Europride 2027
25/06/2026
«Meglio morto che gay.» Sono le parole che, secondo quanto emerso dopo l’omocidio/femminicidio di Camaiore, Michelangelo Andreoni aveva riportato sui social nel 2022. A pronunciarle, suo padre.
Oggi quel post assume un significato devastante.
Siamo profondamente colpitə dalla triste notizia, e partecipiamo con commozione al lutto che ha colpito le persone vicine a Michelangelo e Kety Andreoni. Una vicenda che non può non obbligarci ad alcune riflessioni.
Quando un uomo arriva a credere di poter decidere della vita di moglie e figliə, non siamo davanti a una tragedia imprevedibile.
Siamo davanti al fallimento di una cultura che per secoli ha legittimato il modello del padre-padrone, del controllo, del possesso, dell'autorità assoluta dentro la famiglia.
La violenza non nasce all'improvviso.
Nasce dall'idea che alcune persone abbiano il diritto di comandare e altre il dovere di obbedire.
Nasce dalla misoginia.
Nasce dall'omolesbobitransafobia.
Nasce dalla cultura del possesso.
E quando questi meccanismi non vengono scardinati, possono trasformarsi in tragedie.
Abbiamo bisogno di strumenti di prevenzione efficaci.
Serve l'educazione sessuoaffettiva nelle scuole.
Serve educare al consenso, al rispetto delle differenze, all'autodeterminazione.
Serve insegnare che nessuna persona appartiene a nessun'altra.
E a questo servono anche i Pride.
I Pride sono spazi politici e culturali che contrastano l'odio, gli stereotipi di genere e la discriminazione.
Sono luoghi in cui si afferma che ogni persona ha diritto a vivere liberamente la propria identità e il proprio orientamento.
Prevenire significa cambiare la cultura. Limitarsi a intervenire dopo una violenza significa arrivare troppo tardi.
Le leggi sono necessarie.
E proprio sulle leggi l'Italia deve fare di più.
Servono norme più efficaci contro il femminicidio (che esiste, anche se qualcuno si ostina a dire il contrario)
Serve una legge contro i crimini d'odio che protegga davvero tutte le persone discriminate, comprese le persone LGBTQIA+.
Serve una piena cultura del consenso, riconosciuta anche dalle leggi che puniscono la violenza sessuale.
Ogni volta che una persona ridicolizza l'educazione sessuoaffettiva, attacca i Pride, minimizza l'omolesbobitransafobia e la violenza di genere, in quel momento sta giustificando e sostenendo la cultura della violenza. Non sta esprimendo un'opinione, non sta partecipando a un dibattito: sta contribuendo a spargere male nel mondo.
Dobbiamo cambiare questa cultura.
È già troppo tardi.
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