Iader Fabbri
“Mio padre è diabetico e in ospedale gli servono fette biscottate, marmellata e tè zuccherato.”
E la domanda che ci ha fatto un ascoltatore durante la diretta della domenica:
ha davvero senso nel 2026 parlare ancora così poco di carico glicemico e di come gestire praticamente il proprio piatto?
Per anni il diabete è stato gestito quasi esclusivamente come una malattia da controllare con i farmaci e qualche protocollo pre stampato.
Questo ad oggi non ha portato successo, ma alimentazione, qualità dei pasti e risposta glicemica dovrebbero avere un ruolo centrale.
Perché una colazione del genere:
- sazia poco
- alza rapidamente la glicemia
- crea fame dopo poche ore
- non aiuta il controllo metabolico
Da oltre 20 anni nel mio lavoro mi occupo di glicemia, e osservo una cosa molto semplice:
quando aumenti equilibrio, proteine e sazietà, cambia completamente tutto dagli esami matici alla gestione della complicanza.
Non serve estremizzare, serve aiutare le persone nell'atto pratico più facile che abbiamo, il mangiare.
Perché la prevenzione e la gestione metabolica iniziano soprattutto da un vassoio ospedaliero.
Tu cosa ne pensi? Hai mai visto situazioni simili negli ospedali? Scrivilo nei commenti.
I bambini non nascono chiedendo zucchero.
Non nascono desiderando merendine, snack o bibite.
Mangiano quello che conoscono.
Scelgono quello che gli viene proposto.
Normalizzano ciò che vedono ogni giorno.
Il loro gusto si costruisce nel tempo.
Attraverso l’ambiente.
Le abitudini.
L’esempio degli adulti.
Eppure oggi, nell’era dei social, sembra che ogni scelta alimentare di un bambino debba essere esposta, commentata e giudicata.
Da una parte c’è chi trasforma il “cibo sano” in una gara alla perfezione.
Dall’altra chi normalizza qualsiasi eccesso “perché tanto sono bambini”.
Un bambino cresciuto conoscendo frutta, verdura, sapori naturali e pasti equilibrati, tenderà a considerarli normali.
Così come considererà normali gli alimenti con cui cresce ogni giorno.
Il punto non è proibire.
Non è creare paura del cibo.
Ma capire che il rapporto con l’alimentazione nasce molto prima della consapevolezza: nasce dalla familiarità.
E quello che un bambino impara oggi, molto spesso, se lo porterà dietro anche domani.
Secondo te oggi stiamo davvero educando i bambini al cibo… o stiamo solo riempiendo i social di opinioni?
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