Emanuela Megli
13/05/2026
C’è una parola che spesso usiamo con diffidenza: narcisismo. La associamo a vanità ed egocentrismo, ma esiste una forma sana e necessaria, fatta di piacere e misura. È il piacere di lavorare, di riconoscersi nel proprio ruolo, di presentarsi bene. Non è ostentazione, ma rispetto per sé e per gli altri. Nel lavoro, questo lato distingue chi esegue da chi costruisce presenza: dà energia, sicurezza, identità. Ma non basta. Il piacere può diventare un limite se porta a evitare fatica, errore e confronto. Eppure, è proprio lì che avviene la crescita. Le parti meno gratificanti — responsabilità, incertezza, compiti difficili — non si aggirano: si attraversano. Il piacere accende, ma è l’impegno che forma. Restare quando l’entusiasmo cala, continuare senza riconoscimento, migliorarsi accettando il limite: è questo che costruisce valore. Un narcisismo sano non evita la fatica, la sostiene. Non cerca perfezione immediata, ma crescita nel tempo. Non si tratta di scegliere tra piacere e sacrificio: il primo dà identità, il secondo profondità. E ciò che davvero conta non è apparire impeccabili, ma esserci. Anche quando è difficile.
12/05/2026
Abbiamo realizzato una serata dedicata al di nella in collaborazione con il Forum delle Associazioni Famigliari della Puglia, sulla tradizione di genere e l’ Ringraziamo presidente della commissione parità di genere del , ospite e partner dell’incontro, il Pugliese, e .
Grazie ad M74 Solution che ha ospitato l’evento!
26/04/2026
Oggi sul quotidiano Cartaceo La Gazzetta del Mezzogiorno a pag. 44.
“Festeggiamo il 25 Aprile, anche se la libertà resta una scelta quotidiana.”
La libertà è, prima di tutto, una conquista personale. Non nasce come un dato acquisito, ma come un processo che prende forma nel riconoscimento dell’alterità: l’altro da sé, con le sue differenze, i suoi valori, le sue visioni. È proprio in questo riconoscimento che si radica il bisogno di una convivenza pacifica. E, nelle società più evolute, l’apertura alla diversità non è soltanto un esercizio etico, ma diventa un potente motore di generatività a somma positiva: amplia lo sguardo, moltiplica le possibilità, arricchisce il futuro.
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25/04/2026
La libertà non è solo una conquista collettiva.
È una scelta che inizia da sé.
Il 25 aprile ci ricorda che nessuno può liberarci davvero se non ci sentiamo, prima di tutto, persone libere.
Libere da giudizi, pregiudizi, condizionamenti, ruoli imposti.
Soprattutto quando questi diventano forme sottili di violenza psicologica, spesso invisibile, ma reale.
Restare libere e liberi significa darsi il permesso di pensare in modo critico, uscire dagli schemi, allenare uno sguardo nuovo.
Significa ascoltarsi: nelle emozioni, nel corpo, nelle intuizioni più profonde.
È da lì che nasce la consapevolezza.
Ed è lì che inizia la vera emancipazione.
Essere liberi è anche esercitare l’assertività: dire ciò che si è, senza paura.
Costruire relazioni sane, a partire dal dialogo con sé stessi.
Perché la libertà non è solitudine.
È rispetto, equilibrio, presenza.
Oggi celebriamo la Liberazione, ricordando che ogni passo verso la parità di genere passa anche da qui:
dalla libertà interiore di essere, senza violenza, senza paura.
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