ed indiscutibile gravità della vicenda - condannare a pena perpetua due ragazzi poco più che adolescenti ed incensurati per il raptus di un momento significa non credere minimamente alla finalità rieducativa della pena e, di fatto, aderire ad una logica meramente vendicativa della sanzione penale. Significa legare, senza alcuna compassione ed umanità, la vita di due ragazzini a 10 minuti di follia.
Ma questo ai giudici non deve essere sembrato sufficiente. Nella motivazione hanno deciso di infierire anche sugli avvocati -i valorosi, preparatissimi ed eticamente giganteschi Fabio Alonzi, Renato Borzone, Roberto Capra e Francesco Petrelli - accusati di aver dileggiato la condotta delle vittime mettendole sul banco degli imputati. Infine, in un crescendo scomposto la Corte afferma che il diritto di difesa sarebbe stato esercitato oltre il limite consentito ed, addirittura, oltre la decenza. Senza infingimenti e’ ben chiaro cosa la Corte imputa ai difensori: di aver - udite, udite! -messo in dubbio la parola dell’accusa e della polizia giudiziaria (alcuni dei quali, peraltro, escussi quali testimoni, sono tuttora sottoposti ad indagini). Cioè, di aver assolto al proprio compito.
Ora, non sappiamo se tali accuse violente, risibili e del tutto fuori luogo considerata la tragicità per tutti della vicenda siano figlie di una totale ignoranza della stessa funzione del processo che, per sua natura, e’ il luogo in cui si confrontano e si scontrano tesi contrapposte senza alcuna verità precostituita; oppure se, come talvolta accade, essa sia frutto della rabbia di non essere riusciti a scalfire in alcun modo le serie obiezioni difensive; o se, infine e molto più banalmente, sia l’espressione del fastidio che una parte (purtroppo non più minoritaria) della magistratura giudicante ha nei confronti della difesa ritenuta un ostacolo alla conclusione di un processo già preventivamente deciso.
Un punto però deve essere chiaro anche perché certe parole in libertà rischiano di minare l’integrità morale ed anche fisica degli avvocati difensori: stabilire il limite o addirittura la decenza dell’esercizio di difesa non e’ certamente compito dei giudici e men che mai di giudici che, senza scomporsi, hanno condannato dei ragazzini all’ergastolo. Essi non hanno, invero, alcuna legittimazione ne’ tantomeno alcuna superiorità morale che gli consenta di ergersi a censori delle scelte difensive degli imputati e dei loro avvocati.
La percezione degli ultimi mesi e’ che la magistratura, in piena crisi di credibilità per le note vicende che stanno disvelando scenari più squallidi che inquietanti, stia cercando una nuova legittimazione attraverso la ferocia e l’aggressività.
Comminare pene draconiane o accusare maldestramente gli avvocati, però’, non le restituirà alcuna verginità ma rischia soltanto di accelerare quel processo di implosione della giustizia che e’ già oggi in fase avanzata.
La Giunta della Camera Penale di Napoli

Photos 23/05/2020

Da remoto ed in presenza, riprende l'attività giudiziaria. Accanto a toga e pettorina, da sempre simbolo dell'amministrazione della Giustizia, ora ci sarà la mascherina.

Cartabia: la Costituzione bussola anche in questa emergenza. Manca collaborazione Stato-Regioni - ItaliaOggi.it 29/04/2020

L'articolo di Italia Oggi riporta le considerazioni della professoressa Marta Cartabia, presidente della Corte Costituzionale.

La riflessione sull'uso improprio degli atti regolamentari del Governo, in spregio all'assetto Parlamentare della Nostra Repubblica, deve far riflettere molti.

La Nostra Costituzione, consapevolmente, perché figlia della dittatura fascista, ha negato la possibilità di esautorare il parlamento della propria funzione, escludendo la possibilità di un diritto dell'emergenza.

Il Governo non può e non deve con propri atti amministrativi ledere libertà costituzionali, utilizzando come giustificazione uno stato emergenziale, poiché è l'organo legislativo, rappresentante del Popolo Sovrano, che ha questo compito.

L'emergenza si affronta con la collaborazione dei poteri dello Stato, utilizzando gli strumenti che la nostra costituzione prevede.

In casi di eccezionale gravità ed Urgenza la nostra Costituzione prevede lo strumento del decreto legge che, benché sia emanato dall'Esecutivo, richiede la conversione da parte del Parlamento, a tutela dei diritti del Popolo, a cui spetta la sovranità di cui all'articolo 1 della Costituzione.

Saranno i giudici a doversi interrogare, ad emergenza finita, della legittimità dei dpcm emanati e, quindi, delle sanzioni comminate.

Sarà compito anche dei Poteri dello Stato e dei Cittadini, riflettere su quanto accaduto, per evitare che questo approccio discutibile all'emergenza sanitaria, diventi un brutto precedente per la Nostra Costituzione e per la Nostra Italia.

Tutte le dittature hanno trovato terreno fertile nelle emergenze sanitarie, economiche e sociali.

Se, ad oggi, questo non è un pericolo per il Nostro Paese, non possiamo non evidenziare come in Ungheria, nella Nostra Unione Europea, l'emergenza sanitaria Covid - 19 abbia permesso al parlamento di attribuire al Primo Ministro Orbàn i pieni poteri tipici dei totalitarismi.

Di fronte a questo scenario, quindi, il richiamo della Presidente Cartabia a riscoprire la Nostra Costituzione e gli strumenti che essa contempla per affrontare non solo la vita ordinaria, ma anche L'emergenza, deve essere accolto sa tutti, dal Presidente della Repubblica, dal Governo, dal Parlamento, dalla Magistratura, dalle Istituzioni, ma soprattutto da Noi Cittadini.

Cartabia: la Costituzione bussola anche in questa emergenza. Manca collaborazione Stato-Regioni - ItaliaOggi.it La relazione sull'attività del 2019 della presidente della Corte Costituzionale, Marta Cartabia

23/03/2020

Siamo nell'incertezza più assoluta di cosa si possa o non si possa fare.

Il Parlamento, unico organo capace, secondo la nostra Costituzione, di incidere sulle nostre vite e sulle nostre libertà sembra Assente.

Parlamentari che, in nome della paura, non si riuniscono e non fanno quello che la nostra Carta Costituzionale prevede come onere ed onore al servizio del paese.

Ogni atto,in nome dell'emergenza, viene emanato dall'esecutivo non con Decreti Legislativi o Decreti Leggi che, almeno prevederebbero un controllo Parlamentare, ma con Atti amministrativi sulla cui validità ci sarebbe da discutere sotto il profilo dei classici vizi dell'atto amministrativo.

Ancora di più c'è da chiedersi se detti Atti potranno veramente comportare una conseguenza penale in nome dell'articolo 650 codice penale, considerando che la Giurisprudenza di Legittimità impone in capo al giudicante di sindacare la validità sostanziale e formale dell'atto a fondamento della violazione dell'articolo 650 codice penale (Cass. sez. I, 7 ottobre 1993 n. 11294 - Cass. sez. I, 1 giugno 2000 n.4102 - Cass. sez. I, 22 giugno 2004 n. 28584).

A questo si aggiungono i provvedimenti locali di Governatori e Sindaci che gettano il cittadino nell'incertezza più totale.

Senza contare l'incapacità di emanare una norma chiara e astratta, comprensibile ed applicabile.

L'uso di termini non chiari come il famoso "evitare" o l'uso di espressioni indeterminate "nei pressi di casa" o, ancora, normative contraddittorie, non solo se provengono da Autorità differenti, ma anche se provengono dalla medesima Autorità.

Di fronte a tutto questo, di fronte al diritto che perde la sua certezza, il Cittadino giustifica tutto e non si pone domande.

In nome dell'emergenza rinunciamo ai diritti e permettiamo al Parlamento di assentarsi.

I rischi sono chiari ed evidenti e si auspica che il Parlamento prenda, come suo onere e onore, il posto che gli spetta, rappresentando i Cittadini e controllando, nella cooperazione, il Governo.

Coronavirus, le procure: «Difficile punire le autocertificazioni false» 19/03/2020

Anche IL SOLE 24 ORE si pone alcuni problemi che mi ero posto io.

Coronavirus, le procure: «Difficile punire le autocertificazioni false» Nota della Procura di Genova alle forze di polizia: sulle attestazioni non vere impossibili le denunce per violazione dell’art. 483 codice penale

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