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08/11/2020

“Fin dall'infanzia sono stato fedele ai mostri,
da loro sono stato salvato e sono stato assolto,
perché credo che i mostri siano i santi protettori nelle nostre meravigliose imperfezioni, consentono e incarnano la possibilità di fallire, e di vivere.”

Con queste parole Guillermo del Toro iniziò il proprio discorso di ringraziamento dopo aver vinto il Golden Globe alla miglior regia nel 2018. Il film? Ovviamente La Forma dellAcqua . Rileggendole riusciamo a capire non solo il senso intrinseco di questo magnifico capolavoro, ma dell’intera filmografia del regista argentino: è una vera e propria dichiarazione della sua poetica.
Sì, perché i mostri e il mondo del fantasy sono stati il filo conduttore della sua carriera sin dall’inizio. Pensiamo ad esempio a Il Labirinto del Fauno , o a Hellboy , film con cui si fa anticipatore quella che diverrà l’era dei cinecomic Marvel . Nei due film citati i mostri sono i protagonisti, antieroi imperfetti con le nostre stesse debolezze.

Ed è con La Forma dell’Acqua che Del Toro porta a compimento la sua poetica. Un’incredibile favola, che prende La Bella e La Bestia come ispirazione principale e che non mostra semplicemente una smielata storia d’amore, ma la capacità di amare che è presente in ognuno di noi. L’acqua rappresenta quell’invisibile zona grigia dove il linguaggio non importa, e diventa la sede dei sentimenti più puri. Due personaggi esteriormente imperfetti (una donna muta e un mostro marino) trovano nell’acqua la loro casa e la loro pace, liberi dai pregiudizi del mondo esterno.

Ma l’acqua qui rappresenta il lieto fine non solo della favola dei due protagonisti, ma soprattutto della carriera di Guillermo Del Toro.
Inutile dire che tutti i film citati in precedenza sono da vedere almeno una volta nella vita.

08/11/2020

Distante circa 384.000 Km dalla Terra, la Luna è il nostro unico satellite naturale, che dalla sua nascita, risalente a circa 4.5 miliardi di anni fa, ci fa compagnia nel nostro periodico viaggio attorno al Sole.

L’ipotesi più accreditata che ne spiega la formazione, vede la Luna nascere in seguito ad un colossale impatto cosmico, avvenuto pochi milioni di anni dopo la formazione del Sistema Solare, quando si pensa che la Terra si sia scontrata con un corpo celeste delle dimensioni di Marte, rilasciando nell’orbita terrestre una quantità sufficiente di materiale da permetterne l’origine.

Nonostante la Luna sia essenziale alla vita sulla Terra, permettendo l’esistenza delle stagioni, delle maree e fungendo da bersaglio per gli asteroidi che spesso “ruba” alla Terra, è sempre stata considerata un luogo arido e incompatibile con la vita, nonché poco propenso ad ospitare esseri umani sulla sua superficie per periodi prolungati.

La scoperta effettuata dalla NASA il 26 Ottobre di quest’anno, però, cambia radicalmente la concezione che avevamo della nostra fedele compagna di avventure.
Grazie al telescopio SOFIA, un osservatorio volante posizionato all’interno di un Boeing 747, gli scienziati hanno scoperto molecole d’acqua nella Regolite lunare (circa 340 g/m3) all’interno del cratere Clavius, totalmente esposto al Sole, dove si pensava impossibile trovare anche solo tracce della tanto ricercata molecola.

Questa scoperta è entusiasmante per tre motivi.
Il primo è che per l’ennesima volta l’Universo è stato capace di stupirci, rivelandosi ancora più complesso e vario di quanto pensassimo.
Il secondo è che abbiamo scoperto molecole d’acqua dove pensavamo non potessero esistere, aumentando considerevolmente la possibilità che l’Universo sia più idoneo alla vita di quanto ci aspettassimo.
Il terzo riguarda invece l’esplorazione del nostro satellite, su cui è previsto il ritorno di esseri umani grazie alle missioni ARTEMIS nei prossimi decenni, che, grazie a questa scoperta, saranno forse in grado di estrarre l’acqua direttamente dalla superficie lunare senza la necessità di doverne portare ingenti quantità dalla Terra.

02/11/2020

E’ lunedì: suona la sveglia, mi alzo, mi faccio un caffè altrimenti non mi sveglio, mi lavo, mi vesto, poi in ufficio mi prendo una pausa e mi fumo sigaretta, altrimenti non mi riesco a rilassare, più tardi in giornata mi prendo un altro caffè per tenermi attivo. Poi alle 18 ho un aperitivo e mi prendo una bevanda alcolica altrimenti non mi diverto con gli amici, torno a casa e per riposarmi e tranquillizzarmi mi bevo una camomilla, guardo un po’ di TV ma ho mal di testa e non riesco a dormire, quindi mi prendo un Oki così passa il dolore.

Durante la giornata dunque la maggior parte di noi assume varie sostanze che creano dipendenza:
-nel caffè c’è la caffeina, sostanza che se assunta in grandi quantità (circa 80 tazzine di caffè) può indurre palpitazioni, allucinazioni.
-nelle si*****te c’è la nicotina, sostanza che se assunta in grandi quantità (circa 30/40 si*****te) può causare vomito, diarrea, paralisi respiratoria.
-l’alcol inoltre è una sostanza che se assunta in quantità non idonee è causa di numerose patologie al sistema nervoso, circolatorio, e patologie del fegato. Inoltre determina uno stato d’ebbrezza che è causa di incidenti stradali e violenze.
-la camomilla può causare agitazione e irritabilità.
-nell’Oki invece è presente il ketoprofene, che se sovradosato può causare sanguinamento gastrointestinale.

Bene, le cause così lette sembrano drastiche, ma cos’è che non fa morire la gente tutti i giorni? Il dosaggio. Le persone di norma assumono un paio di tazzine di caffè, si fumano qualche sigaretta, si bevono un bicchiere di qualsiasi bevanda alcolica, si somministrano la quantità indicata di un medicinale. Eppure queste sostanze perfettamente legali sono in cima alla classifica per tasso di dipendenza e pericolosità fra varie sostanze psicoattive:
per esempio l’alcol, su una classifica di 20 sostanze è classificata al 5° posto, il tabacco al 9°. Sostanze che invece sono illegali come la ma*****na, L*D, M**A, funghetti allucinogeni, sono classificati ben al di sotto. Dunque: IL PROBLEMA NON E’ LA SOSTANZA MA IL DOSAGGIO.

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