AgroSection

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Photos 13/07/2017

Record storico dell'export agroalimentare
Sul commercio estero, il made in Italy continua a crescere.
È record storico per il Made in Italy agroalimentare all'estero, con una crescita media dell'8% spinta soprattutto dal nord ovest (+13,1%) e dal nord est (+7,4%), ma crescono anche il centro Italia nonostante il terremoto (+4,2%) e il mezzogiorno e isole (+1.7%). È quanto emerge da una analisi della Coldiretti sui dati Istat relativi a commercio estero regionale nel primo trimestre del 2017.
Quasi i due terzi delle esportazioni nel 2017 - sottolinea la Coldiretti - interessano i Paesi dell'Unione Europea con il mercato comunitario che aumenta del 5,9%, ma il Made in Italy a tavola continua a crescere su tutti i principali mercati, dal Nordamerica all'Asia fino all'Oceania. Un balzo del 45% si registra in Russia dove tuttavia i valori restano contenuti a causa dell'embargo che ha colpito gran parte dei prodotti alimentari, ma gli Stati Uniti con una crescita del 6,8% - sottolinea la Coldiretti - sono di gran lunga il principale mercato fuori dai confini dall'Unione, ed il terzo in termini generali dopo Germania e Francia e prima della Gran Bretagna.
Sul successo del Made in Italy agroalimentare all'estero - continua la Coldiretti - pesano dunque in misura rilevante i cambiamenti in atto nella politica internazionale che potrebbero tradursi in misure neoprotezionistiche. Si attendono gli effetti degli annunci del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che sta per scegliere i prodotti dell'Unione Europea da colpire come risposta alla controversia generata dalla questione della mancata importazione di carne dagli USA in Europa per la disputa sugli ormoni iniziata con il ricorso al Wto nel 1996.

Photos 07/07/2017

Da Grecia e Moldova arriva vino da taglio a prezzi stracciati.
Qualche anno fa, nei pressi di Stradella (PV) venero fermate alcune autocisterne con centinaia di ettolitri di vino bianco diretti ad una delle cantine allora più famose d’Italia, la LaVersa, produttrice del Testarossa con cui brindavano a Sanremo e Castrocaro. Pochi giorni or sono a Jesi (AN) è stato calcolato che più del 15% del vino imbrogliato in Italia non ha origini nel Belpaese. Ancora oltre. Tra Vittorio Veneto, Conegliano e Valdobbiadene si produce l’oro liquido nazionale, il Prosecco. I filari coprono un’ampia superficie, oltre 1,5mila Km quadrati, l’equivalente di 1 provincia di media dimensione. Centocinquantamila ettari che danno una produzione di circa 20milioni di bottiglie speciali a catalogate. Eppure, solo in Italia, ogni anno vengono stappate circa 32 milioni di bottiglie di Prosecco, 6milioni delle quali contrassegnate dal pregiato marchio Valdobbiadene. Altri 14milioni di bottiglie del “triangolo d’oro” finiscono sul mercato estero, Germania, Russia e Usa in modo particolare…

Ma chi cavolo riesce a fare così tanto vino senza la necessaria uva? E la storia del Prosecco è solo una delle tante che si possono raccontare come i ghiacci che si staccano dei poli finendo in un mare ricolmo di insidie e contaminazioni. Basterebbe guardare a cosa arriva, in fatto di vino, da Grecia e Moldova, per capire quanto di intricato ci sia nel discorso delle vendite: da lì arriva vino da taglio, e non solo da taglio, a prezzi stracciati, anche 8 centesimi al litro. Come la legna, il pellet e via dicendo… Basterebbe dare un’occhiata ai Colli Albani, al Nero d’Avola e ai meno pregiati Marino, Barbera Piemonte, Lambrusco Emilia, Sangiovese del Rubicone, Montepulciano d’Abruzzo, Bonarda Oltrepo Pavese, Trebbiano di Puglia, per capire che i numeri non quadrano con le viti, quelle che hanno radici, non certo quelle che si avvitano su un filetto di vetro o di plastica e si fanno pagare anche 10 volte il prezzo d’arrivo.

Photos 06/07/2017

Controlli zero alle frontiere, volano gli umani e si snaturano i prodotti
Senza giochini gli italiani in fatto di agroalimentare sarebbero i padroni del mondo.
Che si tratti di Europa, di Africa o Asia, tutti i punti di riferimento dei cosiddetti profughi hanno come meta anzitutto la Germania (ancora una volta ueber alles), poi la Scandinavia, la Gran Bretagna, i Paesi Bassi, la Francia e anche l’Italia. Già, il nostro Paese, quello che è bastonato, vilipendiato, snaturato, amorfizzato dai suoi stessi abitanti. Eppure l’Italia è un grande Paese, non solo perché entra nel novero dei Sette Grandi, bensì perché ha un presente di valore economico invidiabile. Soprattutto in fatto di turismo e di agroalimentare. Qui, davvero, siamo i padroni del mondo. Siamo al secondo posto in tutta la Terra in fatto di qualità di vini e formaggi, primi assoluti in riso e pasta, superiori a chiunque in cucina, extraterrestri quando si parla di salumi ed insaccati, fuori quota per chiunque cerchi di avvicinare le regole ambientali a quelle culinarie. Il nostro fatturato agroalimentare non ha paragoni nel resto del mondo, anche dove le vicende dicono “birra e crauti”: chi assaggia per la prima volta la mortadella di Bologna lascia ogni tipo di wuerstell nel frigo di chi li vende. Chi assapora il trittico piacentino, coppa, salame e pancetta, ornata di Ortrugo, si inchina ammirato ancor prima di saziato. Colui che odora le orecchiette condite con cime di rapa e pecorino offende sé stesso e la propria bilancia. E che ne è del Cannonau digerito con porceddu o del Vermentino delle Cinque Terre con pasta in sugo di alici e ricotta? Oppure di Castelli di Jesi che accompagna un risotto affogato in salsa di olive? Si potrebbe disturbare lo chef di Oristano e quello di Porto Garibaldi quando parla di pesce o di pescato, ma il contorno non cambia: siamo il Belpaese, patria del buon mangiare e del bel vivere. Eppure abbiamo davanti un sacco di “zeri”, in economia, in affidabilità e soprattutto in controlli. Alle frontiere non si contano i profughi, veri o presunti, arrivati per inerzia, per fame o per politica. Tanti di loro sono povera gente bisognosa a cui credere e a cui dare. Ma alle frontiere non si contano i Tir che portano a casa nostra quello che già noi produciamo, meglio di qualunque altro, prodotto particolarmente appetibile ad un mercato funesto e travisato da marchi assurdi e persino inconcepibili perché irrrintracciabili, senza regole e senza domani. E i timori del mondo agricolo nostrano montano sovrani.

Photos 05/07/2017

Enoturismo, è l'anno del sorpasso
Sarà sorpasso nel 2017. Ad assicurarlo sono operatori e amministratori locali che si sono confrontati sull’Italia enoturistica in riferimento al 2016. La sicurezza arriva dal XIII rapporto nazionale su Turismo del Vino curato per conto di Città del Vino dall’Università di Salerno. Dallo studio emerge che per oltre l’80% del campione il flusso degli arrivi in cantina e il fatturato dell’enoturismo sono aumentati o almeno rimasti stabili rispetto all’anno precedente. Gli arrivi in cantina e il valore dell’enoturismo sono aumentati per il 40,22% dei Comuni e il 60,87% delle Strade Vino. Nel 2016 il XII Rapporto stimava in 14 milioni gli arrivi enoturistici alle strutture dei territori e un valore di 2,5 miliardi di €.
I risultati emersi dal XIII Osservatorio, ricerca condotta attraverso due distinti questionari online coinvolgendo un campione di 25 Strade del Vino italiane e 116 Città del Vino su un totale di 420 (27,62%), sono stati presentati durante la Convention di Città del Vino, in Umbria, al Simposio Europeo sull’Enoturismo.

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