Talento Calcio

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31/05/2026

LA FIORENTINA PRIMAVERA E' PER LA 4' VOLTA CAMPIONE D'ITALIA!

Battendo il Parma in finale 2-1 si aggiudicano il titolo che mancava da maggio 83.

Un grandissimo traguardo per una squadra che, ha battuto ben piu'favorite avversarie, almeno sulla carta, meritatamente.

In una societa' dove la 1'squadra proviene da un annata, a dire poco, deludente, potrebbe essere il momento di andare controtendenza e RIPARTIRE PROMUOVENDO QUALCHE DI QUESTI TALENTI.

Chi quasi sicuramente verra' "promosso" invece sara' il MISTER, Mr Galloppa invece e' pronto a fare il salto tra i "grandi", E'MOLTO FORTE IL PRESSING DELLA SAMPDORIA SUL TECNICO CAMPIONE D'ITALIA

12/05/2026

SERIE D :
Douglas Costa, un gol in 12 partite: il problema non è lui, ma il calcio italiano!

Questo nel video e' il primo goal in D di DOUGLAS COSTA, arrivato a maggio al Chievo.

Quando a gennaio il ChievoVerona annunciò l’arrivo di Douglas Costa, in molti parlarono di “colpo clamoroso” per la Serie D. Un nome internazionale, un passato tra Juventus, Bayern Monaco e Champions League, uno dei giocatori più tecnici e spettacolari transitati in Serie A negli ultimi dieci anni.

Il problema, però, è che il calcio non vive di highlights del passato.

I numeri della sua esperienza parlano chiaro: 12 partite, 1 gol, 1 assist. E quella rete è arrivata soltanto a maggio, nel playoff contro il Milan Futuro. Troppo poco per un giocatore che avrebbe dovuto spostare gli equilibri di una squadra costruita per vincere. Alla fine il Chievo ha chiuso al terzo posto, lontano da quella promozione che molti consideravano quasi obbligatoria.

Ed è qui che nasce la riflessione più ampia.

Perché in Italia, persino in Serie D, si continua a preferire il nome altisonante, il campione a fine carriera, il colpo mediatico, invece di investire su un ventenne affamato che sogna di emergere?

Sia chiaro: nessuno mette in discussione la carriera di Douglas Costa. Nel suo prime era devastante nell’uno contro uno, rapidissimo nello stretto, imprevedibile, capace di accendere una partita con una giocata. È stato un talento vero, forse anche sottovalutato rispetto alle qualità tecniche che possedeva.

Ma il punto è un altro: ha senso occupare uno slot importante, economico e tattico, con un giocatore che inevitabilmente oggi non può più garantire intensità, continuità e tenuta atletica da protagonista?

Nel calcio moderno, soprattutto nelle categorie inferiori, l’intensità vale quasi quanto la tecnica. La Serie D è un campionato fisico, aggressivo, sporco. Si gioca su campi difficili, con ritmi spesso altissimi e trasferte pesanti. Un giovane di 20-22 anni magari tecnicamente inferiore può compensare con corsa, pressing, recuperi, fame, disponibilità tattica e continuità settimanale.

E infatti spesso succede proprio questo: l’ex campione illumina per qualche minuto, il giovane invece regge la stagione.

C’è poi un altro aspetto che il calcio italiano continua a sottovalutare: il valore patrimoniale. Se lanci un ragazzo, magari dopo sei mesi hai creato un giocatore da categoria superiore, un asset tecnico ed economico. Se invece punti su un nome nostalgico, nella maggior parte dei casi stai semplicemente comprando visibilità momentanea.

Il rischio è che la Serie D diventi una vetrina di figurine più che un laboratorio calcistico.

E attenzione: non è solo una questione romantica o ideologica. È anche un problema strutturale. L’Italia continua a lamentarsi della mancanza di giovani pronti, della Nazionale in difficoltà, dei settori giovanili poco produttivi. Però poi, appena c’è da scegliere, si preferisce ancora il trentacinquenne famoso al ragazzo sconosciuto ma motivato.

Douglas Costa non è il colpevole. Anzi, probabilmente lui stesso ha accettato una sfida con professionalità e voglia di rimettersi in gioco. Il vero nodo è il sistema che continua a cercare scorciatoie mediatiche invece di costruire qualcosa.

E forse quel dato — 12 partite, 1 gol, 1 assist — racconta molto più del rendimento di un singolo giocatore. Racconta perfettamente una certa mentalità del calcio italiano.

11/05/2026

MESSINA, DALLA C ALL’ECCELLENZA IN 2 ANNI!

La caduta del Messina fa rumore. Non solo per il peso sportivo della retrocessione, ma perché racconta l’ennesimo capitolo complicato di una piazza che negli ultimi anni non è mai riuscita a trovare continuità. Nel giro di appena due stagioni, il club giallorosso è passato dalla Serie C all’Eccellenza, chiudendo una stagione tormentata con un playout che ha sancito un verdetto durissimo per città e tifosi.

A Ragusa è andata in scena una partita tesa, nervosa, con il Messina incapace di trovare quella vittoria che avrebbe evitato il crollo definitivo. Al triplice fischio, mentre i padroni di casa festeggiavano la salvezza, sul fronte giallorosso è rimasto soltanto silenzio e amarezza.

La retrocessione ha inevitabilmente acceso anche il dibattito politico, soprattutto in un momento delicato per la città, nel pieno della campagna elettorale. Il calcio, a Messina, continua infatti ad avere un peso enorme anche fuori dal campo, diventando tema di confronto tra candidati e amministrazione.

Il sindaco uscente Federico Basile ha parlato di una ferita che colpisce tutta la comunità sportiva cittadina, sottolineando quanto il Messina rappresenti ancora oggi un simbolo identitario per tanti tifosi.

Molto più duro il commento arrivato dal candidato del centrodestra Marcello Scurria, che ha definito la situazione “l’ennesimo fallimento del calcio messinese”. Nel suo intervento ha puntato il dito soprattutto sulla mancanza di progettualità e sulla gestione delle infrastrutture sportive, rilanciando il tema del futuro dello stadio Franco Scoglio, che secondo lui rischia di restare inutilizzato per il calcio vero, trasferendo la squadra a giocare, al "‘Giovanni Celeste’.

Dal centrosinistra è invece arrivata la posizione di Antonella Russo, che ha parlato di “una ferita profonda per la città”, chiedendo un confronto immediato tra istituzioni, imprenditori e realtà sportive per provare a costruire un progetto più stabile e credibile. Nel suo intervento ha anche richiamato le responsabilità della gestione sportiva degli ultimi anni, ricordando il pesante -14 in classifica che aveva già compromesso la stagione precedente.

In città cresce ora la paura di un’estate complicata, tra incertezza societaria, ipotesi di ripartenza e il rischio concreto di vedere il Messina sprofondare ancora più lontano dal calcio professionistico. Per una piazza abituata a vivere il pallone come parte della propria identità, il ritorno in Eccellenza rappresenta molto più di una semplice retrocessione.

09/05/2026

LA COPPA ITALIA DEI DILETTANTI VA AL BISCEGLIE.

Sul neutro di TERAMO e' andata in scena la FINALE DI COPPA ITALIA DEI DILETTANTI.

Il Bisceglie, grazie ad una rete del bomber Giuseppe Lopez, si aggiudica per la seconda volta il torneo.

Vincendo nuovamente la coppa, dopo il trionfo sul Pisa Sporting del 2012, il Biseglie raggiunge il Casarano, unico team, fin'oggi ad avere vinto 2 volte la coppa.

Il Bisceglie ha terminato il campionato di serie D in 2'posizione, dietro al Brindisi.

08/05/2026

Nel Girone B di Prima Categoria Trento a far parlare non è stato il risultato del campo, ma una presa di posizione clamorosa. L’Ortigaralefre, ultima in classifica con appena nove punti raccolti in stagione, ha deciso di non presentarsi alla sfida contro il Telve, lasciando di fatto spazio al 3-0 a tavolino previsto dal regolamento.

Dietro alla scelta, però, non ci sarebbe alcuna motivazione tecnica o sportiva. La decisione sarebbe legata al forte malcontento interno nato attorno all’ipotesi di una possibile fusione con il Borgo, scenario che molti all’interno dell’ambiente rossoblù vivrebbero come un rischio concreto per l’identità e la storia della società.

Un gesto forte, che ha inevitabilmente acceso il dibattito nel panorama dilettantistico trentino. I giocatori avrebbero voluto mandare un segnale chiaro, scegliendo di protestare in maniera plateale contro un progetto che, secondo parte della squadra e dell’ambiente, potrebbe cancellare tradizione e appartenenza costruite negli anni.

Dal punto di vista sportivo le conseguenze saranno inevitabili, ma in questo caso il risultato passa quasi in secondo piano. La vicenda porta nuovamente sotto i riflettori un tema sempre più attuale nelle categorie locali: da una parte la necessità economica di unire forze e risorse, dall’altra la volontà di difendere la propria identità territoriale.

Adesso resta da capire quali saranno le prossime mosse della società e se questa protesta porterà a un confronto concreto sul futuro del club. Intanto, nel calcio dilettantistico trentino, il caso Ortigaralefre è già diventato uno degli episodi più discussi del finale di stagione.

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