Davide Rufino - Zoologo
11/05/2026
BANDITE COCCOLE E MANIPOLAZIONI!
Un errore frequente quanto comprensibile, quando ci si approccia ad animali selvatici, è quello di lasciarsi andare a manifestazioni di affetto e trasporto che sfociano in un contatto fisico diretto e prolungato. Questo perché moltissimi animali, in particolare i più giovani, suscitano inevitabilmente empatia: se questo porta moltissime persone a prelevarli impropriamente dal loro habitat naturale -problema già affrontato in un altro articolo- induce a commettere altri errori di gestione anche dopo il prelievo. A parziale discolpa di costoro, va detto che ci vogliono davvero tanta esperienza, fermezza e conoscenza del selvatico in questione per gestirlo correttamente e al meglio, evitandogli così stress inutili: in certi casi, per un profano che cerca semplicemente di fare del suo meglio e in buona fede, può essere davvero molto difficile resistere alla “tentazione” di incappare in svarioni grossolani che possono comportare in alcuni casi conseguenze anche molto gravi per l’animale in questione.
Ferma restando la questione imprinting con relativa e malsana confidenza nei confronti dell’umano, argomento da trattare a parte, bisogna tenere bene a mente un concetto chiaro ma -a quanto sembra- difficile da comprendere per alcuni: non stiamo avendo a che fare con animali domestici. Cani e gatti sono animali selezionati per vivere con noi, abituati al contatto prolungato col compagno umano e dunque abituati a carezze, coccole ed effusioni. Gli animali domestici, pur con le dovute limitazioni (anche in questi casi ci sono limiti da non superare), arrivano talvolta a cercare l’interazione e sono confortati dalla presenza del padrone. Ebbene, quando si ha a che fare coi selvatici, è tutto un altro campionato. Dal loro punto di vista, l’uomo è un nemico da evitare: in molti casi viene visto come un predatore, in altri semplicemente come un elemento di disturbo o una presenza sgradita da cui prendere le distanze. Ecco perché, se le carezze sono elargite sicuramente in buona fede e col chiaro intento di trasmettere benessere e rassicurazioni, dal punto di vista dell’animale in questione le carezze e le coccole possono significare terrore puro. Di conseguenza, spesso si assiste a persone amorevoli che accarezzano un selvatico in difficoltà, che trema immobile e impaurito palesando stress ai massimi livelli. Accade soprattutto con i mammiferi, specie se giovanissimi: in quest’ultimo caso è alto il rischio di renderli confidenti con l’uomo, conseguenza da evitare a ogni costo, ma nel caso di animali adulti questo comportamento errato nei loro confronti provoca tachicardia, iperventilazione e malessere. Questi animali possono arrivare a sentirsi predati e perduti, in casi limite possono avere anche ripercussioni emotive talmente pesanti da portarli a una morte precoce.
Le “prede pure” sono i più soggetti a queste situazioni, in primis i caprioli: quando un esemplare è in difficoltà, chi lo soccorre finisce spesso per accarezzarlo con le migliori intenzioni. L’animale, dal canto suo, palesa sguardo sgranato e finisce per avere vere e proprie crisi di panico che possono sfociare anche in uno stato di immobilità: quest’ultimo spesso viene interpretato come tranquillità (“Visto? Ho tranquillizzato Bambi!”) ma in realtà è un meccanismo di difesa attivato dallo stress eccessivo e che può compromettere seriamente la salute a lungo termine dell’animale. Altri animali, se manipolati a scopo di rassicurazione, possono comunque avere reazioni pericolose nei confronti dell'aspirante soccorritore: ghiri e scoiattoli, se tenuti in mano, possono assestare morsi dannosi, potenti e precisi. Carnivori come faine, martore e puzzole possono reagire alla paura derivante dal contatto e dalle carezze aggredendo il soccorritore. Volpi e tassi, se impauriti e impossibilitati a muoversi, possono reagire attaccando chi si avvicina e infliggere gravissime ferite con un singolo morso. Altri animali, come piccoli uccelli e pipistrelli, sono talmente delicati che possono essere inavvertitamente danneggiati essi stessi da chi cerca di maneggiarli. E quando si parla di uccelli, anche i rapaci possono infliggere beccate e artigliate dolorose se afferrati impropriamente da un profano.
La regola generale dev’essere quella di non manipolare mai più del dovuto un selvatico: sarebbe preferibile che se ne occupasse personale esperto, a meno che non si tratti di soggetti semplici da maneggiare e far perve**re a un CRAS come piccoli uccelli o ricci. Ma soprattutto, siano sempre bandite coccole e manipolazioni: se un selvatico dev’essere necessariamente trattenuto alcune ore prima del conferimento a un centro autorizzato, deve tassativamente essere lasciato tranquillo e manipolato il meno possibile. Movimenti lenti e tranquilli per spaventarlo il meno possibile. Per lo stallo temporaneo sarebbe preferibile una scatola di cartone arieggiata ma chiusa, o un trasportino coperto da un lenzuolo in modo che l’animale possa restare al buio, in silenzio e tranquillo in attesa di soccorso. Il contatto fisico deve esserci solo se e quando strettamente necessario.
Ricordate: quelle che dal nostro punto di vista sono carezze di benevolenza, empatia e rassicurazione, dal loro punto di vista sono stress e terrore. E se le carezze nei confronti di una meraviglia della natura possono restituire a noi un senso di piacere e di benessere, per loro possono significare solo un pessimo quarto d’ora a temere per la propria vita in un coccoloso preludio di predazione.
10/05/2026
Non mi occupo di animali domestici, il mio cuore e la mia mente appartengono ai selvatici.
Ma quanto sta accadendo coi cani è lo specchio di un paese incivile, senza cultura, senza empatia, senza regole e senza rispetto per il mondo naturale e per il prossimo. È anarchia.
Beninteso, questo è solo uno dei tantissimi problemi di questo paese e una delle tantissime mancanze di rispetto nei confronti della natura. Tuttavia, la considero una vera e propria stortura (quasi) collettiva, ennesima espressione italiana di prepotenza, menefottismo e prevaricazione.
Ieri, vista la bella giornata e qualche ora libera, decido di fare ciò che faccio ogni volta che posso: una bella passeggiata nel bosco a godermi in silenzio religioso fioriture, farfalle, canti degli uccelli, fresco degli alberi. Mi inoltro sul sentiero, giulivo e discreto. Lungo il mio (breve) giro, ho contato 12 cani. Di questi 12 cani, 12 erano liberi. E solo tre di questi (letteralmente un quarto del totale) erano nelle vicinanze dei padroni. Uno, solo uno, camminava diligentemente a fianco del proprietario. Ma era comunque senza guinzaglio. Gli altri erano a decine di metri dai proprietari. Li ho visti vagare tra gli alberi, alcuni correvano latrando, mi sono chiesto dove fossero i suddetti padroni. Poi, solo dopo un po’, i presunti padroni apparivano. Belli tranquilli, ridevano e scherzavano tra di loro totalmente incuranti di ciò che poteva fare il loro cane a 50 metri di distanza.
Esasperato, sono uscito dal sentiero per inoltrarmi in una radura, e dopo un po’ mi sono trovato un grosso cane che mi fissava a pochi metri. Restava immobile e non se ne andava. Per fortuna, da una decina di metri è spuntata quella deficiente della padrona che ha iniziato a chiamarlo. Ma lui non si spostava. Alla quinta volta che lo ha chiamato, gridando come un’ossessa, il “migliore amico dell’uomo” (un c***o, aggiungo io) si è degnato di andarsene.
Mi sono girate le p***e, ma non posso trasformare ogni passeggiata in un bosco in una continua litigata coi proprietari di cani allo sbaraglio. Che peraltro rispondono, si incazzano pure, come se avessero ragione. Il tutto per dirti che alla fine fanno come vogliono loro.
E così, come quasi ogni volta che vado in un bosco, la passeggiata nella natura è diventata un doversi guardare dai cani liberi e un dover stare attento a come mi muovo. A dover sperare che un cane non decida di venirmi ad annusare la sacca scrotale, perché non saprei come gestire la situazione, magari mi agiterei, o cercando di scacciarlo rischierei pure un morso. Perché a me i cani non piacciono, e ne ho pure paura.
Sì, ne ho paura. E allora? Non si può più avere diritto di avere paura di qualcosa? Conosco bene gli animali selvatici, con loro sono a mio agio. Ma i cani sono confidenti, si avvicinano, percepiscono il mio disagio, chissà come potrebbero reagire. Ma guai, ogni volta che ho detto al padroncino di turno di riprendersi il suo cane - magari anche bello grosso - che mi fissava a due metri di distanza mi sono sempre e regolarmente sentito rispondere che “tranquillo, è buono”. E sticazzi, tutti i cani sono “buoni” prima della prima volta che decidono di non esserlo. Evidentemente, tutti i cani protagonisti di attacchi e aggressioni (circa 70.000 casi ogni anno solo in Italia) erano “buoni”. Chissà cosa gli è preso, poi. Magari hanno scoperto di essere cani e non bambini, come tendono a considerarli i loro padroni dalle ristrette facoltà cognitive.
Come me tante altre persone. Persone con cani al guinzaglio che hanno subito attacchi da parte di cani liberi.
Persone che hanno diritto di aver paura di un cane libero, o di sentirsi a disagio in presenza di un cane senza controllo.
Ma questo, per certe persone, conta?
C’è gente che quando vede un cane deve letteralmente tuffarcisi sopra gridando in falsetto anche se non lo ha mai visto prima, mancando così di rispetto alla distanza del cane stesso e rischiando pure una reazione da parte sua, ma oggi la gente è così: stupida. Manca anche l’educazione al rispetto e all’approccio al cane stesso, che ormai è considerato alla stregua di un ibrido peluche-bambino-giocattolo grazie alla propaganda innescata dal business. Cani sempre amici, cani sempre eroi, cani sempre buoni, onnipresenti, protagonisti di film, libri, cartoni animati. “Gli manca la parola”, “sono meglio delle persone”. Poi i cani ti mandano all’ospedale perché il proprietario è un co****ne, talvolta il co****ne sei tu che scopri con sorpresa che il cane è un animale. Ma quello è un altro discorso, e non è ciò di cui mi occupo.
Di un guinzaglio nemmeno l’ombra.
Oggetto sconosciuto, perché se senti lorsignori padroncini il guinzaglio è uno strumento di tortura con cui i poveri “canniolini” vengono insalamati e privati della sacrosanta libertà, spingendoli a stress, frustrazione, depressione. Ma no, facciamoli imperversare liberi, questi poveri canniolini. Dopotutto Serra, orfano del suo cane - che ha “dimenticato” di tutelare per poi dare la colpa al solito lupo cattivo -, noto naturalista e scienziato da social media, lo ha detto: i cani sono “corridori da prato e da foresta”. Vorrai mica tenerli sotto controllo? Sono spiriti liberi, loro. Poi, il resto del mondo non esiste mica. Fauna selvatica, persone, altri cani.
Intendiamoci: non dico certo che un cane debba restare sempre chiuso in casa. Anche loro hanno bisogno di muoversi, ci mancherebbe. Ma devono farlo sotto controllo di un padrone responsabile. Che prati e boschi, dalla pianura alla montagna, debbano ve**re presi d’assalto da una legione di cani liberi, lo trovo aberrante e inconcepibile. Eppure è ciò che succede, ogni giorno.
Il cane non è un animale selvatico. È un animale domestico, frutto di selezione dell’uomo. Ad oggi è considerabile un vero e proprio prodotto dell’uomo. In natura il cane non esiste(va). In natura c’era solo il tanto vituperato lupo. Ma non sono qui a disquisire di come dal lupo siamo arrivati al cane.
Un cane libero “corridore di prati e boschi” (grazie Serra per continuare a illuminarci) comporta:
- Enormi rischi per la fauna e per l’ecosistema in generale, con gli animali selvatici che possono ve**re predati dal cane stesso (sì, molti cani ne sono tranquillamente in grado) o in ogni caso inseguiti, stressati, molestati, distolti da importanti attività come foraggiamento, riproduzione, allevamento della prole. In primavera il problema è ancora più grave, ci sono le nascite e il bosco si riempie di pulli e cuccioli. Un giovane mammifero in pronazione (cervidi, lepri) può ve**re aggredito, ucciso, prelevato, compromesso per sempre. Questo ai padroncini dei cani va bene?
- Enormi rischi per il cane stesso, perché se il cane va a spaccare i marroni a una vipera – che viveva la sua vita e si faceva i fatti suoi – poi può pagarla cara. Se il cane vaga libero per un territorio occupato da lupi, è molto probabile una reazione di difesa territoriale da parte di questi ultimi. E quasi sempre il cane finisce a brandelli. Ma a reagire aggressivamente alla presenza del cane possono essere anche delle specie-preda, come i cinghiali. poi, chiaramente, per qualcuno è sempre colpa del selvatico eh. Mica dei padroncini minus habentes. Ah, dimenticavo: i cani possono anche perdersi, magari finendo per morire di fame, di sete, di caldo, di freddo. Poi è inutile impestare la rete di annunci con foto.
- Enormi rischi per altri cani. Perché se due cani si incontrano non è mica detto che si stringano la mano. Se un proprietario responsabile (ebbene sembra che alcuni esistano ancora) porta a spasso il cane con guinzaglio, come è giusto fare, per vedersi arrivare di corsa il molossoide da 40 kg che gli spezza in due il suo? Quello è giusto? Cosa può fare per fermare la furia del “canniolino libero” e proteggere il suo? A pagare dunque sono anche i cani altrui. Questo va bene?
- Enormi rischi per le persone, e qui le statistiche parlano non chiaro, ma chiarissimo. Solo in Italia, ogni anno, decine di migliaia di aggressioni. Gente mandata all’ospedale, deturpata, sfregiata, traumatizzata, resa invalida, che porta poi per tutta la vita i segni (esteriori e interiori) dell’aggressione. Gente che finisce all’obitorio. Questo va bene? Ah, dimenticavo, il problema è il lupo…quello che si fa i cazzi suoi ma si prende le colpe dei cani. O meglio, le colpe dei proprietari dei cani.
In questo paese ognuno continua a fare quello che gli pare. Non c’è rispetto per niente e per nessuno. Il cane non è un “colpevole”, il cane è semplicemente uno degli strumenti con cui molte persone esprimono il proprio menefottismo nei confronti del mondo. E spesso sono vittime anch’essi di gente totalmente inconsapevole e di proprietari che non sono capaci/non hanno voglia di gestirli responsabilmente. Questo accade quando un essere vivente diventa una moda, una mania, un’ossessione morbosa, infine un business planetario.
Vado spessissimo nel bosco. Ci sono andato anche di notte, da solo, per vedere le lucciole, sentire i richiami dei rapaci notturni, ammirare le stelle, percepire intorno a me la vita che si muove nel buio. Ho incontrato di tutto, mi sono anche trovato in mezzo a gruppi di cinghiali. Ma non ho mai e poi mai avuto paura. E non avrei paura nemmeno dei lupi, se li vedessi.
Dei cani liberi, dei cani che hanno un co****ne per padrone, di quelli eccome se ho paura.
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