Isabella Ratti Style Coaching & Consulting
24/04/2025
Nel mondo dell’intrattenimento visivo, poche serie hanno saputo influenzare l’immaginario del potere professionale quanto Suits. Ambientata nel cuore pulsante di Manhattan, la serie originale è diventata un’ode al power dressing classico: completi su misura, silhouette strutturate e un’estetica formale che non lascia spazio all’interpretazione. Con il debutto di Suits: L.A., spin-off ambientato sulla costa opposta, assistiamo a una trasformazione culturale e stilistica che va ben oltre il guardaroba. È un cambio di paradigma: il potere non si mostra più, si racconta. E si veste in modo diverso.
🏷️ In un’epoca in cui immagine e contenuto sono inscindibili, il modo in cui ci presentiamo diventa parte integrante della nostra identità professionale. La lezione di Suits: L.A. è chiara: oggi, più che mai, il personal branding non è una strategia superficiale, ma una competenza chiave. Investire nel proprio stile, nel linguaggio visivo, nella coerenza tra valori e presenza, significa costruire fiducia, riconoscibilità e autorevolezza.
🏷️ Non si tratta di apparire perfetti, ma autentici. Il guardaroba è solo uno degli strumenti con cui raccontare la propria leadership, i propri obiettivi, la propria visione. E quando ogni dettaglio comunica in modo coerente – dal tono di voce ai colori che scegliamo – il nostro messaggio arriva più chiaro, più forte, più lontano.
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✔️ Cognitive dressing: vestirsi per influenzare
✔️ La teoria dei tre colori: quando la palette fa il personaggio
✔️ La psicologia della moda: il potere come linguaggio emotivo
✔️ Il power dressing: da corazza a espressione personale
Suits LA Trailer “Welcome to the West Coast” | NBC Welcome to the West Coast! The all-new legal drama, Suits LA, stars Stephen Amell, Lex Scott Davis, Josh McDermitt and Bryan Greenberg. Premieres February 23...
18/04/2025
Non è solo una questione di capelli. Il Recession Blonde, quel biondo morbido, naturale e a bassa manutenzione che sta spopolando tra saloni e social, è il riflesso di un tempo in cui anche l’estetica si adatta al contesto economico e sociale. Non è un colore: è un messaggio. Un modo per dire “sto qui, resisto, ma con intelligenza”.
🏷️ Il parallelo viene spontaneo con il celebre red lipstick effect: nei periodi di crisi, le vendite di rossetti rossi aumentano. Un piccolo gesto, un lusso accessibile che restituisce controllo e sicurezza, anche solo allo specchio. Ma il Recession Blonde è diverso: è strategia, non impatto. È mantenersi curate senza l’obbligo di essere impeccabili. È comfort, durata, sobrietà — e proprio per questo, forza.
🏷️ Nell’epoca dell’immagine, il nostro aspetto è parte integrante della comunicazione. Il personal branding visivo non è solo estetica, ma strategia: costruire un’immagine coerente, riconoscibile, che parli prima ancora che apriamo bocca. Il Recession Blonde è un alleato perfetto: trasmette stabilità, cura, equilibrio. È il beauty look della leader, della creativa, della donna che sa chi è, anche quando il mondo intorno vacilla.
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09/04/2025
il Museo del Louvre ha aperto le sue porte all’Haute Couture con la mostra temporanea Louvre Couture, un viaggio straordinario che esplora il legame profondo tra arte e moda.
🏷️ Louvre Couture celebra la moda non solo come espressione estetica, ma come narrazione visiva che dialoga con il passato per reinventare il futuro.
🏷️ Oltre 60 creazioni firmate da maison leggendarie come Dior, Chanel e Balenciaga si intrecciano con capolavori del museo, creando un dialogo visivo e culturale senza tempo.
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08/04/2025
Dietro ogni sfumatura di colore si nasconde un’emozione, una storia da raccontare. “The Residence”, la serie che ha conquistato gli spettatori con il suo intreccio avvincente, il colore non è solo estetica, ma anima e voce di ogni personaggio. La psicologia del colore si fonde magistralmente con l’arte del costume design, creando un linguaggio silenzioso capace di esprimere sentimenti che le parole non riescono a raccontare.
🏷️ Ogni tonalità, ogni tessuto scelto per i protagonisti non è casuale, ma frutto di un’intuizione profonda che guida lo spettatore attraverso sfumature di mistero, passione, conflitti e desideri inespressi. Entrare nell’universo cromatico di “The Residence” significa immergersi in un viaggio emozionale che svela i segreti più nascosti dell’animo umano, raccontati attraverso l’armonia sapiente dei colori e la sensibilità del costume design.
🏷️ L’investigatrice Cordelia Cupp, interpretata da Uzo Aduba, rappresenta l’esempio più evidente dell’applicazione del “dopamine dressing” nella serie, un concetto che associa l’abbigliamento al benessere emotivo e che si basa sulla teoria che colori vivaci e design particolari possano stimolare la produzione di dopamina, il neurotrasmettitore legato al piacere e alla motivazione.
🏷️ Gli outfit di Cordelia, caratterizzati da tonalità accese e abbinamenti audaci, non sono meramente decorativi, ma comunicano determinazione, eccentricità e sicurezza. Questo approccio cromatico la distingue nettamente dagli altri personaggi, sfidando le convenzioni del classico abbigliamento investigativo, tradizionalmente più sobrio e neutro.
✔️ Il suo stile diventa così manifestazione visiva di una personalità forte, pragmatica e brillante, con un approccio unico alle indagini e alla vita.
28/03/2025
Il power dressing va ben oltre la semplice eleganza o l’aderenza ai codici di abbigliamento aziendali: rappresenta un linguaggio non verbale sofisticato e strategico. In un ambiente lavorativo, dove le prime impressioni si formano in pochi secondi, i colori, i tagli e i materiali che scegliamo comunicano informazioni cruciali sulla nostra professio
🏷️ La scienza ha dato un nome a quella sensazione di trasformazione che proviamo indossando determinati capi: “enclothed cognition“. Si tratta di un fenomeno psicologico, documentato da numerosi studi, che dimostra come l’abbigliamento influenzi concretamente i nostri processi cognitivi e comportamentali.
✔️Ricerche condotte presso la Northwestern University – basate a loro volta su “Enclothed cognition” condotto da Hajo Adam e Adam D. Galinsky nel 2021 – hanno rivelato che indossare un camice da laboratorio, associato mentalmente alla precisione e all’attenzione scientifica, migliorava significativamente le prestazioni dei partecipanti in compiti che richiedevano concentrazione.
🏷️ Il meccanismo è sorprendentemente profondo: quando indossiamo un capo al quale attribuiamo simbolicamente determinate qualità, tendiamo inconsciamente ad adottare i comportamenti e le attitudini associate a quel simbolo. In ambito aziendale, questo si traduce in prestazioni tangibilmente superiori quando il team adotta un abbigliamento che evoca professionalità e competenza.
🏷️ La giacca strutturata non è solo un elemento estetico, ma diventa un attivatore di comportamenti assertivi e decisionali; le scarpe eleganti non sono solo un complemento, ma un innesco di portamento più sicuro e presenza più autorevole nello spazio professionale.
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10/03/2025
Per cominciare a capire il fenomeno Twiggy tocca riportare indietro l’orologio indietro fino alla prima metà degli anni ‘60 ed immaginare di entrare in un reparto femminile di un negozio di Londra e non trovarci vestiti disegnati apposta per adolescenti.
🏷️ Nel gennaio del ‘66 la Swinging London era ai suoi albori. L’Inghilterra si prepara ad ospitare i mondiali di calcio, i Beatles fanno già svenire le f***e di giovanissime ovunque atterrino. Il Daily Express vende 6 milioni di copie al giorno in tutto il mondo quando pubblica un articolo intitolato semplicemente:
“Twiggy il volto del 66: la ragazzina cockney con il volto per lanciare migliaia di forme ed ha solo 16 anni!”
🏷️ Nelle tre foto allegate, non particolarmente belle, è ritratta una ragazzina quasi senza forme, uno scricciolo alto appena di 1,68, soprannominata Stick o Twigs, Stecchino, dal fidanzato per l’eccessiva magrezza e per le ciglia finte che si disegna con l’eye liner per imitare gli occhi del gatto ragdoll che ha in casa, rinominata Twiggy. I capelli sono la negazione delle vaporose messe in piega cotonate. Un taglio da maschio. O da f***etto. Pixie. In appena un mese quella stessa ragazzina avrebbe posato per Vogue e nel giro di un anno sarebbe stata assalita da fan e fotografi all’aeroporto di New York.
🏷️ Lo racconta in un attesissimo documentario uscito il 7 di marzo in Inghilterra ed Irlanda, Sadie Frost ex modella ed attrice.
Come ha fatto una ragazzina di Neasden, quartiere a Nord Ovest di Londra a diventare un fenomeno mondiale nel giro di un mese, una vera e propria icona pop ed il simbolo di un’epoca intera. Come ha fatto anche a non far mai appassire, a cinquant’anni di distanza, dopo una lunga carriera in tutti gli ambiti dello spettacolo, quella suggestione iniziale di figura fragile, con occhioni da Bambi rivolta ad un mondo decisamente crudele.
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