Alis.Studio
14/10/2024
Moda e calcio: ogni riferimento di dubbio gusto è puramente casuale.
Il totocalcio della compravendita dei direttori creativi é iniziato, come succede ormai da molte stagioni a fine stagione. Chi mai si sarebbe aspettato che la similitudine tra il calcio e la moda arrivasse da una pratica così antica. Cambio il re per cambiare il decorso dei fattacci della mia città, come del mio brand o della mia squadra. Sembra che cambiare allenatore possa far vincere una squadra, ma quello che é successo a Ranieri con il Cagliari non si ripete facilmente perché l'amore non si compra e la dimostrazione è che la scelta dei direttori dei giochi, sia nel campo che sulle passerelle, assomiglia più ad un gioco di scambi di fidanzati e fidanzate dello stesso gruppo. Insomma di amore non si parla e i meccanismi adolescenziali di scelta sembrano legati piú alla convenienza che all'emozione. Cosí si perde tutto, ma trovo che ci sia una riflessione da fare sulla somiglianza di due categorie popolari che si muovono in termini aziendali più che emozionali. Forse ci si dimentica qual'é il target. Noi umani, abbiamo bisogno di sogni prima dei soldi, abbiamo bisogno di appartenenza non semplicemente di uguaglianza, avremo bisogno di qualità non di fast fashion. Abbiamo bisogno di nuovi allenatori che quelli vecchi con l'upcycling non sanno bene dove mettere le mani, lasciamo ai giovani la possibilità di ricucire e riassemblare il mondo nuovo con il passato che li abbiamo lasciato.
07/08/2024
Scusate. Troppo tardi, troppa estate e troppo già autunno inoltrato per alcuni, ma. Ma. Ma ho tempo ora e mi guardo New Look, su Apple. L'anima venduta al diavolo è un palliativo quando si realizza una serie "storica romanzata" , non abbiamo neppure lontanamente idea quanto sia dannoso riportare "fatti realmente accaduti" quando sono romanzati, cioé falsi. Creano falsi miti, false informazioni, falsi nemici. É tutto molto, molto lontano da fatti realmente accaduti. É una serie: dentro c'è crime, games of throne ( si addirittura ) e poi Monsieur Dior é un altro. Proprio diverso, come se noi tutti assomigliassimo a Monica o Brad, perfetti, seppur sbagliati: belli. "Sopravviveremo a una guerra e dunque anche a questo" ripetuto più volte in tutta la serie, ma p***a paletta ladra! Chanel é sempre in difficoltà,, ogni cosa non è al suo posto e dialoghi sono aberranti, chi ha scritto questa serie si deve vergognare di avere il potere di confondere con il gossip una storiografia immaginata che di moda non parla e neppure dei suoi fautori, per comprendere quello che é successo durante e dopo la guerra. In termini del vestire. Lasciamo la moda alla verità, che è già stata abbastanza depraudata e incompresa nella sua complessità, non avevamo proprio bisogno di questo racconto per creare miti che già esistono. L'unica nota positiva è che finalmente parlano di Mademoiselle Chanel come una collaboratrice nazista. Nessuno ne parla MAI. Poi, come ho appena detto , lo sviluppo é una ca**ta, ma se avete letto il libro di Avedon della DeAgostini del 2000, c'è una parte della sua bio che riguarda Coco. Veritiera. Questa serie é una serie. Non mi lamento. Bravi e corrotti. Belle le serie e piú belli i libri. Mischiamo i talenti, và, che a guardare e basta ci dimentichiamo di leggere. Di parlare. Di capire. Di avere curiosità sulle cose che vediamo.. Ci dimentichiamo perfino di cosa é vero o romanzato, instagrammato, "serializzato". Le serie NON SONO LA STORIA VERA. Che novità. Ahimè, alcuni le prendono per informazione, alcuni prendono queste serie per verità. Speriamo che dicendo che sono delle cagate ben fatte, chi le guarda non pensi di essere INFORMATO.
11/04/2024
É uscito il mio primo podcast, fatto insieme a e prodotto da
É un dialogo a due voci che racconterà alcuni aspetti del design sardo in 6 episodi.
Spero che vi piaccia, io mi sono molto molto divertita ✨💫 grazie a che l'ha reso possibile e .mariacarrozza._
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