Florenaissance
22/03/2026
C'è un ché di monotono nella cromia di questa splendida tavola di Cimabue esposta alla Galleria degli Uffizi. Questa cromia un po' monotona è dovuta colori consunti e alteratisi nel tempo. Ed è un vero peccato: perché una delle caratteristiche che avevano reso famoso Cimabue era proprio la sua pennellata, fatta di sottilissimi filamenti verticali eseguiti in punta di pennello. Una tecnica che unita a una nuova capacità di osservazione della realtà gli permette di staccarsi nettamente dal panorama uniforme della pittura d'ispirazione bizantina.
Anche riguardo alla datazione sussistono molti dubbi tra coloro che ne farebbero un'opera della fine degli anni '70 e coloro che come il professor Bellosi la ritengono invece un' opera della piena maturità dell'artista, eseguita verso il 1295.
Come spesso mi succede, le teorie del Bellosi mi sembrano le più convincenti.
12/03/2026
Le due foto riprendono lo stesso luogo: siamo all'ingresso del giardino di Palazzo Guinigi, a Lucca.
Cambia solo la stagione: la prima foto risale alla fine di agosto dell'anno passato. La seconda l'ho fatta invece all'inizio di febbraio di quest'anno.
10/03/2026
Un ciclo di lezioni di storia dell'arte con i signori Sergio e Beatriz.
Felici entrambi per il corso. Eccoli qui con me davanti a Santa Croce.
05/03/2026
IO LA CHIAMO LA CRIPTA DELLE MERAVIGLIE, anche se in realtà è probabile che non sia nemmeno una cripta. E' un ambiente al di sotto del pavimento della cattedrale senese. Un ambiente che fu completamente ricoperto di affreschi e che poi, per ragioni che ignoriamo, fu chiuso, sigillato e inutilizzato fino alla sua riscoperta avvenuta meno di trenta anni fa.
Ma chi sono gli autori di quegli stupendi affreschi probabilmente eseguiti verso la fine degli anni '70 del XIII secolo? Guido di Graziano? Dietisalvi di Speme? Guido da Siena? Rinaldo da Siena? E' davvero riconoscibile o almeno ipotizzabile anche la mano di un acerbo ma già promettente Duccio? E questi artisti si erano formati dopo aver visto Cimabue oppure avevano visto all'opera il fiorentino Coppo di Marcovaldo che proprio a Siena aveva lavorato per un tempo per potersi riscattare dopo che era stato fatto prigioniero a Montaperti?
Come mi piacerebbe poter chieder lumi al compianto professor Bellosi che ha praticamente risuscitato quegli artisti sepolti dal tempo e dalla oblio.
Di certo la presenza di Nicola Pisano e della sua scuola (con il figlio Giovanni e Arnolfo di Cambio) ebbe un'influenza straordinaria su tanti pittori (Giotto in primis), ma anche alcuni orafi particolarmente talentuosi come Guccio di Mannaia, Pace di Valentino e Andrea di Jacopo d'Ognabene seppero trar profitto dalla presenza del grande artista pugliese naturalizzato pisano...
Secondo me uno studio accurato di questi affreschi potrebbe riscrivere i nostri manuali di storia dell'arte medievale.
01/03/2026
Il post di oggi ci porta fuori dai consueti limiti regionali toscani: ci recheremo infatti a Montefiascone, per parlare della chiesa di San Flaviano. Si tratta di una chiesa che a caratteri comuni con altre chiese che si trovano anche in Toscana. San Flaviano è infatti sorta lungo quella che è spesso chiamata la più grande autostrada del medioevo: la Via Francigena. Era una strada che iniziava da Canterbury per poi attraversare la Francia e l'Italia fino a Roma.
La Via Francigena risultò determinante per lo sviluppo di alcune città che la lambivano o, come nel caso di Lucca e Siena, la attraversavano. Fu lungo la Francigena che prosperarono alcuni monasteri con splendide chiese, penso ad esempio a Sant'Antimo o anche Abbadia Isola. Luoghi che oggi vediamo talora isolati, quasi immersi in un mistico silenzio, ma che un tempo pullulavano di attività, di vita, di pellegrini, monaci, mercanti... E tale dovette essere anche Montefiascone.
La chiesa di San Flaviano fu iniziata nel 1032 per poi essere successivamente rimaneggiata e ristrutturata fino al XV secolo, quando venne ad assumere l'attuale aspetto gotico-romanico.
In realtà si tratta di due chiese sovrapposte, orientate in senso opposto l'una rispetto all'altra. Quella inferiore, inferiore è a tre navate e tre absidi.
Di particolare interesse sono le decorazioni dei capitelli che sormontano le colonne, tutte decorate con foglie di acanto, motivi ornamentali e scene figurate da leggersi in chiave simbolica. Ed è una lettura spesso ardua, soprattutto per coloro, che come me non hanno una specifica competenza in questo settore. Non è tuttavia difficile, anche per un profano, apprezzarne l'eleganza grafica altamente decorativa o in certi casi l'espressività dei volti.
Curioso quel capitello che vede un uomo che si tiene la barba sopra cui si trova una strana iscrizione che tradotta in italiano suona come: "Voi che guardate la vostra chiesa osservate la barba / sono il custode dell'aula scolpito per beffare gli stolti".
Risulta interessante notare come i rilievi denotino la mano di un qualche ignoto artista che doveva avere una certa familiarità con i maestri lombardi, forse si trattava di un lombardo stesso. Niente di strano, visto che altri artisti come Guido da Como e Guidetto avevano già lavorato in diversi luoghi della Toscana, soprattutto a Lucca. Aggiungiamoci pure quello straordinario maestro pirenaico noto come "Maestro di Cabestany" che ritroviamo attivo a Sant'Antimo. E' la riprova che in luoghi come Montefiascone, attraversati o anche sfiorati da quella grande arteria di comunicazione che era la Via Francigena, dovevano necessariamente affluire, oltre a pellegrini, mercanti e viaggiatori a diverso titolo, anche forti personalità della cultura, che ci parlano di come quei secoli che definiamo talvolta frettolosamente come "bui", furono in realtà spesso squarciati di splendide pagine di arte, fede e cultura. Come a Montefiascone.
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