LEANDRO BARSOTTI

LEANDRO BARSOTTI

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22/06/2026

"Caro Vito, ho saputo che non stai bene. Ti auguro di guarire presto. Ti penso, un abbraccio. Leandro".
E' il messaggio che gli ho scritto venerdì, senza risposta.
Tornato dal mare mi avevano detto che Vito era stato ricoverato per un problema al cuore, non credevo se ne andasse così in fretta. E' morto ieri Vito Monaco, aveva 81 anni.
Era un professore d'italiano che aveva lasciato la scuola per dedicarsi al giornalismo televisivo. Mi ha sempre voluto bene, sin da quella prima volta che mi chiese di andare nella sua trasmissione per parlare delle mie canzoni: trent'anni fa.

Vito era sempre elegante, educato, gentile, rispettoso. Più di recente, nei suoi show televisivi, capitava si inalberasse contro la politica: ma era un'arrabbiatura più di facciata che di sostanza: perchè Vito in fondo era un uomo buono, aveva sempre una visione positiva delle cose, era capace di uscire dalla porta di Canale Italia per accoglierti, e soffermarsi un attimo a guardare il cielo per dire: che bella giornata. Anche se intorno c'era il traffico, l'industria, i camion e il grigio del Nordest. Che bella giornata diceva Vito.

Quanto gli piaceva la musica. Quante volte mi diceva vieni in tv da me che chiacchieriamo di sanremo, delle hit estive, delle canzoni di natale, e insomma io alla fine non ci andavo quasi mai, ma era comunque un modo per sentirci al telefono.

L'ultima volta che sono stato nel suo salotto tv era per presentare il mio romanzo. Mi disse che era felice per gli ascolti, per come le persone lo seguivano. Io pensavo: arrivarci a ottant'anni con quella freschezza mentale, quella gioia di vivere, quell'eleganza.

E' morto ieri Vito, e mi dispiace tanto. Come ogni volta che perdiamo qualcuno che abbiamo incrociato tanto nella vita. Se ne va un'anima che aveva l'indole di comunicare, di raccontare, di ascoltare gli altri, di vivere il dibattito tra le persone, senza escludere nessun pensiero. Se ne va Vito, ma non la sua energia. Quella rimane, in una forma nuova, a rinnovare ciò che abbiamo intorno a noi, questo mondo che cambia tutto ma mantiene sempre qualcosa.

Un abbraccio Vito, l'ultimo virtuale abbraccio prima di chissà.
L.

Canale Italia

19/06/2026

"È morto Igor Protti".
Leggo la notizia al bar del centro.
Protti, il bomber che a Livorno è diventato qualcosa di più di un calciatore: un'appartenenza. E Livorno, per me, è anche un pezzo di dna, la città di mio padre, la città dove ho passati tante estati vicino allo stadio dell'Ardenza, lo stadio di Igor.

Un anno. È il tempo che ha avuto contro un tumore al colon che se l'è preso un pezzo alla volta.
Luglio 2025: la diagnosi, l'intervento, la prima chemio.
Settembre 2025: il tumore arriva alle vertebre. Comincia la radioterapia.
Maggio 2026: l'ultima uscita pubblica. Protti accompagna sua figlia Noemi all'altare. Il passo incerto. E scrive: "Coltivate ogni giorno il vostro Amore!"
Un padre che usa le ultime forze per portare la figlia all'altare, e le ultime parole pubbliche per augurarle l'amore. C'è tutto, lì dentro.
Aveva 58 anni.

Prima di lasciarci, ha scritto un messaggio per la sua famiglia: "Questo splendido viaggio, come ogni partita, è arrivato al fischio finale." E poi, il ringraziamento a chi l'ha amato, ai tifosi di ogni maglia indossata. E infine: "Sperando che sia un arrivederci e non un addio."
È la frase che ci portiamo tutti dentro, in fondo, quando perdiamo qualcuno. Non vogliamo credere che sia un punto fermo. Vogliamo credere che da qualche parte, in qualche forma, quell'energia che ci ha mosso fin qui non si spenga semplicemente, che sia ancora energia in un'altra forma. Che torni a esserci, anche se non sappiamo dire come. Ma un modo ci sarà. Non un addio a tutto, ma un arrivederci a tutto ciò che è stato amore.
L.

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