Elever
10/08/2025
Nel 1933, in un piccolo laboratorio del Piemonte, un uomo osservava l’acqua che bolliva…
E da quella scena semplice, domestica, avrebbe inventato il gesto più italiano del mondo: fare il caffè con la moka.
Il suo nome era Alfonso Bialetti, un artigiano con uno sguardo attento e pratico.
Era un periodo difficile: l’Italia viveva le tensioni del dopoguerra, e il caffè espresso — che stava conquistando i bar delle città — era ancora un lusso da locali, lontano dalla vita delle famiglie comuni.
Bialetti sognava qualcosa di diverso:
una macchina da caffè che fosse piccola, economica, resistente… e soprattutto casalinga.
Fu osservando la lisciveuse, un rudimentale strumento per fare il bucato, che ebbe l’idea:
e se si potesse usare la pressione del vapore non per lavare, ma per estrarre caffè?
Disegnò un contenitore in alluminio a forma ottagonale, diviso in tre parti:
sotto, l’acqua,
in mezzo, il caffè macinato,
sopra, il raccoglitore.
E così nacque la Moka Express.
Un piccolo miracolo d’ingegno italiano.
Ma il successo arrivò qualche anno dopo, grazie al figlio Renato Bialetti, che prese quell’invenzione e la trasformò in un simbolo nazionale.
Con campagne pubblicitarie brillanti e il celebre "omino coi baffi", la moka entrò nelle case, nelle abitudini, nei cuori.
Non aveva la potenza del bar, ma aveva qualcosa di più:
il tempo lento della colazione,
il profumo che riempie la cucina,
il suono inconfondibile del borbottio finale.
Era il caffè della nonna, del papà, della domenica mattina.
Oggi la moka è esposta nei musei di design, ma continua a vivere sulle fiamme di milioni di fornelli.
Non ha bisogno di tecnologia, di capsule o di schermi digitali.
Solo di acqua, caffè, fuoco… e un po’ d’amore.
Perché in fondo, la moka non è solo un modo di fare il caffè.
È un modo di stare insieme.
© Piccole Storie ©
30/01/2019
dopo la rivisitazione, con relativa perdita d'identità e di Heritage, di marchi come: Yves Saint Laurent, Balenciaga e Burberry (che nei capi usa ancora il marchio storico), arriva anche il colosso della moda spagnolo Zara. Lascio a voi i commenti:
Zara’s new logo may be the future of branding, love it or hate it The controversial design reflects the evolution of fashion branding. But would it have killed Zara to add just a little more space between the letters?
03/03/2017
Secondo alcuni studi, ognuno di noi passa in media 2 ore e 42 minuti al giorno attaccato al proprio smartphone, di cui ben l'89% del tempo sulle app. Lo sapevi? Ma, soprattutto, lo sapevi che un utilizzatore su cinque lancerà la tua app una sola volta? Ma a tutto c'è rimedio e, in questo caso, si chiama push notification. Si tratta di un ottimo modo per ricordare agli utenti quello che l'app può offrire loro, far capire la sua importanza e farli tornare a utilizzarla di nuovo. [ 223 more words ]
http://blog.elever.it/2017/03/03/push-notification-perche
Push notification: perché? Le push notification, uno strumento di vitale importanza per stimolare e mantenere in vita un'app.
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