Palmas IP Srl
25/05/2026
Controversia tra Breitling S.A. e Chanel negli Stati Uniti sulla denominazione delle linee di orologi Premier e Première.
Chanel ha lanciato il suo orologio Première nel 1987. Breitling afferma che il suo uso del segno Premier per orologi risale agli anni '40.
Quindi l’uso dei due segni si sarebbe protratto nel mercato statunitense per anni senza apparenti conflitti.
A marzo 2026 Breitling si è opposta alla domanda di registrazione del marchio "PREMIÈRE GALON" di Chanel.
Chanel ha replicato, negando che Breitling possieda diritti di marchio su "PREMIERE" anteriori all'utilizzo del segno da parte di Chanel.
A maggio 2026 Chanel ha presentato opposizione contro la domanda di marchio "PREMIERE" della Breitling.
Un buon accordo, che eviti anche danni di immagine, sarebbe una opzione da considerare.
Inside Breitling and Chanel’s Escalating Battle Over “Premiere” A branding clash is playing out in the watch world, as Breitling and Chanel face off over their respective Premier and Première watches.
18/05/2026
Mucho ado about nothig. Probabilmente lo scopo è solo dissuasivo, e segue le orme di quanto già fatto negli Stati Uniti. Non si capisce come potrebbe essere impostata una eventuale tutela, visto che il marchio non è costituito dal timbro di voce, ma da una frase precisa, per cui una frase differente, pronunciata con lo stesso timbro di voce, difficilmente verrebbe ritenuta confondibile. La tutela del marchio riguarda poi l’uso commerciale, per prodotti e/o servizi identici o affini. Il marchio sarebbe anche impugnabile per mala fede, in quanto il deposito è stato effettuato per scopi che esulano dall’ambito di tutela del marchio (Bansky docet). Infine, visto che non vi sarà stato uso come marchio, dopo cinque anni dalla registrazione sarà esposto ad azioni di invalidazione per non uso.
Giusy Ferreri registra la voce come marchio per tutela contro l’AI Scopri tutto su Giusy Ferreri registra la voce come marchio: la tutela degli artisti passa anche dall’AI! News e approfondimenti di All Music Italia.
29/04/2026
Non mi risulta che voce e immagine di questo personaggio vengano usati come marchi. E quindi direi che manca il "bona fide intent to use". Esistono altre disposizioni legislative per tutelare i diritti d'immagine. Il marchio non è un titolo IP adatto allo scopo.
Taylor Swift files trademarks for voice and image amid concern over AI misuse The singer’s company filed three applications on Friday after Matthew McConaughey launched similar strategy
18/04/2026
OLIVETTI STORE
Quando Steve Jobs inaugurò il primo Apple Store, nel 2001, ci è stato raccontato che era nato un nuovo modello di retail; un negozio monomarca, essenziale, elegante, in cui non si vendevano solo il prodotti, ma l'esperienza.
Peccato che in Italia, quarant’anni prima, c’era già chi l’aveva fatto e anche meglio, si chiamava Adriano Olivetti e già negli anni ’30 aveva cominciato a immaginare i suoi negozi come spazi culturali oltre che commerciali.
I negozi Olivetti non erano semplici rivendite di macchine da scrivere, ma ambienti progettati da architetti, arredati con stile, spesso con esposizioni d’arte o elementi di design studiati, un'estetica pensata per raccontare la marca prima ancora del prodotto.
Negli anni ’50 e ’60 i negozi Olivetti erano veri flagship store, ben prima che si cominciasse a usare quel termine; li trovavi a New York, Parigi, Londra e Milano.
Forse il più riuscito è stato lo showroom di Piazza San Marco a Venezia, progettato da Carlo Scarpa nel 1958: un capolavoro architettonico che oggi viene studiato in tutto il mondo.
Gli Olivetti store non si limitavano a mostrare i prodotti, li mettevano in scena, raccontando e creando identità; era uno spazio da vivere, un mondo diverso, dove la tecnologia era al servizio della bellezza, e non il contrario.
Certo, non c’erano Genius Bar né iPhone da provare, ma c’era la Lettera 22, la Divisumma e in seguito i primi esempi di personal computer.
Era una forma nuova di comunicazione, pulita, futurista, ma non fredda, in questo modo la Olivetti vendeva tecnologia e lo faceva come si vende un’idea.
Curioso che oggi gli Apple Store vengano presi come case study di innovazione nel retail, mentre i negozi Olivetti vengano raccontati più spesso nei manuali di architettura che in quelli di marketing.
Se si cerca la radice dello store esperienziale, monomarca, narrativo, dove ogni dettaglio è parte di un messaggio coerente, non serve andare a Cupertino, basta fare un salto a Ivrea.
17/04/2026
20 Aprile
14/04/2026
Euipo: l’Ue eccelle nella ricerca ma è in ritardo nella commercializzazione delle idee Le domande di registrazione di diritti di proprietà intellettuale rispecchiano la capacità innovativa delle imprese. Esiste un potenziale inesplorato dell...
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