Gruppo RnS Betania

Gruppo RnS Betania

Condividi

04/01/2024

“E i due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù”. Sono i discepoli di Giovanni Battista che sentendo parlare Giovanni cominciano a seguire Gesù. Lasciano Giovanni per prendere più sul serio Gesù. Avviene la stessa cosa nelle diverse esperienze di fede? I nostri movimenti, le nostre appartenenze ecclesiali, le nostre parrocchie, i nostri sacerdoti, le nostre consacrate sono disposti ad essere lasciati affinchè Gesù venga preso ancora più sul serio? Oppure come capita spesso pensiamo di essere gli unici garanti del rapporto con Cristo? Mi capita sovente di avere a che fare con tante persone che vivono i più svariati carismi all’interno della Chiesa. Tante volte sento ragionare queste persone allo stesso modo di come si ragiona nella sette: “solo noi abbiamo la verità. Gli altri non hanno capito nulla. Se te ne vai Dio ti abbandonerà, nessuno ti aiuterà, sarai solo”. E magari tutto questo ben farcito di citazioni bibliche e storie di santi appositamente tagliate nei punti più utili per rafforzare questa tesi. La Chiesa non è una setta e non deve generare sette. E l’unico antidoto per non essere setta è lasciare che le persone crescano fino al punto di non avere più bisogno di noi perché hanno trovato finalmente un modo di vivere Cristo in maniera piena e senza per forza tutti gli aiuti passati. In questo senso ci sono momenti nella vita in cui una buona guida spirituale è essenziale, altri in cui l’aiuto è più rado e non si ha più per forza la necessità di vedersi o parlare come accadeva nel passato. Non è finita una relazione di bene, si è solo trasformata, è cresciuta. Sono certo che i discepoli di Giovanni saranno stati grati a lui per tutta la vita e non avranno mai pensato di avergli fatto torto perché alla fine hanno deciso di lasciarlo per prendere ancora più sul serio Gesù.

31/12/2023

Qual è l’unica cosa di cui ha bisogno il Figlio di Dio per diventare ciò che è chiamato ad essere, cioè il Messia? La liturgia di oggi risponde a questa domanda: Gesù ha bisogno solo di una cosa: una famiglia. Ecco perché Gesù, Giuseppe e Maria non sono solo le statue principali del nostro presepe ma il messaggio più chiaro che il Vangelo ci dà. Gesù non ha bisogno di super poteri, angeli che lo servano, scorciatoie che gli permettano di viaggiare nello spazio e nel tempo, ha solo bisogno di quel circuito significativo di relazioni che è la famiglia. Averne una fa la differenza, a non averne se ne avverte un grande peso. Ma essere famiglia non significa avere la rassicurazione che tutto andrà bene. Simeone lo dice chiaramente a Maria: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori». Amare significa anche esporre il proprio cuore alla vulnerabilità. Una famiglia è sana quando sa essere famiglia non solo nel bene ma anche nel male che accade. Si è famiglia quando si può contare gli uni sugli altri. Quando ci si può perdere come avverrà a Gesù dodicenne, e quando ci si ritrova. Quando si capisce tutto dell’altro e quando invece si rimane confusi. La famiglia di Nazareth è santa non perché ideale ma perché reale. Sono persone reali che si vogliono bene in maniera reale. E amare è sempre provare ad amare ogni giorno. In questa domenica il Vangelo vuole solo ricordarci che non c’è stagione della nostra vita in cui non si abbia bisogno di qualcuno. Si ha sempre bisogno di famiglia. A volte è quella del sangue, altre volte è quella che il Signore ci dona provvidenzialmente, ma si può vivere solo a patto di avere una rete di relazioni che umanizzano la nostra esistenza. In questo senso ognuno di noi è sempre figlio, sempre fratello, sorella, padre e madre.

24/12/2023

A poche ore dal Natale, la liturgia della IV domenica d’Avvento ci fa ascoltare di nuovo l’annunciazione a Maria. È un’insistenza opportuna perché tutto ha avuto inizio lì. Sarà per questo che la tradizione cristiana nei secoli ha voluto mantenere questa memoria almeno tre volte al giorno, a mattino, a mezzogiorno e a sera. Proprio per questo suonano le campane che ci ricordano di pregare la preghiera dell’Angelus, la memoria di questo inizio che ha cambiato la storia. Tre volte al giorno dobbiamo ricordarci che il Verbo si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi. Sarebbe bello quindi che questa triplice memoria giornaliera segua lo schema della parole dell’angelo a Maria: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
Innanzitutto dobbiamo fare memoria della gioia: siamo nati per la gioia, non per il dolore, e anche se la nostra vita sembra smentire questa nostra vocazione primordiale in realtà ogni vita umana è tale perché impregnata di gioia. È la gioia di essere voluti, di non essere un errore, di non essere dei semplici sopravvissuti. Il dono della fede è il dono di sapere che Dio vuole da noi solo una cosa: rallegrarci tutti giorni della nostra vita. E ciò può accadere perché lo Spirito ci apre gli occhi per vedere le cose in una profondità che la nostra semplice intelligenza non ha.
La seconda parola che l’angelo rivolge a Maria è “piena di grazia”. Questo è il segreto di Maria. Ella può fare tutto quello che ha fatto perché è piena della grazia di Dio. Senza questa grazia Maria non avrebbe mai potuto dire il proprio si, e non avrebbe avuto la forza di arrivare fin sotto la croce ed oltre. Ognuno di noi dovrebbe procurarsi di lasciarsi riempire dalla grazia di Dio. E noi sappiamo che attraverso la vita spirituale, i sacramenti, la ca**tà gratuita e nascosta, la grazia di Dio prende possesso del nostro cuore e ci rende capaci di cose immense.
La terza parola è “il Signore è con te”. Maria non è sola. Essere soli è l’inferno, e invece Maria può contare sulla compagnia di Dio. Ciascuno di noi non è solo, anche quando si sente solo. La memoria di questa compagnia è l’esorcismo più potente contro ogni inferno che possiamo vivere.
Gioia, grazia e compagnia sono allora le tre cose che ci preparano al Natale imminente. È infatti Lui la vera gioia, è Lui il dispensatore di ogni grazia, è Lui l’Emmanuele, cioè il Dio con noi.

Vuoi che la tua luogo di culto sia il Luogo Di Culto più quotato a Genova?
Clicca qui per richiedere la tua inserzione sponsorizzata.

Sito Web

Indirizzo


Don Giovanni Verità, 19
Genova
16158

Orario di apertura

20:30 - 22:00