Dott. Emilio Maggio

Dott. Emilio Maggio

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01/05/2021

QUANDO SIAMO COSTRETTI A RIMANERE FERMI

“Le cose non accadono per caso..”

Quante volte ho sentito dire questa frase? E quante volte l’ho detta io?

Eppure, nella sua semplicità, queste sei parole messe in fila tradiscono tanti contenuti, apparentemente celati dietro.
Pensieri, emozioni, riflessioni..

Certo, a volte può sembrare un modo per riempire un silenzio dopo aver compreso come cambiano le cose. Eppure un senso esiste sempre dietre quelle parole non dette.

Perché il silenzio parla. Così come ogni cosa necessita del suo opposto per essere compresa appieno.

Allora, allo stesso modo, fermarmi mi regala un’opportunità: quella di riflettere su come mi stavo muovendo e su quanto sono direttamente coinvolto in ciò che faccio e che mi circonda.

E non parlo solo di pandemia. Parliamo di innamoramento, di vacanze, di fare la fila ad uno sportello.

Tutti momenti di interruzione dalla routine, in fondo.

Non tutte le volte, però, si apre questa finestra, quella che permette di rifiatare, o meglio, di destarsi dal torpore della quotidianità. Un torpore necessario alla sopravvivenza, sia chiaro. Ma quando accade, decidendo di investire sul confronto e significazione del passato (prossimo e remoto) di questa vita, è un risveglio che porta alla scoperta (o meglio: riscoperta) della storia in cui già si era, della quale tuttavia non ci si rendeva conto veramente.

Non un’illuminazione divina e definitiva, ma un frammento, che pone le basi per un nuovo agire più consapevole, perché frutto di quel “passare attraverso” che lo sforzo di elaborazione produce. La raccolta di una semina continua ed automatica, in cui io sono contemporaneamente terreno fertile e coltivatore.

E questo nuovo agire, per effetto domino, produce un cambio di prospettiva nel modo di raccontare, e raccontarsi, la propria storia che consente, a sua volta, di dare sempre maggiore spessore alla complessità di una vita di cui possiamo soltanto anelare una ricostruzione parziale di vissuti, gli stessi che, inesorabilmente, ci sfuggono nella loro vivida completezza e concretezza.

Alla fine la più grande conquista è, forse, nel prendersi la responsabilità del montaggio finale di questo film esistenziale (perché, presto o tardi, viene a galla uno dei più grandi segreti di Pulcinella: il “non decido tutto io”).

L’esperienza, dice Jedlowski, è forse rappresentativa di un principio che consente a ciascuno (attraverso il prendersi o viversi diversamente il tempo che si ha per se stessi) di uscire da quella posizione di schiavitù inconsapevole, tramite la possibilità di ridefinirsi e ridefinire la realtà e gli scopi che muovono il proprio agire attraverso nuovi significati, stagliati come un orizzonte che spinge a muoversi senza mai essere raggiunto.

Quindi, chiudendo il cerchio: quando siamo costretti a rimanere fermi la cosa migliore da fare è dedicare del tempo per noi?

Non è obbligatorio, ma vale la pensa pensarci, ogni tanto.

Buon primo maggio a tutti.

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