123 Wonder Break

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Photos from 123 Wonder Break's post 06/05/2026

Parigi, per me, ha il sapore quieto di un ritorno. Non saprei dire perché: non ci ho mai abitato, non ho radici lì, né volti familiari ad attendermi. Eppure, fin dal primo istante, mi ha chiamata come fanno certi luoghi che sembrano riconoscerti prima ancora che tu li riconosca. Col tempo è diventata un simbolo, un filo sottile che attraversa la storia della mia famiglia. È stata il mio primo volo, quando avevo appena sei anni. È stata la prima partenza con il mio compagno. È stata la prima città scoperta insieme al nostro bambino. Parigi è rimasta lì, a segnare inizi, come una soglia che si attraversa senza accorgersene, ma che poi continua a vivere dentro. E forse non è un caso che tutto questo si intrecci con il primo albo che ho scelto e custodito, quello di una delle autrici che più amo, Beatrice Alemagna. Un libro che parla proprio di questo: della ricerca ostinata e fragile di un luogo da chiamare casa. Perché casa, in fondo, non è sempre il punto da cui si parte. È qualcosa che si costruisce, lentamente, nei luoghi in cui impariamo a restare. Conta come si viene accolti, e quel piccolo, o grande, nucleo di affetti che riusciamo a creare attorno a noi.
Nell’albo Un leone a Parigi, pubblicato nel 2006 da Donzelli Editore, arrivare in un posto nuovo fa paura. Che sia Parigi, una scuola, o un altro continente, poco cambia: c’è sempre una sottile malinconia che accompagna l’inizio. È inevitabile. Ma se si ha la pazienza di restare, di attraversare anche quei primi ruggiti di smarrimento, qualcosa cambia. Piano. E il bello, quasi senza farsi notare, comincia ad affiorare. Ovunque.
Il libro si legge in orizzontale, come se seguisse un cammino: in alto le parole, sole, sospese su uno sfondo bianco; in basso le immagini, che raccontano senza bisogno di voce. È un invito a guardare, a perdersi, a scoprire la città insieme al leone che la attraversa con occhi nuovi. Forse è questo che dovremmo ricordarci, ogni volta che la vita ci sposta altrove: concederci tempo. Restare abbastanza a lungo da lasciare che un luogo ci parli. Perché, anche quando all’inizio tutto sembra estraneo, c’è sempre qualcosa di bello che aspetta di essere trovato. [continua nei commenti..]

Photos from 123 Wonder Break's post 27/03/2026

Abbiamo scelto di dedicare le prossime pubblicazioni a una casa editrice che, alla fine del 2025, ha chiuso definitivamente le porte del suo laboratorio. Eppure, ci ha lasciato in dono albi straordinari, preziosi, che meritano di essere ricordati e celebrati, come piccoli tesori da custodire nel tempo.
Tra questi, Kintsugi, premio Andersen 2024 come “Miglior libro senza parole”. Pubblicato nel 2023 da LogosEdizioni, il suo titolo richiama l’antica arte giapponese del “riparare con l’oro”: una tecnica che trasforma le crepe della ceramica in sottili vene luminose, esaltandole invece di nasconderle. Così, ciò che è stato rotto non torna a essere com’era, ma rinasce in una forma nuova, più autentica. Le imperfezioni diventano bellezza, l’incompletezza si fa unicità. L’illustratrice Issa Watanabe dedica questo albo alla figlia Mae, invitandoci ad accogliere la vita nella sua interezza, anche quando si fa più fragile e oscura.
Come ogni albo, e ancor più quelli senza parole, Kintsugi si apre a infinite possibilità di lettura. Le figure emergono da uno sfondo nero profondo, e proprio il colore diventa voce narrante: dapprima intenso, poi sempre più tenue, fino a dissolversi nel bianco. All’improvviso, una tazzina si spezza. È l’inizio di un inseguimento, di un viaggio lungo e silenzioso, alla ricerca di consolazione e speranza, in un mondo che sembra sgretolarsi sotto i passi. Ma davvero tutto è perduto? O esiste ancora un modo per ricomporre ciò che si è infranto?
Forse, oggi più che mai, abbiamo bisogno di credere che dalle fratture possa nascere qualcosa di nuovo. Che ciò che è rotto possa essere raccolto, accostato con cura, e restituito alla vita con un bagliore diverso. Una metafora potente e delicata insieme, che ci ricorda quanto sia necessario attraversare le crepe dell’esistenza per scoprire, dentro di esse, una forma inattesa di bellezza.

Photos from 123 Wonder Break's post 19/03/2026

Fino a qualche mese fa ho sempre vissuto la figura del papà da figlia, e non è stato sempre semplice. Ci sono stati momenti pieni di luce e altri più faticosi, fatti di silenzi e di domande. Con il tempo ho costruito una mia idea di padre, finché qualcosa è cambiato, iniziando a chiedermi che tipo di papà avrei desiderato per i miei figli. Non si può sapere con certezza prima che un figlio nasca. Ma quando trovi un compagno di vita che ti arricchisce, rendendo la tua vita migliore, forse hai trovato anche la persona con cui costruire una famiglia, se lo desideri. La gravidanza è stata per me un viaggio incredibile, ma nulla mi ha emozionata più dell’immaginare il mio compagno diventare papà: i miei occhi brillavano al pensiero di lui con il nostro bambino tra le braccia.
In questo si inserisce il lavoro di Hélène Delforge, dove si intrecciano il suo lato innamorato e materno, il vissuto e una profonda empatia. È anche per questo che i suoi testi risultano universali e senza tempo, capaci di parlare a genitori al di là di provenienza, genere ed età. Illustrato da Quentin Gréban, il libro nasce proprio dalle sue immagini, dalle quali Hélène si lascia trasportare. Gréban, papà di tre figlie, trasferisce sulle sue tavole la sue esperienza e sensibilità. Pubblicato nel 2023 da Terre di Mezzo e tradotto da Gioia Sartori, il libro prende forma lentamente, con il tempo necessario a trovare il coraggio di mostrarsi. Ne emerge un invito a ricordare che emozioni e sentimenti sono universali e senza tempo. Le epoche e le culture diventano per l’illustratore un terreno di gioco, ma sono le parole a dare significato profondo a ogni immagine.
Un omaggio a tutti i papà: a quelli dolci e apprensivi, a quelli lavoratori o casalinghi, a quelli in guerra o in lotta dentro di sé, ai più giovani e ai più anziani, a quelli che non ci sono più.
A tutti, in ogni forma.

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