Micro Pedagogia

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28/05/2026

Stasera ho scoperto una piccola magia.

Il mio bimbo, che tra pochi giorni compirà 4 mesi, era agitato: gli occhi stanchi, il corpo irrequieto e non riusciva ad addormentarsi.

Allora ho preso una mussola di cotone e ho iniziato a sfiorarlo lentamente lungo tutto il corpo: le manine, le braccia, il pancino, le gambe, il viso.

Piano piano il respiro si è fatto più profondo, i movimenti più lenti, il suo corpo si è abbandonato alla calma, fino ad addormentarsi.

La tenerezza di quel momento ha una spiegazione scientifica: nei primi mesi di vita il sistema nervoso del bambino è ancora immaturo e la capacità di calmarsi da solo è limitata. Per farlo, ha bisogno di noi adulti che, attraverso la voce, il contatto e la nostra presenza, gli prestiamo la nostra calma finché, poco alla volta, imparerà a costruire la propria. Si chiama co-regolazione.

Stasera, il tocco dolce e ritmico della mussola ha attivato particolari recettori della pelle che hanno inviato al cervello segnali di sicurezza e benessere, favorendo il rilassamento e, di conseguenza, l’addormentamento.

Attraverso il contatto, comunichiamo al bambino che è al sicuro, e lui, sentendosi accolto, contenuto e compreso, puó finalmente lasciarsi andare al sonno.

La magia di stasera ha un nome: si chiama relazione genitore-figlio ❤️

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12/04/2026

“Mi sento inadeguata come madre. Forse sto creando cattive abitudini…”

Così scrive una mamma di un bambino di due mesi.
Ma quali sono queste “cattive abitudini”?
Tiene spesso il bambino in braccio, lo allatta al seno tutte le volte che il bambino lo richiede, dormono insieme nel lettone.

Dal punto di vista pedagogico e neuroscientifico, così facendo si corre davvero il rischio di viziarli?

Risposta secca: No!
Prima dei 6 mesi non si vizia nessuno perché il bambino non ha ancora la maturità neurologica per sviluppare vere abitudini comportamentali.
Dopo i 6 mesi, non è comunque “vizio”, ma sono abitudini che si costruiscono dentro una relazione.

A due mesi il contatto, il seno non sono “errori educativi”, ma strumenti attraverso cui il bambino impara a regolarsi, e via via costruisce la base della sua futura autonomia.

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